mercoledì 11 febbraio 2015

Taken 3: Capitolo finale (speriamo…)


“Bessonate” il termine (semi) tecnico con cui possiamo etichettare molti Action movie, quasi tutti usciti per la Europacorp. A loro modo questi film hanno un'unità di intenti che potremmo riassumere con Luc Besson che afferma: "Vorrei tanto dirigere io questo film, ma non ho voglia e tempo perché devo fare il prossimo film sui “Minimei”, quindi scelgo anonimi registi tamarri dai nomi buffi per fare film fotocopia".
Il capostipite di questo filone è sicuramente stato “Taken”, in questo strambo Paese a forma di scarpa intitolato “Io ti troverò”, così è più facile venderlo come film per famiglie da pomeriggio di Canale 5.
La particolarità principale del primo film della serie, era sicuramente la presenza di un attore atipico per questo genere: Liam Neeson.

L'Irlandese da combattimento, una di quelle facce che mi fa piacere ritrovare in un film, dai tempi di quel capolavorone che era “Darkman” (magari un giorno ne parliamo…), si è riscoperto adatto a ruoli differenti rispetto al solito. Ditemi cosa volete, ma penso che lo spilungone si sia buttato anima e corpo nel lavoro, anche per superare la prematura morte della moglie Natasha Richardson (se non l’avete già fatto, andate di corsa a recuperare “The Grey”, per quanto mi riguarda, giustifico il cambio di registro delle piccole scelte da Neeson anche solo per aver regalato al mondo quel filmone).


Nessun Call Center chiama a casa Neeson all'ora di cena
Ecco, “Taken” purtroppo non ha mai potuto contare su chissà quali letture di secondo livello, è sempre stato una cafonata d’azione, molto bacchettona nei contenuti e talmente scema da non rischiare di passare (troppo) per film fascista. Il sequel è riuscito a mandare a rotoli quel poco di buono che era possibile trovare nel primo film. Di “Taken 2” ricordo molto bene solo la scena delle bombe a mano: Liam Neeson suggerisce alla figlia di far esplodere delle bombe a mano nel centro di Istanbul, in modo che lui possa trovarla, basandosi sul rumore delle esplosioni, che poi sarebbe come dire: vai ad un concerto con un tuo amico, vi separate… Inizia il lancio di granate a casaccio, così possiamo capire quanto lontano dal palco ci troviamo…

Malgrado granate e Bessonate, l’action movie occidentale ha trovato un nuovo filone nel quale attori non proprio di primo pelo, si riscoprono eroi dell’azione. Se ad Oriente l’Action diventa sempre più pericoloso e ipercinetico (ogni riferimento a “The Raid” è puramente voluto), l’Occidente si affida all’immobilismo dei propri attori: Keanu Reeves diventa il monolitico protettore dei cagnolini noto come John Wick. Liam Neeson sconfigge il male minacciando i terroristi di turno usando solo il telefono, ma l’apice è l’ottimo “The Equalizer”, in cui l’azione e la violenza del vendicatore Denzel Washington avviene quasi sempre off-screen.

“Taken 3” non inventa nulla di nuovo, si incastra perfettamente in questo filone. Il film nato per essere l’ultimo della serie (visto l’andamento della qualità speriamo che lo sia davvero), fa tutte le scelte facili. Come a dire, ok noi il film lo facciamo, ma con il minimo della fatica.


"Lo faccio per te, questo film è così brutto che è meglio che tu non lo veda"
Se i primi due capitoli almeno tentavano di sembrare Action all’Americana, ambientati fuori dagli Stati Uniti (Parigi nel primo capitolo e la Turchia nel secondo) qui la storia va in scena a Los Angeles, in modo che Liam Neeson dopo la scene possa tornare a casina sua in bus.

Alla regia ritroviamo Oliver Megaton (vi giuro, si chiama davvero così!), regista cagnaccio innamorato delle stesse tre inquadrature utilizzate a ripetizione: montaggi di campi e controcampi tanto frenetici da costringervi ad utilizzare il Travelgum per tenere a bada la nausea, una capacità innata di incasinare anche le scene base dell’Action (due tipi che si menano) dandoci dentro con primi piani a capocchia e colonna sonora sparata fortissima.

Sapete qual è il marchio di fabbrica di Oliver Megaton? La panoramiche sulle città: dopo Parigi e Istanbul, è la volta della città degli angeli. Dovesse uscire dalle grazie di Luc Besson, ha un futuro garantito come regista di documentari della Lonely Planet. Anzi, in questo film in particolare, la regia di Megaton, risulta ancora più laccata del solito, evidentemente la vicinanza con Hollywood gli ha fatto male.

Il regista impegnato durante le difficili fasi di montaggio del film
Quindi, ricapitolando, un parente e caso preso di mira scatena la vendetta del monolitico Liam Neeson. Applicato allo schema ormai classico di “Taken”, c’è l’atmosfera da ultimo giorno di scuola, di quelli che sanno che tanto non ci sarà un “Taken 4” quindi facciamolo, ma con il minimo dello sbattimento, con l’ausilio dell’elenco puntato, vado a spiegare, seguono moderati SPOILER, ma se avete visto i primi film della serie difficilmente resterete stupiti:

Chi viene rapito questa volta?
Sorpresa… Nessuno!
Si perché era troppo difficile mettere su un'altra scena di rapimento, quindi questa volta, facciamo che far fuori direttamente la ex moglie del protagonista: Famke Janssen, compare due minuti, incassa l’assegno, ci dà il pretesto per far cominciare l’azione, e lascia il set.

Il film lancia messaggi bacchettoni?
La tradizione di “Taken” è rispettata in pieno. Il primo film era un inno alla verginità femminile da proteggere (se necessario con le armi), il secondo una velata critica all’indipendenza femminile (divorzi da tuo marito? Fai pure, ma stai sicura che ti fidanzerai con qualcuno di ancora più stronzo).

Questo terzo capitolo non è da meno: l’ex moglie, Famke Janssen, fa in tempo a dare un bacino a Liam Neeson, per poi essere ammazzata da quel manigoldo del suo attuale fidanzato. In compenso, la figlia ribelle scopre di essere incinta, papà Liam la salverà lo stesso, ma le cose tra loro saranno appianate solo quando la bionda figliola dichiarerà al padre la volontà di sposarsi e di dare alla bambina il nome delle madre defunta. Ovviamente nessuno si pone il minimo problema sul fatto che il nascituro potrebbe essere un maschio. Vi ho raccontato troppi dettagli della trama? Tranquilli, c’è il punto successivo…

Il film si fa prendere dal complesso “Non avrò una trama troppo stringata”?
Assolutamente! Besson ha il complesso di dover risultare autoriale a tutti i costi (si è visto con quella porcheria di “Lucy”), quindi a metà film incasina la storia, cercando di farci provare empatia per il cattivo, il tutto per introdurre nuovi personaggi, ancora più cattivi di lui. Certo, mi sembra ovvio che lo spettatore sentirà stringersi il cuore di fronte ad un miliardario che ha truffato il sistema al fine di guadagnare ancora più soldi. Per fortuna ci pensa Besson a proteggere la categoria.

I cattivi sono clichè di terroristi appartenenti ad una minoranza etnica?
“That’s a Bingo!” (CIT.)
Russi tatuatissimi, votati alla morte, incuranti di tutto e tutti, anche di affrontare una sparatoria in mutande. Per altro, l’attore scelto come sicario Russo, è uguale identico al mio ex professore di Diritto, però con AK47 e slip bianco. Un immagine davvero disturbante…


"Dammi la pistola!", "Si ma tu rimettiti i pantaloni"
La polizia cerca di ostacolare il protagonista?
Ovvio che sì, pensate che Liam Neeson (al telefono off course) dice al detective di turno che solo lui può risolvere il caso: non mettetevi in mezzo! Il poliziotto in questione è un altro cinquantenne sempre pronto ad un ruolo facile e con trascorsi in film impegnati: Forest Whitaker, uno che riesce nell’impresa di essere ancora più monolitico di Liam Neeson, a sua volta improbabile eroe d’azione in quel capolavoro di “Ghost Dog”, film che consiglio a tutti DOPO aver visto “Taken 3”, giusto per fare pace con il cinema.

In compenso tra Neeson e Whitaker finisce tutto a tarallucci e vino, il detective gli dice una cosa tipo: "Dovrei sbatterti in galera per aver violato il nostro database, ma chiuderò un occhio." (vi giuro che il dialogo è davvero così!).


Liam Neeson telefona a qualcuno?

Sembra quasi di vedere quella vecchia pubblicità delle Telecom con Massimo Lopez, Liam è SEMPRE al telefono e fa quasi tutto con il cellulare, compreso inviare informazioni copiate dal database della polizia alla velocità della luce, altroché voi dilettanti che state sempre a lamentarvi quando non funziona WhatsApp!


"No non disturbi, sto solo ammazzando due tipi dimmi pure..."
Il protagonista fa tutto da solo?
Non proprio, siccome la filosofia della pellicola è “Facciamo tutto, ma nel modo più comodo e veloce possibile”, il protagonista viene aiutato da una banda di ex colleghi Hacker, che vivono in una base segreta che si trova tipo ehm… Nelle fogne. Ogni svolta di trama è risolta con un Mambo Jumbo informatico che apre tutte le porte e rintraccia tutte le telefonate.

Nel film troviamo il momento padre-figlia?
Eh come no? A metà film, nel mezzo della fuga, Liam e sua figlia “Shannon di LOST” si trovano nel bagno dell’università (ehm…) lei gli confessa di essere incinta e lui? Sviene seduto sul cesso.
Poi siccome è un duro dice che è per via di un calo di zuccheri (giuro, voi non mi credete ma i dialoghi sono DAVVERO così!) e lei gli dà un pezzo di cioccolato, vi rendete conto, il cioccolato!!! Che teneri…

Il regista vuole essere preso sul serio?
Terribilmente! Tra una scena montata freneticamente e l’altra, Oliver Megaton cerca di fare il grosso dirigendo una scena di inseguimento in autostrada con un container che si ribalta su se stesso 473 volte, il tutto in pessima CG.

Cosa mi dici del PG-13?
Il PG-13 è l’unico avversario che nemmeno Liam “Telecom” Neeson riesce a far fuori.
Le poche scene di lotta che vedono protagonista Neeson (non proprio un campione del mondo di fluidità nei movimenti) staccano scientificamente un secondo prima che il pugno colpisca l’avversario. Ma la scena in cui il PG-13 impone la sua esistenza è lo scontro con il russo, senza entrare in ulteriori dettagli: un personaggio si becca una revolverata in piena faccia a bruciapelo, ovviamente lo sparo avviene off-screen, vediamo solo il cadavere a terra, senza nemmeno una singola goccia di sangue. Così le associazioni dei genitori sono felici.


Grazie al PG-13 vedrete solo questo, i vostri bambini vi ringrazieranno
Quindi alla fine i buoni vincono?
Si certo, tutto finisce come da programma: con Megaton che si spara l’ultima panoramica dall’alto su una banchina di Los Angeles e se per caso scopro che era un tentativo di citare le inquadrature finali dei film di “Dirty Harry”, a mettere mano alla pistola (e al cellulare) sarò io questa volta.

Conclusione finale:
Spero davvero che come hanno ampiamente annunciato, questo sarà l’ultimo film della serie, anche perché dopo questa pellicola, non so quanti avranno voglia di vedere “Taken 4 - Mi hanno rapito la nonna”, o “Taken 5 -  Liberate il mio giornalaio”.

2 commenti:

  1. Il mondo è bello perché è vario...e fortunatamente io "vario" molto da chi ha scritto questo articolo. Non mi stupisco affatto dell'impressionante quantità di commenti.

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    1. L’ho scritto io, ciaaaaaao ;-) Non mi sembra proprio il migliore della serie Taken, e nemmeno uno dei più riusciti del vecchio Liam, in ogni caso come potrai controllare, in questo Blog ci sono anche altri commenti ai film dell’Irlandese, quindi se hai voglia di leggerli potrai vedere che non sei il solo a “variare”, grazie per il commento ;-) Cheers!

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