giovedì 1 settembre 2016

BoJack Horseman - Stagione 3: Un uomo chiamato Cavallo


Lo avevo dichiarato che attendevo molto questa terza stagione di BoJack Horseman, infatti non appena è comparsa sul tabellone di Netflix mi ci sono fiondato, lasciando indietro anche cose più chiacchierate, tipo “Strangers Things” (tranquilli, arriva...). Non mi sono affatto pentito, la terza stagione dell’uomo-cavallo chiamato BoJack è probabilmente una delle migliori.

Ho visto la stagione numero uno e due a distanza ravvicinata come solo Netflix può permetterti di fare, me le sono godute entrambe, forse la seconda cala un pochino di livello, ma solo perché... Grazie! La numero uno è geniale! Questa terza stagione supera in curva la numero due e quasi pareggia con quella di esordio, un risultato clamoroso soprattutto perché sembrava quella con la strada più cementata di tutte, la stagione che non poteva permettersi deviazioni o leggerezze, proprio come il suo protagonista, impegnato alla corsa all’Oscar per il suo film “Secretariat”. Si può parlare di corsa all’Oscar anche se il protagonista è un cavallo? Sarà legale tutto questo? Gli altri attori candidati, Jerj Clooners e Brad Poot sono solo umani… Sto iniziando a farmi le domande che di solito fa Todd, tutto questo è preoccupante.

Come abbiamo visto nella prime due stagioni, BoJack è passato dall’essere il divo (ex) famoso della sit-com televisiva “Horsin' Around”, ad essere la star dellla biografia sulla vita del cavallo da corsa Secretariat e, malgrado il film sia stato completato in computer grafica senza nemmeno un minuto di recitazione vera del nostro, la sua determinatissima nuova PR è pronta a far vincere la statuetta di Zio Oscar al suo cliente.


Corsa all'Oscar, capito? Lui è un cavallo, corsa all'Oscar, capito no? (sto guardando troppo questa serie).
Quindi, bisogna fare il giro dei festival del cinema che contano, si parte per New York (con Todd dentro la valigia) prima e poi alla volta di un Festival (sotto)marino, nel geniale episodio 3x04, come dite, il Sundance? No, meglio di no, BoJack ha qualche problema con Roberto Ford Rossa da quella volta che ha interpretato “L’uomo che sussurrava ai cavalli” (storia vera!).

L’episodio è favoloso, perché il respiratore che permette a BoJack di sopravvivere sotto sotto il mare (Cit.) gli impedisce di parlare, ma anche di sbronzarsi se non per via… Vabbè, lasciamo perdere!
Qui il nostro dovrà scontrarsi con la promozione del film, l’affollato sistema di trasporto e una famiglia di cavallucci (marini), in un episodio completamente muto che non fa altro che amplificare l’atmosfera dolce amara di questa bellissima serie, guardando BoJack sperso in un mondo a lui alieno, sembra di rivedere la malinconia del grande Bill Murray in “Lost in Translation”, se non addirittura qualche film di Charlie Chaplin, se vi sembrano paragoni troppo alti per una serie a cartoni animati, è solo perché ancora non avete visto questa, che sta passando troppo in sordina per la sua effettiva e altissima qualità.


Lost in translation underwater nation.
Pur concentrandosi sulla corsa all’Oscar di BoJack, la terza stagione non si dimentica degli altri personaggi, come Princess Carolyn sempre più incasinata nel suo lavoro, come quello non particolarmente semplice di dover tenere a bada la super star della musica Sextina Aquafina, una specie di Miley Cyrus, alle prese con una piccola incomprensione che la renderà la celebrità di punta del movimento “Pro-Choice”, preparatevi perché la sua hit-single “Get Dat Fetus, Kill Dat Fetus” vi si piazzerà in testa per giorni per quanto è terribilmente orecchiabile, poi ditemi che non vi ho avvisato.


No sul serio, provate a togliervi il ritornello dalla testa se ci riuscite.
Anche Todd è al centro della sua sottotrama personale, iniziata grazie al ritorno di una vecchia conoscenza proveniente dal 2007, anno che diventa assoluto protagonista dell’episodio 3x02, ambientato proprio nel 2007 e pieno di riferimenti, dalla carriera di Jessica Biel alle canzoni di Katy Perry.

La costruzione di questo mondo popolato da umani ed animali antropomorfi è, come al solito, dettagliatissima, guardate i vari poster sparsi negli uffici e negli appartamenti e capirete quanto gli autori si siano divertiti a inventare film e serie tv immaginare che in questo mondo esistono, tipo “Krill & Grave” o il seguito di “Fa la cosa giusta” di Spike Lee. Ma anche la gag sul rullo di pellicola con il VERO finale de “I Soprano” è davvero meritevole.

Ma, come detto, è quel retrogusto dolce amaro che fa di “BoJack Horseman” una serie unica e bellissima, l’Oscar sarà finalmente quel momento di felicità che il protagonista tanto desidera e che non riesce mai ad ottenere? Avete un solo modo di scoprirlo e, senza rovinarvi la visione, sappiate che l’andamento della stagione non sarà così facile da intuire come tutta questa ansia da pre-Oscar lascerebbe credere, questa terza stagione manda a segno una svolta bella grossa, capace di gettare una luce completamente diversa alla serie.


"L'etere stava svanendo, l'acido era sparito da un pezzo, ma la mescalina stava andando forte" (Cit.)
L’episodio 3x11, in cui BoJack e Sarah Lynn si drogano dal primo all’ultimo minuto, ricorda quello analogo della prima stagione, in cui loro due e Todd tentavano di finire l’autobiografia di BoJack, in realtà è amarissimo, uno spaccato della celebrità più reale di quanto il formato a cartoni animati lasci intendere, perché questa serie è incredibilmente adulta e matura nei contenuti e sa riflettere in modo serio e amaro sulla celebrità.
In finale di stagione, che non rivelerò nemmeno sotto tortura (ma con la solita “Wild Horses” degli Stones in sottofondo) è veramente bellissimo, vedere per credere.

Non vorrei avervi messo troppa malinconia pure io, la stagione fa anche molto ridere e mi ha regalato almeno un tormentone clamoroso, Todd che suona i “Bonghi”, la mia nuova canzone da doccia, no sul serio, quarta stagione Netflix, subito se possibile!

8 commenti:

  1. Vista anch'io tutta d'un fiato: ero convinto sarei rimasto deluso, che stavano allungando il brodo, invece ho amato ogni episodio, e si conferma il prodotto più adulto arrivato dagli USA in questi ultimi anni.
    E ora... tutti a cavallare in giro :-P

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    1. Esatto, temevo anche una deriva buonista, una conclusione facile che risolvesse tutto, invece hai detto bene, questa serie si conferma un prodotto maturo e davvero ben fatto. Ed ora, sigla di "Horsin' Around" per tutti! ;-) Cheers

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  2. Anch'io voglio fare un post su BoJack Horseman... Una serie per adulti così ci mancava!

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    1. In questo caso si dice “fa ridere e fa pensare”, ma frasi fatte a parte, è una gran serie, aspetto il tuo post ;-) Cheers!

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  3. Ho adorato letteralmente questa terza stagione, ancora di più delle prime due. QUi la comicità viene un po' lasciata da parte e si diventa improvvisamente serissimi. E di momenti davvero strazianti 'sta terza stagione ne è piena!

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    1. Vero, temevo che l'idea propulsiva di BoJack potesse essere già esaurita, invece questa terza stagione è una conferma, se non la più bella, davvero poco ci manca, i momenti drammatici lo sono sul serio. Cheers!

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  4. Solo sei commenti per la creazione più bella di netflix? Non vedo l'ora di arrivarci, alla terza stagione.

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    1. Per me questa è la stagione più bella in assoluto, ma pure la quarta non scherza, piazza un paio di zoccolate in faccia mica male. Calci! Volevo dire calci in faccia! ;-) Cheers

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