lunedì 18 luglio 2016

Green Room (2016): Nazi al rogo, Punk al pogo!


Non mi sono mai definito Punk, a differenza di molti miei compagni di classe che ascoltavano i Green Day e poi il sabato andavano a ballare nei posti fighetti. Ho sempre ascoltato più che altro Metal e Grunge. Devo ringraziare il mio gruppo preferito (i Pearl Jam, i più vecchia maniera di tutta l’area di Seattle) se ho scoperto tutti i gruppi rock e punk dei decenni precedenti, dai Dead Boys ai Ramones, passando per i Clash e i Dead Kennedys. No, non sono mai stato un Punk, anche se, alla fine, ancora oggi lo ascolto con gran piacere.

Se siete appassionati di musica, sono sicuro che anche voi vi siete spersi nei posti più improbabili alla ricerca del locale dove suonavano dal vivo, quei posti che quando (e se) ci arrivi ti viene da pensare: “Come minimo qua esce Faccia di cuoio a farci tutti a pezzi”.

“Green Room” era nel mio mirino da un pezzo, per una motivazione stupidissima: mi piaceva la locandina (ve l’ho detto che era una ragione scema) e, a ben pensarci, avrei già dovuto capirlo che il Punk in questo film aveva il suo peso, visto che il poster è un'amorevole citazione alla copertina di “London Calling" dei Clash.

Di Jeremy Saulnier avevo già sentito parlare per il suo precedente “Blue Ruin” che, però, non ho visto ed ora direi che mi tocca proprio recuperarlo. Si vede che “Green Room” è un film fatto da uno che ha un rapporto viscerale con la musica, si capisce degli ottimi dialoghi dei protagonisti, ma non aspettatevi un classico film sul Punk, non come quelli che dirige Alex Cox giusto per non fare nomi, no “Stanza Verde” non è (solo) un bel film sul Punk, è un bel film e basta, uno di quelli che rischia seriamente di essere anche tra i migliori del 2016.


"I am a tu tu tu tu tu tu tu tu tough tough guy".
"The Ain't Rights" è il nome di un gruppo Punk impegnato in un tour sul furgone nei peggiori bar e bettole dell’Oregon, rimasti quasi senza soldi (e senza benzina) accettano di suonare nell'ennesimo postaccio isolato, peggiore del solito solo per via delle gente che lo frequenta, visto che si tratta del ritrovo di una congrega di Skinhead. Non so a voi, ma a me viene di istinto di citare una battuta di “The Blues Brothers”.

Cosa fa un Punk degno di questo nome in una situazione del genere? Ingoia il rospo, suona la sua cosa e ritira il malloppo? Ma va, prima cosa da fare è aprire con la cover dei Dead Kennedys, "Nazi Punks Fuck Off" e qui tornano buoni i Fratelli Blues di cui sopra visto che parte del pubblico fa partire il lancio di bottiglie di birra (“Voi siete i good old boys”, la citazione al film di Landis era nell’aria…).

Per fortuna, Jeremy Saulnier è molto intelligente e non si limita a far degenerare la situazione partendo da questa (piccolissima!) incomprensione musicale, no, anzi! Mette su una trama più complicata, ci scappa un morto, i nostri Punk vedono quello che non devono vedere e in un tempo incredibilmente breve passano da band principale della serata a intrappolati costretti ad inventarsi un modo per portare a casa la pelle. Saulnier passa da fare un film su una cosa che mi piace (il Punk) ad un altro genere che mi piace: il film di assedio.

"Ok da qui in poi, i buoni sono quelli chiusi dentro mentre i cattivi stanno tutti fuori".
Il buon Geremia, anche sceneggiatore del film, di fatto manda a segno la sua personale versione del classici Horror in cui un gruppo di omini di città (il più delle volte giovani) sbagliano strada e finiscono nelle grinfie di un branco di sadici. Un filone glorioso che parte da "Un tranquillo weekend di paura" (Deliverance, 1972), passa per “Le colline hanno gli occhi” e “Non aprite quella porta” e arriva fino ai vari “Wrong Turn” e compagnia cantante.

Lo schema è piuttosto semplice, ma Saulnier lo suona alla sua maniera nel migliore dei modi possibili: prima ci fa affezionare ai protagonisti, grazie a dialoghi scritti come si deve (come quella sulla "desert-island band") ci permette di capire le dinamiche e i ruoli dei singoli personaggi, a quel punto quando il gruppo si ritrova nella cacca fino al collo, come spettatori siamo già coinvolti. Ma la stessa cura viene riservata anche ai Nazi, che pur essendo i cattivi (ci credo sono Nazisti!) sfoggiano diverse sfumature di cattiveria. Si va da Macon Blair che crede alla supremazia bianca, ma sembra il meno convinto di tutti dei metodi e delle scelte violente, passando per Eric Edelstein, il fedelissimo che ti aspetti che sul comodino abbia solo il “Mein kampf”, fino ad arrivare al capo, Darcy (Patrick Stewart), quello che ricorda a tutti che sono un movimento e non un’occasione per far casino e che vede i nostri protagonisti come un intoppo da risolvere nel modo più pragmatico possibile, con la stessa enfasi con cui si parla della spazzatura da buttare o di un'equazione da risolvere.


Locandine alternative in stile videogame, mica male no?
Vedere il capo degli X-Men in un ruolo da Neo-Nazisti è strano lo ammetto, ma Patrick Stewart fa un ottimo lavoro, lui stesso era il primo alla ricerca di un ruolo un po’ differente e pare che abbia accettato la parte perché leggendo la sceneggiatura di “Green Room” a casa sua in Inghilterra, per riuscire a terminare la lettura, abbia prima preferito chiudere le porte di casa, mettere l’allarme e versarsi uno Scotch (storia vera!).


Cosa direbbe il tuo amico Magneto se ti vedesse con certa gente!?
Jeremy Saulnier non esagera mai anche nella messa in scena della violenza, non trasforma tutto in pura macelleria anche se il sangue non manca, motivo per cui “Green Room” potrebbe piacere molto anche a chi non ama l’Horror, ma preferisce i Thriller, Saulnier manda in scena un ottimo film di assedio come John Carpenter comanda.

Geremia ha un controllo completo degli spazi, la cura del dettaglio fa sì che in “Green Room” non ci sia un solo proiettile sparato fuori posto e senza rovinare la visione a nessuno, una delle scene più riuscite del film è basata sulla conta del numero di colpi sparati (storia vera). Classica cosa che mi manda in brodo di giuggiole in un film.

Saulnier riesce a creare la suspence nell’attesa prima della battaglia, riesce persino a tenere sul filo lo spettatore, anche solo grazie ad un pittbull che si trascina la catena sull’asfalto (una delle immagini più potenti del film), in tutto questo incastra alla perfezione dei dialoghi che motivano i personaggi: Napoleone Wilson e il tenente Bishop prima dello scontro finale si avvicinavano grazie ad un motivetto fischiettato in contemporanea. Qui i protagonisti prima di combattere con i denti e con gli artigli parlano ancora di musica confessando la loro VERA band da isola deserta prima di lanciarsi nello scontro.


The one who's searchin', searchin' to destroy...
Impossibile non tifare e farsi tirare dentro anche nel disperato assalto finale, che da solo mi è bastato a far guadagnare punti a due attori che mi piaciucchiavano, ma non mi avevano mai convinto per davvero: Imogen Poots, alle prese con un personaggio più complicato di quello che possa sembrare, è bravissima e ha tutte le battute migliori del film, non mi aveva convinto molto nel remake di “Fright Night” (sempre con Yelchin) o in “Need for speed”, ma qui l’Inglesina con il nome che sembra un incrocio tra la Mummia dei film della Universal e un maghetto con gli occhiali tondi, mi ha convinto davvero, si vede che i progetti a sfondo musicale (tipo la serie tv “Roadies”) le riescono particolarmente bene.

"Ha chiamato MacGyver, vuole indietro il taglio di capelli e il bomber".
Il compianto Anton Yelchin, anche lui reduce da “Fright Night” e dalla parte da sfigato in Buryingthe Ex, qui è davvero bravissimo, non voglio rovinarvi nulla della storia, ma nell’ottica del film di assedio, lui usa il Paintball come metafora motivazionale (storia vera!), amarissimo il destino, che rende questa sua ottima interpretazione già postuma.

Jeremy Saulnier con “Green Room” manda a segno un film fantastico che in mani differenti avrebbe potuto degenerare facilmente in una baggianata, perché un film d’assedio bisogna saperlo fare, ma anche parlare di musica Punk ina maniera realistica e lontana dai soliti clichè non è semplice, Geremia ha fatto bene in entrambi i campi e non pago, cosa fa? Sui titoli di coda ti piazza anche “Sinister Purpose” dei Creedence, che non sono Punk, ma sono sempre fighissimi! No sul serio, cosa volete più di cosi? Filmone correte a vederlo!

16 commenti:

  1. Sento puzza di capolavoro! Con gli aspetti che hai segnalato non può essere altrimenti ;-)

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    1. Non te lo perdere questo perchè è un filmone, si spera di vederlo anche in sala qui da noi prima o poi. Cheers!

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  2. Un bel filmazzo, grandi Anton e Imogen e geniale il titolo del post! ;)

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    1. Ero preoccupato di rivedere la coppia di "Fright night" invece qui funzionano alla grande in un ottimo film, oggi mi sentivo un titolo altisonante ;-) Cheers!

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  3. sinister purpose alla fine mi ha ammazzato... ehehe

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    1. Esatto! Mi ha esaltato tantissimo, la ciliegina sulla torta, per altro seguita da "Right Brigade" (che non conoscevo) così abbiamo coperto sinistra e destra anche musicalmente ;-) Cheers!

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  4. non male, non male davvero...filmazzo coi cotrocazz...con gli attributi. Per me non un capolavoro (amo piu' le cose alla "the invitation " per intenderci) ma ottima opera..

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    1. Ho visto che lo hai commentato "The Invitation" ma è ancora nelle mia lista di cose da vedere, mi incuriosiva. Questo mi è piaciuto, è proprio nelle mie corde e non solo per motivi musicali ;-) Cheers

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  5. Segno subito, prevedo un altro cult del genere!

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    1. Ha solo una scena un pò cruenta, te lo dico così lo sai, per il resto vai forte e sicuro ;-) Cheers!

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  6. Favoloso, l'ho appena visto e lo recensiró presto!

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    1. Bene, non vedo l'ora di leggere il tuo commento, il film è una bomba ;-) Cheers

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  7. Con quella maglietta, la moretta mi ha venduto il film.

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    1. I Dead Kennedys sono i più omaggiati di tutti, nel film fanno suonano anche la cover di un loro pezzo. Cheers!

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  8. Proprio carino,l'abbiamo apprezzato molto!!!
    E davvero peccato per Anton :*(

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    1. Ora che aveva il mio film preferito con lui, non abbiamo più Anton, triste questo 2016.
      Ultimo tango tra pochi giorni col vuoto "Star Trek". Cheers

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