martedì 23 febbraio 2016

Il caso Spotlight (2016): Tutti gli uomini dell'editore


Trovo che sia bellissimo (e allo stesso tempo sconfortante) il fatto che sia compito del cinema ricordare a tutti cosa dovrebbe sempre essere il giornalismo d’inchiesta. Anche solo per questa ragione, “Il caso Spotlight” merita di essere visto, se poi ci aggiungiamo anche il fatto che è un ottimo film, non so davvero perché siete ancora qui a leggere me e non in sala.

Per quei due che hanno deciso di restare, posso dire che Thomas McCarthy è uno che nella vita fa l’attore, lo sceneggiatore e il regista, non ho avuto il piacere di vedere i suoi lavori precedenti dietro la macchina da presa (“Station Agent” e “L'ospite inatteso”), più che altro me lo ricordo per alcune delle sue parti da attore in particolare nell’ultima stagione di “La più bella serie Tv della storia del mondo”, ovvero “The Wire” che, guarda caso, ha più di una caratteristica in comune con questo “Spotlight”.

Presentato fuori concorso alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia, il film scritto e diretto da Thomas McCarthy è ispirato alla vera indagine iniziata nel 2001 da alcuni giornalisti del Boston Globe, che portarono alla ribalta uno scandalo sessuale che coinvolgeva 70 preti del Massachusetts e culminò con le dimissioni dell’Arcivescovo di Boston. Le parole che vi mancano per avere il quadro completo della vicenda sono due, iniziano per P: la prima è Pulitzer, quello con cui i giornalisti vennero premiati, l’altra, è una parola orribile, ovvero pedofilia, storia vera, purtroppo…

Il primo titolo che viene in mente guardando questo film è, ovviamente, “Tutti gli uomini del Presidente”, per fortuna Thomas McCarthy non si limita ad omaggiare il film di Alan J. Pakula in alcuni passaggi, ma sforna un'opera che riesce a recuperare l’efficacia del film d'inchiesta tipici del Cinema americano degli anni ’70, il risultato è un film diretto, molto lineare nella messa in scena, con davvero pochi fronzoli, ma con enorme sostanza, capace di provocare emozioni anche trattando un tema così tremendo e delicato.


I veri Detectiveri, ma veri veri, eh?
In questo senso “Spotlight” è un'opera potente nello smuovere le coscienze, è impossibile non guardare il film senza schierarsi, senza prendere una posizione sui difficili dilemmi che i protagonisti sono costretti ad affrontare, ma Thomas McCarthy manda a segno un moderno inno al giornalismo d'inchiesta, quello capace di scovare gli scheletri nascosti nel fondo degli armadi, di mettere in crisi i potenti e magari, di dare voce a chi non ne ha, oppure ha troppa paura di parlare.

Il tipo di giornalismo che nella realtà, purtroppo, si vede sempre meno, sostituito da inchieste che non spostano di un millimetro le coscienze, per non disturbare il potente di turno, o ancora peggio, da giornalismo caciarone fatto per sensazionalismo o per spettacolo. Sono sicuro che avete in mente dieci o undici esempi di questo tipo, molti dei quali provenienti da uno strambo Paese a forma di scarpa…

La bravura di Thomas McCarthy è quella di sottolineare grazie alla sua sceneggiatura, come l’indagine dei giornalisti del Boston Globe sia stata punteggiata da eventi reali che ne hanno influenzato la direzione e l’andamento, McCarthy riesce abilmente a prendere spunti reali e a renderli dei veri e propri colpi di scena nel film, il tutto senza mai cedere alla spettacolarizzazione a tutti i costi, ma mantenendo sempre un buon ritmo per tutta la durata del film.


"Chi ha messo quel tavolino dell'Ikea nel mio ufficio? Non si intona con il resto dell'arredo".
Ad esempio, la nomina del caporedattore Marty Baron (interpretato dall’ottimo Liev Schreiber), il primo Ebreo a ricoprire la carica, in una città prevalentemente bianca e super Cattolica come Boston. Questo fa di lui il candidato ideale per iniziare una “Crociata” giornalistica contro la Chiesa Cattolica, che soltanto un altro fatto (tristemente) reale riuscirà quasi a far passare tra le notizie minori, ovvero: gli attentati terroristici dell’11 Settembre. Due eventi totalmente reali, che prima fanno iniziare la storia (ovvero indagine giornalistica) e poi rischiano di affossarla… Posso dire: storia vera? Storia vera.

I 128 minuti della durata, risultano coinvolgenti, mai noiosi e molto appassionanti, anche se il film pare procedere senza quasi mai un vero acuto, almeno non uno esplicito. Il realismo nella messa in scena dei personaggi, negli sviluppi e, soprattutto, nelle pene inflitte, mi ha ricordato proprio “The Wire”, la serie che ha saputo rendere appassionante il realismo, senza MAI fare facili concessioni ai finali Hollywoodiani. Sono abbastanza sicuro che Thomas McCarthy, abbia avuto chiaro in testa il lavoro di David Simon quando ha scritto e diretto questo film, tanto che questo “Spotlight” potrebbe completare un'ideale trilogia sull’America (e quindi il mondo occidentale) di oggi, insieme a “The Wire” e Show me a hero.


"Pronto Cassidy? Potresti smetterla di mettere foto di noi in riunione, fai cattiva pubblicità al film".
L’emotività non manca, perché al pari dei personaggi interpretati da Michael Keaton e John Slattery, viene da ragionare sulla responsabilità, ho trovato incredibilmente profondo il fatto che Walter 'Robby' Robinson (Keaton, il cui personaggio si chiama quasi come il caporedattore dei fumetti dell’Uomo Ragno) faccia ragionare il suo ex compagno di scuola dicendogli che potevano esserci loro al posto di quei bambini. Vuoi per il tema, vuoi per la location Bostoniana, difficile non pensare ad un dialogo molto simile tra Sean Penn e Gavino Pancetta in “Mystic River”, non propriamente un filmetto da niente, diciamo non la pizza con i fichi, ecco.

Da attore, McCarthy ha forse saputo dare qualcosa in più al suo cast, infatti il risultato è magnifico e tutti gli attori coinvolti danno il meglio, indipendentemente che il loro ruolo sia grande o minore (non ci sono piccole parti, solo piccoli attori… Non so perché mi ronza in testa questa frase, sento le voci nel cervello come Deadpool).


Michael Keaton si esibisce nelle celebre "Magnum".
Rachele D’Adami torna in gran forma dopo essere stata strapazzata nella seconda stagione di Detectiveri, ma anche il già citato Liev Schreiber o Stanley Tucci mandano a segno ottime prove (anche se per Tucci non è una novità, ma quasi una costante…), gli unici che hanno delle note più alte sono due dei miei preferiti: Mark Ruffalo, che ha uno dei personaggi più sfaccettati e interessanti, almeno in una scena si prende il proscenio senza scadere nell’eccesso di recitazione (bravissimo!), l’altro è il grande Michael Keaton, in un ruolo controverso e molto più complesso di quello che si potrebbe pensare, è un attimo sbagliare con un personaggio del genere, lui risulta credibile, carismatico e realistico come se non stesse nemmeno recitando, che poi forse, è la cosa migliore che si possa dire della prova di recitazione di un attore.


"Non farmi arrabbiare. Non ti piacerà vedermi arrabbiato".
Ora seguitemi nella mia follia, dopo aver recitato qui con Mark Ruffalo e di là con Edoardo Anti-Virus, vuoi vedere che nel prossimo film, Michael Keaton lavorerà insieme e Lou Ferrigno? Se succede davvero ricordatevi che sono stato il primo a profetizzarlo, eh? … Tanto non accadrà mai, tranquilli!

Insomma, “Il Caso Spotlight” è ben scritto, ben diretto e molto ben recitato, omaggia il miglior Cinema degli anni ’70 restando comunque molto contemporaneo, inoltre risulta coinvolgente ed incredibilmente etico, ricordando a tutti come il giornalismo dovrebbe sempre essere e un po’ anche come noi dovremmo essere cittadini responsabili. Il difetto è che spesso nella realtà non è sempre così, ma di certo non è una colpa che possiamo dare al film, quella proprio no. Ho finito, anche voi due che siete rimasti pazientemente (gracias!) a leggermi ora potete andare al cinema… Via via, circolare, non c’è più niente da vedere!

22 commenti:

  1. Risposte
    1. Ho pensato la stessa cosa ;-) Sono di parte, perchè mostrare una storia vera, in un modo così realistico, senza quasi mai scadere in buonismi cinematografici mi compra tutte le volte ;-) Cheers!

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  2. peccato lo abbiano distribuito in poche sale...

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    1. Vero, ormai qualunque film Italiano esca, ha il doppio delle copie di qualunque altro film, poi è normale che "Perfetti Sconosciuti" batta "Deadpool", o che "Spotlight" e "Trumbo" siano semi invisibili. Capisco il campanilismo, ma stanno un pò esagerando ;-) Cheers!

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  3. Gliene devo dare atto, il cinema americano i film di giornalismo li sa fare dannatamente bene. La presenza di Keaton mi fa pensare poi a "Cronisti d'asalto" (cito a memoria) dei primi anni Novanta, quando la stampa era ancora un "potere" e non il semplice ufficio stampa dei potenti, com'è oggi in uno strambo paese a forma di scarpa.
    M'hai messo addosso una gran voglia di vedere 'sto film ^_^

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    1. "Cronisti d'assalto" non era niente male, si primi anni '90 sicuramente, esiste tutto un filone di film sulla carta stampata in cui "Spotlight" si incastra alla perfezione, per il resto concordo con te, ufficio stampa dei potenti è la definizione migliore che ho sentito. Bene, era proprio quello che volevo, far venire voglia a tutti di vedere questo film ;-) Cheers!

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  4. Bello, bello, bello...solido, massiccio, asciutto.Attori in grande spolvero.

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    1. Vero, soprattutto asciutto, in stile "The Wire" come piace a me, cast superlativo, classico caso di "Bravo Elio, Bravi tutti" ;-) Cheers!

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  5. Non la mia idea di miglior film, per nulla, ma da vedere.
    Anche se gli mancava uno sguardo significativo.
    Che il clero facesse schifo lo si sapeva già a priori. :-D

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    1. Beh si vero, si sapeva, ma forse funziona perchè partendo da quel principio, mostra come dovrebbe sempre essere il vero giornalismo, lo vedo più un esaltazione al giornalismo investigativo che a un film pensato per ribadire le colpe del clero ;-) Cheers!

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  6. Da noi è arrivato, ma non sono ancora andato a vederlo. Mi ero promesso nel weekend.
    Per il resto, sono davvero curioso

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    1. Merita, anche se è un periodo pieno di cose da vedere, una visione la merita sul serio ;-) Cheers!

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  7. Film assolutamente necessario! Lo recensirò stasera o domani.

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    1. Bene non vedo l'ora di leggermi il tuo pezzo, quello su Deadpool mi é piaciuto molto ;-) Cheers!

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  8. Sto film è veramente bello. Ero partita con chissà che roba pengia è e invece stupendo.Sarebbe potuto durare altre due ore e non mi avrebbe annoiato.
    Ahaha, il tavolo ikea..in effetti stona col resto. E quella montagna nel quadro? Chissà che montagna è!

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    1. Concordo in pieno, visto il tema poteva essere una palla mostruosa, in realtà fila via davvero alla grande, grazie ad un ottima scrittura e un ottimo cast. Già vero la montagna, strano che non abbiano anche la cornice con la bionda anonima sorridente, dice chi è? Che ne so era in regalo con la cornice ;-) Cheers

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    2. Hahaha la bionda di default nella cornice. Ma secondo me c'è qualcuno che la lascia.

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    3. Ne sono certo e in caso di domande dichiara una vecchia ex, basta domande troppi ricordi ;-) Cheers!

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    4. AHAHAHAHA sei un grande XD

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    5. Ti ringrazio gentilissima, inchini, riverenze, inchini, riverenze ;-) Cheers

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  9. Concordo su tutto molto elegante la messa in scena e bella colonna sonora da parte di Howard Shore. Mi è capitato durante la visione quei rimandi al mitico film di Pakula con Dustin e Robert, pure nel finale stesso epilogo.

    Cast ottimo e senza manie di protagonismo.

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    1. Shore è sottovalutatissimo come compositore, anzi peggio, viene dato per scontato. I rimandi ci sono, ma è naturale, mi piace vedere quando nei film moderni un regista dimostra di aver visto (e capito!) i film di riferimento giusti e trovi il modo di elaborarli, in un mondo ideale dovrebbe andare sempre così. Assolutamente, cast che lavora di squadra senza prime donne, avercene di film così, avercene! Cheers

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