venerdì 11 marzo 2016

Elvis - Il Re del rock (1979): Fuga da Las Vegas

 

"Non sarei mai riuscito a farmi una ragazza se non ci fosse stato Elvis, ne sono certo"
John Carpenter

Dovreste aver già intuito che anche oggi va in onda una nuova puntata di: Giovanni Carpentiere’s THE MAESTRO!


Avete mai ascoltato un cantante o un gruppo così tanto da arrivare a percepire la minima variazione, anche di una sola nota, in un pezzo eseguito dal vivo? Ecco, per me vedere questo film è stato come inciampare nel primo disco di un musicista che conosco e amo molto, magari un vinile un po’ particolare che suona più Blues e meno Rock del solito, sulle prime suona tutto un po’ strano, poco familiare, poi basta un passaggio o il riff di chitarra giusto e ti ritrovi a gridare… GIOVANNI!!

Scusate, non sono riuscito a mantenere la metafora musicale fino alla fine della frase.

Quentin Tarantino aveva espresso un concetto molto interessante, nel suo primo film “My Best Friend's Birthday” si lanciava in un monologo tanto riuscito, da farlo poi ripetere con ben poche modifiche a Christian Slater in “Una vita al massimo”, cito a memoria quindi potrei sbagliare qualche parola, ma il concetto è questo: nella vita ti possono piacere Elvis e i Beatles, ma puoi amare davvero solo uno dei due, quindi ad un certo punto devi scegliere se sei un tipo da Elvis, o uno da Beatles.

John Carpenter è sempre stato decisamente un tipo da Elvis Presley, dopo l’enorme successo commerciale di Halloween - La notte delle streghe, Carpenter continuava a ricevere copioni di film Horror da dirigere, quasi tutti rifiutati in modo sistematico, alla ricerca di qualcosa di differente, Giovanni si rifugia nuovamente in un progetto per la televisione, proprio come per Pericolo in agguato.

L’ABC gli propone una biopic sulla vita di Elvis Presley, Carpenter cresciuto nel mito del Re del Rock accetta senza pensarci due volte, se non fosse sufficiente la frase di apertura per farvi capire la passione del Carpentiere per il Re, potreste sempre provare a sentire Giovanni cantare, ad esempio il tema musicale di “Grosso guaio a Chinatown” e allora diventerà chiaro come il sole a mezzogiorno che John si sia consumato le orecchie ascoltando Elvis, quel suo vocione mentre canta parla chiaro, anzi, canta chiaro.


"...A un Elvis-maniaco dovrebbe piacere" (Cit.)
Di certo non si può dire che questo film sia farcito dalla solite tematiche carpenteriane, beh, quello proprio no, ma resta costante il suo talento alla regia, Giovanni paga il suo debito di gratitudine e ammirazione nei confronti del Re del Rock, senza adattarsi al formato televisivo. Esattamente come per Pericolo in agguato, il film resta estremamente cinematografico ed essendo biologicamente stracarico di carisma, non riesce a trattenere il suo estro, applica il suo cinema anche al genere Biopic, il risultato è un bersaglio centrato, forse un po’ didascalico in alcuni passaggi, ma sicuramente dignitoso, infatti lo stesso Carpenter quando viene interrogato in merito a questo film cosa fa? Ne parla malissimo!

Nemmeno il grande successo di pubblico nella serata della messa in onda ha mai convinto Carpenter che ha quasi ripudiato quest’opera, di certo non impeccabile, ma è tutt’altro che pessima come si direbbe ascoltando i commenti del Maestro.

Il film è piuttosto lungo, sicuramente il più lungo diretto da Giovanni Carpentiere, la versione originale è di 167 minuti, ma ne esistono anche versione da 103 minuti, da 119 e da 150, circolate anche nelle sale cinematografiche, si potrebbe anche ipotizzare che la messa in onda sia stata divisa in due parti, la scena in cui Elvis spara alla televisione (quasi una metafora di quello che fa Carpenter con questo film…), viene ripresa ad inizio e a fine film, come prologo ed epilogo del grande flashback che compone il film e tramite il quale Carpenter ci racconta la vita di Elvis.


"No, non mi chiamo Jena sono Elvis, è un altro film quello...".
Uno degli aspetti positivi del film è sicuramente la narrazione tutta in flashback, dove Elvis ricorda tutta la sua vita, prima del grande concerto di Las Vegas, il momento decisivo che assume i toni epici del grande evento.

Ma tutte le fasi della vita del Re sono sempre state eventi epici, come il suo arruolamento per il servizio militare, bisogna dire che la storia forse eccede in qualche lungaggine di troppo, tipo la scena in cui Priscilla Prisley prende a cazzottoni il sacco da Boxe per sfogarsi dopo l’ennesima lite con Elvis, si sarebbe potuta tranquillamente sforbiciare di qualche minuto e, inoltre, nella sceneggiatura non c’è traccia della parte più oscura della vita del personaggio: droghe, decadenza e morte, tutta roba su cui lo sceneggiatore ha pensato bene di glissare senza troppi rimorsi, concentrandosi più sul lato umano (quasi mammone direi) di Elvis.

Ed è proprio qui che Carpenter fa un buon lavoro, dimostrando di avere nel suo cinema anche i tempi del film drammatico, in questo senso “Elvis - Il Re del rock” suona un po’ come un raro bootleg del vostro gruppo preferito.


"La prossima canzone è dedicata al mio amico John, questa è per te vecchio mio...".
Carpenter riesce a mettere bene in evidenza il lato più intimo e problematico di Elvis, la sua difficoltà nel gestire la maschera del personaggio che lui stesso a creato per sè, mettendolo a confronto con il ragazzo degli esordi e il suo genuino affetto per la madre prima, e la moglie e la figlia dopo. Con il passare dei minuti (e dei flashback) quell’Elvis scompare, sostituito piano piano dal Re del Rock…

Visto il soggetto, le canzoni non mancano, sono tante, tantissime, una buona selezione di pezzi, dai meno famosi ai classici del Re, senza mai scadere nell’effetto “Musicarello”, per fortuna questa Biopic non somiglia mai a quei film da spiaggia in cui l’Elvis attore si è trovato (fin troppo spesso) a recitare. Ecco, in quasi tre ore di film, un paio di volte viene da pensare che qualche canzone in meno avrebbe aiutato, ma bisogna anche ricordarsi che stiamo parlando di un film televisivo, per il pubblico americano del 1979, per fortuna Carpenter non si è limitato al compitino… Malgrado lui stesso dichiari di odiare questo film con tutto se stesso.

Nel film ci sono carrellate tipicamente Carpenteriane, ad esempio quella sulle chitarre mi ha ricordato la scena iniziale di “Christine”. Ma la marcia in più di “Elvis - il Re del Rock” ha un nome e un cognome: Kurt "Prima o poi ti chiameremo anche Jena, ma per ora pettinati che devi fare Elvis" Russell!


"Con quella banana in testa potresti dire della grandi verità, ma è difficile prenderti sul serio".
Per le canzoni Russell è stato doppiato (per altro anche piuttosto bene), ma non è certo la somiglianza con il Re a rendere la prova di Kurt ottima, nella parti in cui interpreta il giovane Elvis, i due non si somigliano davvero per niente. Ma se Carpenter lo ha scelto come protagonista è perché aveva visto qualcosa di particolare in quel ragazzo, un certo carisma, considerando poi l’amicizia nata sul set tra i due e le loro numerose collaborazioni, direi che ancora una volta il Maestro ci aveva visto lungo!


"Lo conosco da 30 anni, è sempre stato scemo così...".
Come detto, Russell non somiglia a Elvis, ma a livello di linguaggio del corpo, ci sono alcuni momenti in cui si muove, balla e cammina proprio come il Re, inoltre allora Kurt Russell non era ancora un divo, era un ragazzo che arrivava dai film della Disney, il risultato è molto funzionale al racconto, perché quello che vediamo sullo schermo è un giovane che pian piano cresce e diventa… Il Re del Rock! Il che per una biopic su Elvis è il massimo che si possa chiedere.

Inutile girarci intorno: questo film è la prima collaborazione tra Kurt Russell e John Carpenter, un po’ come quando John Lennon incontrò Paul McCartney ma immensamente più stilosi, i due oltre che diventare grandi amici, hanno sformato dei pietroni miliari del cinema insieme, di cui non vedo l’ora di parlarvi… Già mi frego le mani!

La cosa divertente è che Russell prima di questo film, era solo un giovanotto uscito dal vivaio dei film Disney, protagonista di titoli come “Il computer con le scarpe da tennis”, in pratica il Kurt Russell di allora era come Lindsay Lohan, solo che invece di scoprire la droga e le feste selvagge, ha scoperto John Carpenter… La storia del cinema ringrazia!


Elvis has left the building...
Tra le curiosità, impossibile non citare il fatto che Kurt Russell ha interpretato nuovamente un “Elvis” anche nel film del 2001 “3000 Miles to Graceland” (La Rapina) titolo che probabilmente abbiamo visto in due, però mi sembrava giusto segnalarvelo. A proposito di curiosità, intorno al minuto quattro, o forse cinque, quando Elvis entra nel casinò dell’hotel, se guardate all’estrema sinistra dello schermo, uno dei giocatori, camicia di jeans addosso, capelli lungo, baffi… Bravi, avete beccato il cameo di John Carpenter in questo film!

“Elvis - Il Re del Rock” è un film molto particolare, una specie di B-Side di John Carpenter, ma anche in una raccolta di B-sides si possono trovare degli ottimi pezzi, anche questa volta, in trasferta televisiva, San Giovanni… Non fa inganni! Ok, ora questa rubrica ha il suo grido di battaglia ufficiale!

Se volete un sacco di altre informazioni sul Maestro, vi suggerisco la pagina del Facciolibro de Il seme della follia, fan page italiana dedicata a John!

12 commenti:

  1. "Are you lonesome tonight"....ahh..il re, mio padre ne andava pazzo, sono cresciuta con i suoi dischi, secondo me c'è pure qualche vinile ancora suo sepolto in cantina a casa dei miei...non sapevo di questo film tv ma il connubio Carpenter- Russell è sempre interessante,a prescindere..comunque a me piacevano pure i film "musical-spiaggerelli" di cui The King era protagonista, dai, erano un sacco teneri...

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    1. Il Re è sempre il Re, ancora oggi lo ascolto con grande gioia, mai smesso di farlo in realtà ;-) Il tipo di icona a cui i miti (Carpenter appunto) rendono omaggio. Non credo di averli visti tutti (anche perché sono un milione!), ma ne ho visti un sacco dei musicarelli recitati da Elvis, il fatto che esistessero solo per giustificare la sua presenza
      dice di che razza di personaggio era The King ;-) Cheers!

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  2. Io adoro Elvis e ci sono cresciuto, ovvio poi ho sviluppato altri gusti musicali, ma quello che mi parla alla pancia è Elvis, mia moglie mi prende in giro perché quando capita qualche vecchio special o documentario mi commuovo. Gli amici mi sfottono, ma è così. Hai presente quelle scene di un gruppo di professionisti compassati, in giacca e cravatta... poi qualcuno tira un pallone che capita in mezzo a loro e tutti si dimenticano i ruoli sociali e si mettono a giocare come ragazzini? Io sono così con Elvis. Mia madre racconta che nei primi anni '70 dettero un concerto in mondovisione dalle Hawaii e si ricorda benissimo di me bambino che ballavo come un pazzo, ipnotizzato. Amore a prima vista.

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    1. Hai davvero reso l’idea con il paragone del pallone ;-) Racconto di vita bellissimo, grazie per averlo condiviso, ancora a distanza di anni il Re smuove coscienze (e culi), potenza del Rock ‘n Roll ;-) Cheers!

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  3. Questo ciclo continua ad umiliarmi: neanche questo film conoscevo, e la lista delle lacune da colmare cresce di un altro titolo :-(
    Grande Cass, sempre ottimi post ;-)

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    1. Ti ringrazio, prometto che nelle prossime settimane arriveranno solo titoli più canonici, da qui alla fine della rubrica ho solamente un altro titolo strambo, legato al Maestro, beh forse un paio al massimo ;-) Cheers!

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  4. Questo film non l'ho mai visto, devo cercarlo meglio :)

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    1. In effetti è poco conosciuto ma essendo la prima collaborazione tra i due companeros vale la pena ;-)Cheers!

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  5. LNe ho sentito parlare, però mai visto! Dici che vale la pena?

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    1. Come tematiche di Caroenteriano ha ben poco, la prova di Kurt é ottima e se ti piace Elvis merita un occhiata, non bisogna aspettarsi il solito film di Carpenter quello no ;-) Cheers!

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  6. Ma serius?!?! Cosa mi stai segnalando... Me lo segno...
    Si vede proprio che ci sono un casino di cose che devo recuperare ahah!

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    1. Segna segna, prima collaborazione sull'asse Russell-Carpenter ;-) Cheers!

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