venerdì 20 novembre 2015

Un dollaro d'onore (1959): Un classido talmente grosso da fare il giro su se stesso


Howard Hawks. John “Il Duca” Wayne. Dean Martin. Un. Dollaro. D’onore. Devo aggiungere altro?
Sì, forse solo il logo dei Classidy.


Diventa anche complicato parlare di personaggi leggendari come Hawks o il Duca, presi singolarmente sono due nomi su cui si potrebbe parlare per ore (giorni!), insieme hanno sfornato cinque film, ma questo è speciale, tutta una questione di tempismo, trama in arrivo, per quei due che non la conoscono.

In una cittadina lungo le rive del Rio Bravo (titolo originale del film), lo sceriffo John T. Chance (il Duca) è alle prese con le ripetute violenze e i crimini di un gruppo di banditi capeggiati dal ricco latifondista locale Nathan Burdette. Il già precario equilibrio della cittadina va a donnine di facilissimi costumi quando Chance, arresta per omicidio Joe Burdette (Claude Akins), fratello del riccastro, che come potete immaginare non la prende proprio benissimo.


Il Monte Rushmore composto da un uomo solo.
Lo sceriffo è la diga che impedisce che la cittadina venga sommersa dal caos e dalla violenza, ma può contare solo sull’aiuto del suo vice sceriffo alcolizzato Dude (Dean Martin che recita per la storia), un aiutante vecchio zoppo e scorbutico di nome Stumpy (il leggendario Walter Brennan), un giovane pistolero con ciuffo a banana Colorado ”Kid” Ryan (quel rockabilly di Ricky Nelson), tutto questo mentre è tentato dalla grazie di Feathers  (Angie “gambe più belle d’America” Dickinson) una guardabile giocatrice d’azzardo.
               
Minaccia, senso del dovere, giustizia, riscatto umano e sociale, la seconda possibilità, tutta roba molto americana con cui Hawks e Wayne vanno a nozze, pare che il film fu voluto dai due in risposta al finale di “Mezzogiorno di fuoco” ritenuto irrispettoso per i valori della nazione a stelle e strisce. Tra lo sceriffo monolitico e i cattivi cattivissimi, questo film ha tutto quello che avete visto in mille mila film Western, ma vi parlavo di tempismo, spiego…

“Un dollaro d’onore” è un film che fa parte di quella che mio padre definisce la fase Hippy del Duca, oh badate bene stiamo sempre parlando di quello che ha fatto un film per metterci al corrente dei pericoli di quella sigarettine piene di droga che spacciano in giro i comunisti (nel film “Marijuana” del 1952), quindi non me lo vedo proprio a rotolarsi nel fango di Woodstock. Il John Wayne di questo periodo è quello che è venuto a patti con il fatto che il suo girovita non sia più quello di una volta, quindi è pronto ad accettare ruoli che lo facciano apparire anche un po’ più umano rispetto al solito blocco di granito che ha incarnato per anni al cinema, questo non vuol dire che abbia mai sbragato (niente commediacce becere in stile l’attuale Robert De Niro per capirci), ma ruoli un po’ differenti. Senza questa scelta non lo avremmo mai visto dietro la benda di Rooster “El Grinta” Cogburn, per esempio.


Il lancio del fucile tra Ricky Nelson e John Wayne... Ogni volta mi esalto!
In questo film è circondato dal cantante Rock Ricky Nelson e da Dean Martin, che non necessita di presentazioni. Tutti sapete che Martin due cose sapeva fare nella vita: cantare canzoni e ingollare Martini, ma in questo film dimostra di saper fare anche un'altra cosa… Recitare.

Howard Hawks è un califfo assoluto, ha già visto tutte le situazioni, perché in carriera ha un numero impressionante di classici del Cinema, è talmente dritto e deciso che non ci pensa due volte a licenziare in tronco Harry Carey Jr. che risulta presente nei credits del film, ma che di fatto non si vede mai, la colpa dell’attore? Aver fatto l’errore di rivolgersi al regista chiamandolo “Howard” e non “Mr. Hawks”, giusto per darvi un'idea di che comandate poteva essere.


Troppo mito in una foto sola...
“Rio bravo” è molto incentrato sui personaggi, infatti l’azione vera e propria è quasi tutta riservata per il finale, ma pur contenendo al suo interno tante situazioni (e personaggi) tipiche del Western, Hawks pare dimostrare la volontà di contaminare il genere con elementi comici o sentimentali e John Wayne, forte del suo nuovo giropanza e di un punto di vista differente, si presta molto bene.

Quasi tutte le parti comiche vedono protagonista quel brontolone di Stumpy, Walter Brennan aveva già vinto tre Oscar come miglior attore non protagonista, quando penso ad un caratterista, come quelli che non si vedono più al cinema, io penso a Walter Brennan. Avete presente il vecchietto del West… Anche chi non ha mai visto un film con Cowboy e Indiani potrebbe descrivervi un ometto scorbutico, con la doppietta in mano, che parla con voce stridula sbisacciando… Walter Brennan, lui, ha fatto questo ruolo (e molti altri molto riusciti) in TUTTI i film, definirlo leggendario sarebbe riduttivo.


Walter "leggenda" Brennan... Se avete un cappello in testa, questo è il momento per toglierlo.
Lo sceriffo Chance è a dir poco granitico e davanti alle avance di Angie Dickinson, riesce a risultare impacciato e quasi tenero, non è un caso se Hawks apre e chiude il cerchio attorno ai due personaggi utilizzando… Della biancheria intima!
Sono i mutandoni rossi e vistosi, acquistati dal barista messicano per la sua signora, proprio in quel momento Feathers entra in scena e lo sceriffo si trova a dover gestire l’imbarazzante situazione, Wayne è bravissimo, gli basta socchiudere gli occhi e scuotere la testa, per recitare la rassegnazione di un duro che si trova in una situazione che non gli è familiare, meglio farsi sparare addosso che essere incastrato in queste situazioni amorose.

L’arco narrativo dei due personaggi si risolve sempre con della biancheria intima (quella di Feathers slanciata fuori dalla finestra) in quella che ad Ovest del “I Love you” / “I know” di Leila e Han Solo, è la più bella dichiarazione d’amore di un duro al cinema, lui gli dice che l’avrebbe arrestata per non farla partire, lei capisce che quello è il modo dello sceriffo per esprimere il suo amore (“Ti ho detto che ti avrei arrestato...”,“Significa la stessa cosa, lo sai.”).


Il romanticismo al tempo del Duca.
Ovviamente, quando c’è da fare lo sceriffo, John Wayne è un topo nel formaggio, John T. Chance è un armadio, ha sempre la parola giusta e se qualcuno si autocommisera lui è sempre pronto a ridimensionare i suoi guai, riesce ad essere allo stesso tempo un bravo capo, un buon amico, paterno con tutti i componenti della sua disastrata squadra, sempre pronto a dargli fiducia anche nei momenti peggiori, un personaggio talmente dritto che per descriverlo basta una scena, apparentemente da poco, ma eloquente. Quando Dude viene steso e gettato nell’abbeveratoi per i cavalli, prima fa fuori tutti i criminali, poi spara una fucilata da 60 metri all’ultimo degli aggressori che cerca di fuggire a cavallo e mentre sono tutti strabiliati per il suo precisissimo colpo, ti aspetteresti di sentirgli snocciolare una punch-line da duro del Cinema, invece lui se ne esce con: “Qualcuno prenda quel cavallo”, perché lo sceriffo Chance è talmente abituato a prendersi cura di tutto, che la cosa più grave per lui è che il povero animale fugga terrorizzato dal rumore degli spari. Non hai bisogno di una frase da duro quando sei un duro.

Howard Hawks dirige tutto con mano fermissima, la scena di apertura resta micidiale e modernissima, quattro minuti muti, senza un singolo dialogo: Dude e lo Sceriffo entrano nel Saloon, tutto è basato sul contrasto dal punto di vista della macchina da presa che ci mostra determinati dettagli e il punto di vista dei personaggi. In un attimo hai già capito chi sono i buoni, chi sono i cattivi, sai che Chance è una sequoia pronto ad aiutare i deboli e a maltrattare i prepotenti, in un attimo siamo già al corrente del dramma di Dude e della sua dipendenza dall’alcool. Quattro minuti. Senza dialoghi. Cinema allo stato puro.


Non credo si possa riassumere Dean Martin meglio di così.
La lungimiranza di Hawks sta nel conoscere bene il genere Western anticipandone la futura crisi, quindi invece del solito binomio buoni contro cattivi, ci mostra la storia dal punto di vista dei perdenti, tutti alla ricerca di una seconda possibilità e trova nel personaggio di Dude una prova magnifica di Dean Martin.

Il suo personaggio del film quando va bene viene chiamato da tutti Dude (l’equivalente di “Tizio”), quando va male invece tutti lo chiamano con il soprannome che gli hanno appioppato i Messicani, ovvero Borracho, non credo necessiti di traduzione (anche se nel film la scena della traduzione è presente).

Dude è alle prese con le crisi di astinenza di chi sta cercando di smettere di bere, in un dialogo particolarmente riuscito si lamenta delle sue crisi, lo Sceriffo gli dice: “Non credere di essere un individuo tutto speciale. Non le hai inventati tu le crisi d’astinenza” e Dude risponde: “Quella che ho potrei brevettarla”.


Attenti a questi due...
Il vice di Chance è lo zimbello di tutti, il gioco più divertente in città è lanciare un dollaro nella sputacchiera, per vedere se Dude lo raccoglie e lo usa per comprarsi da bere (spiegato il titolo Italiano), ogni volta che accade Dude è incastrato tra i morsi del suo corpo e lo sguardo dello sceriffo. Dean Martin che con la bottiglia aveva familiarità, recita come si recita in paradiso, la sua prova non si dimentica ed è protagonista di una delle migliori scene mai viste in un Western (e non solo).

Dopo aver cercato di ripulirsi e aver preso una batosta dagli uomini di Burdette, Dude molla, molla tutto, basta fare il vice sceriffo, basta provare a restare sobrio, le sue mani tremano troppo per fare qualunque cosa, Colorado viene nominato a sua volta vice sceriffo e per fermare i tremori viene legittimato sia da Stumpy, ma soprattutto da Chance e farsi un goccetto nel tentativo di mettere a freno ai tremori. E’ il punto più basso del personaggio, ormai nessuno crede più in lui (nemmeno Chance, che lo guarda come il padre guarda il figlio degenere), lui si porta il bicchiere alla bocca, poi si ferma e lo versa di nuovo dentro la bottiglia: “Non ne ho versata una goccia”, afferma. Come Dean Martin entrò a far parte della storia del Cinema.

Il momento esatto in cui Dean Martin entra di peso nella storia del cinema.
Anche le musiche hanno la loro importanza: per tutto il tempo in sottofondo si sente il “Deguello” (sì, lo stesso della Battaglia di Alamo) ed avendo due musicisti nel cast non manca il momento canterino, la celebre “My Rifle, My Pony and Me” avrebbe dovuto far parte di un altro film di Hawks (Fiume rosso), ma qui cantata da Dean Martin, con Ricky Nelson voce e chitarra ci sta come il cacio sui maccheroni, ve la canticchierete anche dopo i titoli di coda…


"Com'è che faceva quel pezzo orecchiabile che canticchiavi prima?".
Il film ha un unico difetto secondo me: tende a spiegare troppo. Ad esempio, dopo questa scena Dude dice che la musica che si sente gli ha ricordato delle cose e per quello la sua mano non ha tremato. A mio avviso una spiegazione superflua, bastava la scena del bicchiere (anche quella muta) per dire tutto quello che c’era da dire del personaggio. Così come la spiegazione su cosa vuol dire “Borracho”, ma sono comunque difetti da poco, si tratta di un film del 1959, non pensiate che quelli che escono oggi siano meno espositivi di questo, al massimo sono meno innovativi.

Il finale è il ribaltamento dell’assedio: per tutta la pellicola è la cittadina ad essere assediata dai criminali,qui Chance e i suoi, stanano i criminali barricati dentro una casa, guadagnandosi la vittoria (e il riscatto) a colpi di pugni, pallottole e dinamite, finale esplosivo, in tutti i sensi. Per altro, il film è talmente un classico del Cinema, da aver influenzato e fatto da esempio per miriadi di altre pellicole. C’è almeno un regista, però, che ha apprezzato questo film più degli altri, di fatto ci ha basato su un'intera filmografia modellando la sua regia (ma anche il piglio deciso) da Howard Hawks, inizia per C, finisce per Arpenter, potreste averne sentito parlare, se per caso così non fosse (anche se mi pare improbabile) ci rileggiamo da questa parti… Restate tonnati!

“Non ha nulla nello stomaco. Soltanto coraggio”. (Stumpy)

14 commenti:

  1. Dritto al cuore, Cassidy! ^_^
    È un capolavoro così grande che non ci sta in un unico schermo! Diversi anni fa un amico digitale me lo propose dicendo "Ti piacciono i film d'assedio?" Nella mia ignoranza abissale del genere western mi chiesi che c'entrasse l'assedio: lo vidi giusto per curiosità e iniziò una lunga storia d'amore, con questo e tutti gli altri grandi film d'assedio.
    questo per dire che non solo chi l'ha visto da bambino considera questo film un capolavoro, ma anche chi l'ha scoperto da adulto ;-)
    Mitico Cassidy, aspetto fiducioso quel C Arpenter di cui accennavi :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille, e grazie anche per il racconto, molto azzeccato nel rappresentare la grandezza di questo film, mi sono reso conto che non avevo ancora commentato un film con John Wayne, il primo doveva per forza essere questo ;-) Mr. C Arpenter, meglio noto come Giovanni Carpentiere é in lavorazione, ma terrá banco da questa parti a lungo ;-) Cheers!

      Elimina
  2. "Un dollaro d'onore" è uno di quei film che non ho ancora visto.
    So che dovrei, ma la voglia è pochina...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo capisco, é un film del '59, potrebbe non attirare molto, ma fai una cosa, guardati i primi 4 minuti, potresti scoprire un film ancora modernissimo ;-) Cheers!

      Elimina
  3. Io posso solo dire CAPOLAVORO. Per quello che riguarda John Wayne, sono pronto a prendermi tutte le critiche del caso, è così simbolico e evocativo dei migliori ricordi della mia infanzia da farmelo adorare a prescindere. Bell'articolo Cassidy.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Chiedo scusa, non voglio farmi pubblicità, è solo per rafforzare ciò che ho scritto qui sopra, ho dedicato un post a "Sentieri Selvaggi" dove rivediamo un altro John Wayne inedito, un primissimo tentativo di mettere in luce ciò che c'è di razzista nell'america della sua epoca.

      Elimina
    2. Ti ringrazio molto ;-) Il Duca è stato controverso come uomo e per la sua posizione politica, ma il cinema è un altra cosa, è di icone come lui ne abbiamo viste davvero poche, ancora grazie ,-) Cheers!

      Elimina
    3. Ma figurati! La vera questione è: Perchè io non ho ancora letto il tuo pezzo su "Sentieri Selvaggi"? Me lo vado a cercare, quella è un altra pietra miliare del cinema, senza ombra di dubbio ;-) Cheers!

      Elimina
    4. C'è da dire che la sua immagine pubblica di repubblicano integerrimo che le major gli appioppavano, visto che doveva rappresentare l'eroe tutto di un pezzo fosse un cowboy o un soldato, era poi in contrasto con la sua vita privata, ha avuto una famiglia multietnica, figli nati da madri ispaniche (sai che a quei tempi non erano ben visti i matrimoni misti). Un segnale di come la pensasse realmente si può notare nel film di cui fu regista: "La battaglia di Alamo". Lì pur esaltando le gesta degli eroi della guerra contro il Messico, fece pronunciare ai personaggi del film parole di elogio nei confronti del nemico, e l'unica storia d'amore rappresentata fu quella nei confronti di una messicana. A parte queste cose, a parte tutto, John Wayne è per me una leggenda.

      Elimina
    5. Visto quello che hai detto mi permetto, e scusami se non gradisci, di proporti qui il link: http://massimilianoriccardi.blogspot.it/2015/06/sentieri-selvaggi-sentieri-selvaggi.html

      Elimina
    6. Dici bene, hai riassunto una parte del Duca conosciuta ma spesso (volutamente) dimenticata, poi mi citi "La battaglia di Alamo" e ciao, non capisco più niente, filmone ;-) Cheers!

      Elimina
    7. Gradisco e ringrazio, appena ho tempo (traduzione: Prossimo viaggio in bus) me lo leggerò ;-) Cheers!

      Elimina
  4. Quando sono in macchina e mi parte "My Rifle, My Pony and Me" non posso non iniziare a cantare e mi sento come una cowgirl che cavalca verso l'orizzonte...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Massima stima per la selezione musicale da auto :-D Cheers

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...