domenica 10 maggio 2015

American Gods: Non è un paese per Dei


Ritengo che le grandi storie, o almeno molte di loro, possano essere riassunte in una breve frase che ne colga l’essenza, o almeno, American Gods è talmente un gran libro che persino io sono in grado di descriverlo in maniera stringata: Dove vanno gli Dei quando le persone smettono di venerarli? In America.

La mia frase non cambia il fatto che l’idea (geniale) alla base del romanzo è facilmente riassumibile, di sicuro posso anche dirvi che è davvero un gran libro!

Non mi dilungo a parlare di chi è Neil Gaiman, perché sennò trasformerei questo commento in un'ode al creatore di Sandman, vi dico solo questo: l’uomo meglio vestito della storia dei Comics, e una Testa che levati, ma levati proprio…

Shadow, il protagonista del romanzo, esce di prigione e scopre che sua moglie è morta, anzi ancora peggio, è deceduta in un incidente stradale, mentre faceva peripezie sessuali con il miglior amico del protagonista. La sua reazione è gelida, il nostro è un'ombra proprio come il suo nome: se riesci ad accettare che tua moglie muoia così, pochi giorni prima di uscire di cella, puoi accettare tutto… Shadow inzia già a cambiare tutto il suo modo di percepire il mondo.

Il ragazzone viene presto contattato da Mr. Wednesday, bislacco truffatore che pare sapere tutto di tutti. Grazie a lui scoprirà una cosa tanto semplice quanto geniale: i popoli emigrati nel Nuovo mondo, hanno portato con loro il culto dei loro Dei, ma con il tempo, le adorate divinità sono state dimenticate, in favore di dei più moderni e decisamente più tecnologici… Vi avevo avvertito o no che Gaiman aveva sfornato da quel suo testone riccioluto un altro soggetto geniale?


"Dai non dire così che poi divento rosso...".
“American Gods” è composta da una serie di capitoli, apparentemente isolati rispetto alla narrazione primaria, queste singole parti servono a descriverci la nuova vita che le ex divinità si sono costruite negli Stati Uniti, riciclandosi a fare la cose più improbabili, quasi sempre senza citare chiaramente l'identità del personaggio, ma fornendo sempre gli indizi necessari per riconoscerlo, in una caccia al tesoro molto stimolante per l'intelletto del lettore, il più difficile secondo me? La regina di Saba Bilquis.

Questi capitoli da soli, fanno di “American Gods” un capolavoro, delle costanti prove di genialità di Neil Gaiman seminate lungo tutto il romanzo. I personaggi non risultano mai macchiettistici, o schiavi della loro iconografia. Solo per fare due nomi: l’Odino e il Thor di questo romanzo, non sono quelli dei fumetti Marvel (che Gaiman conosce bene), ma sono una personale versione fornita da Neil Gaiman che rispetta le origini dei personaggi e le loro mitologie.


Quando arrivi a farti quasi accoltellare da Boe il barista, vuol dire che sei diventato qualcuno.
Non è un caso se questo romanzo è tanto blasonato e ha raccolto premi in giro per il mondo. Neil Gaiman usa tutto il suo talento e attraverso il punto di vista di Shadow, anche noi lettori scopriamo un mondo nascosto che si trova appena sotto la superficie del nostro. Lo scrittore britannico maneggia alla grande mitologie enormi, pescando a piene mani da ognuna di esse, troviamo i Leprecani Irlandesi e il Dio ragno Africano Anansi (personaggio molto caro a Gaiman, protagonista di un altro suo romanzo), ma dove butta il carico pesante è quando decide di inventarsi dei nuovi Dei, quelli tecnologici. Oppure in momenti riuscitissimi, come tutta la parte ambientata a Lakeside, in cui Gaiman dimostra tutto il suo talento nel creare personaggi molto umani immersi in situazioni realistiche.

L’uomo meglio vestito della storia dei Comica, fa un lavoro pazzesco con la moglie di Shadow, Laura, un personaggio che in teoria dovrebbe attrarre le antipatie dei lettori, ma che invece ci viene mostrato in maniera tanto complessa e sfaccettata, da risultare fondamentale nel romanzo e allo stesso tempo riuscendo a creare un rapporto unico tra i due coniugi.


Ora mi credete quando dico che è l'uomo meglio vestito della storia dei comics?
Ma è nel finale che Gaiman dà il meglio scombinando le carte: nessuno dei personaggi è quello che sembra. Senza rivelarvi nulla, vi dico solo che tutti i protagonisti caleranno la maschera. Il risultato è un libro bellissimo che ho riletto svariate volte nella mia vita, trovandolo ad ogni nuova lettura sempre più bello, intenso e di ampio respiro.

Inoltre, Neil Gaiman non perde mai il suo tocco, maneggia alla grande i sogni e gli incubi che annunciano il futuro, riempie il romanzo di creature Fantasy, qualcuna creata da lui e altre prese in prestito, ma sempre utilizzate alla grande ai fini della storia. Il buon vecchio Neil usa tutto il suo talento e la sua cultura per rimbalzare tra mitologia, leggenda, religione e Fantasy, pescando a piene mani senza alcun limite tra cultura alta e cultura bassa, il risultato è un romanzo decadente, quasi gotico, ambientato in un Paese che è andato avanti, ma che sicuramente, non è un paese per Dei.

6 commenti:

  1. Mi hai fatto venire voglia di rileggerlo.
    Libro bellissimo, quantunque non il mio preferito di Neil.
    Libro meraviglioso dal punto di vista dell"intreccio ma a livello emozionale, il mio amore incondizionato è tutto per quella fiabetta de Il Figlio Del Cimitero, che adoro.

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  2. Ti ringrazio ;-) Il figlio del cimitero mi é piaciuto molto, anche se l'ho letto solo alla sua uscita. Dovrei ripescarlo dalle mie mensole e rileggerlo. Grazie per il commento! Cheers ;-)

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  3. Ma che vergogna, ho letto solo due romanzi del buon Neil - Coraline e Stardust - ma li ricordo più per i rispettivi film che per altro. Sarà che è passato più di qualche anno, e i film li ho rivisti in tivù mentre i romanzi - che ricordo diversissimi - non li ho riletti. Tutti in lista, ma portrei dare inizio al mio recupero con questo. In realtà uno degli ultimi, L'oceano in fondo al sentiero, è quello che mi ispira di più al momento. Corto e molto favola: ne avrei bisogno. ;)

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  4. Si hanno entrambi parecchie differenze, soprattutto Coraline. L'oceano in fondo al sentiero devo ancora leggerlo anche io, appena sei nell'umore giusto per un romanzo ricordati (Che devi morire!!) di American Gods perché penso proprio che ti piacerà. Grazie per il commento! Cheers ;-)

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  5. C'è che io sono un Fondamentalista Integralista Stacanovista del Media libresco, oltretutto con predilezione decennale per la Mitopoiesi Comparata e tutto quello che ci sta dentro e intorno....senonchè ritengo che chi ha sempre dimostrato così tanto talento nella Nona art, avrebbe dovuto continuare in quella forma, rinunciando a sfornare quello che è un libro fumettico(o un fumetto libresco) privo di qualsivoglia guizzo originale per chi le cose da cui ha pescato sono familiari...Poi, percarità...IMHO

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    1. Sai che ti dico, concordo ;-) Si perché in soldoni, Gaiman è molto familiare a temi come questi, “American Gods” ha un po’ del “Nessundove” (libresco) e degli “Eterni” (fumettistici). Avrebbe potuto tranquillamente fare una serie a fumetti con protagonista Shadow, e raccogliere una serie infinita di “Bravò!” e petali di rosa lanciati insieme ai reggiseni delle groupies. Gli autori di fumetti anche bravi, spesso tornano su temi che conoscono (sto pensando al mio Garth Ennis), Gaiman passando ai romanzi è stato “nobilitato” come se essere una grande scrittore di fumetti sia qualcosa di negativo. Comunque abbraccio l’appartenzanza al tuo gruppo fondamentalista libresco (F.I.S.M.L.) :D Cheers!

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