venerdì 25 novembre 2016

Die Hard 3 - Duri a morire (1995): Chi ha detto che l'estate in città è noiosa?


Il terzo capitolo di una saga cinematografica famosa non è mai un affare semplice da gestire, ci sono ben pochi film capaci di spazzare via ogni dubbio, lasciando una sola certezza al pubblico, quella di essere davanti ad un film clamoroso. Un capolavoro così grosso che richiede ben due rubriche per essere omaggiato a dovere, quindi benvenuti alla DOPPIA Rubrica congiunta… John McTiernan had a gun Vs MUORI DURO!


Vi ho già raccontato di come sia cresciuto guardando a ripetizione Trappola di cristallo e 58 minuti per morire, ma nel 1995 il mio cuoricino undicenne ebbe un clamoroso sussulto, passando davanti alla locandina del terzo capitolo della saga in programma nel mio cinemino parrocchiale di provincia. Ancora oggi, ricordo quel pomeriggio al cinema di 21 anni fa (mi sembra ieri) come una delle giornate più divertenti della mia vita di cinefilo, il giorno in cui ho fatto la conoscenza di uno dei miei Classidy preferiti di sempre!


Ma prima di arrivare al vostro amichevole Cassidy di quartiere in sala, parliamo del principale artefice di questo capolavoro. John McTiernan dopo il clamoroso (e ingiusto) flop al botteghino di Last Action Hero era alla ricerca di un nuovo titolo, ma gli venivano proposte solo robe tipo “Batman Forever” (storia vera), eppure un seguito era nel destino di McTiernan che sette anni dopo torna a dirigere il suo personaggio più famoso: John McClane.

"Tocca di nuovo a me? Non potete chiamare Schwarzenegger per una volta?".
La leggenda vuole che tra le persone contattate per scrivere una sceneggiatura di questo terzo capitolo ci fosse anche il grande John Milius, forte dell’esperienza di Caccia ad Ottobre Rosso, purtroppo non si sa nulla del contenuto della sua sceneggiatura, se non che è stata rifiutata, non so con quale fegato, perché al solo pensiero di un “Die Hard” Miliusiano, potrei sbavare come i cani di Pavlov.

Tra le proposte bocciate anche quella definita da McTiernan come “the one on the boat”, considerata troppo simile a “Trappola in alto mare” (1992) e successivamente riciclata per “Speed 2” (1997). La soluzione si chiama “Simon says” una sceneggiatura originariamente pensata per essere il quarto capitolo di “Arma Letale” (ma con una ragazza al posto di Zeus) che il suo autore Jonathan Hensleigh ha prontamente riscritto adattandola a John McClane.


Fun fact: La maggiore difficoltà di girare a NY per McTiernan? Le signorine appese alle finestre per veder Bruce Willis.
Come ha fatto uno che fino a quel momento aveva scritto solo alcuni episodi per la serie tv “Le avventure del giovane Indiana Jones” a battere la concorrenza di un genio come Milius? Forse seguendo il vecchio adagio “Scrivi di quello che conosci”, basta dire che dalla finestra della cucina di casa sua a New York, Hensleigh poteva vedere alcuni dei posti dove il film è stato girato (storia vera) e che la scena in cui McClane guida attraverso Central Park (“Non ho detto park drive, ho detto attraverso il parco!”) era una fantasia da New Yorkese incastrato nel traffico. Anche perché, parliamoci chiaro, la sceneggiatura di “Die Hard with a Vengeance” è una bomba, un apice che Jonathan Hensleigh non ha mai più raggiunto, nemmeno dietro la macchina da presa.

Ecco, visto che ho usato l’espressione “Una bomba”, argomento piuttosto caldo in questo film, sapete cosa faccio ogni volta che me lo riguardo? Quando compare la scritta “Die Hard with a Vengeance” inizio a contare alla rovescia partendo da 42, sembro pazzo (anche più del solito), ma è proprio il tempo che intercorre tra l’inizio del film e la prima esplosione della pellicola, sto ancora aspettando di vedere un film in grado di scendere sotto questo record olimpico!


Sapete come lo chiamo io questo? Un buon inizio.
I film che di solito cominciano con una grandiosa scena d’azione, raramente riescono a mantenere alto il livello per il resto del film (sto pensando a certe scene d’apertura di alcuni 007, ad esempio), ecco, cancellate dalla mente questo concetto, qui McTiernan non solo inizia a cannone, ma pare non rallentare mai! I 131 minuti (tantini per un Action) di “Die Hard - Duri a morire” scorrono via con una facilità irrisoria. Quello che trovo straordinario ogni volta che vado a rivedermi il film (cosa che faccio spesso), è che a metà, insieme a John e Zeus siamo già passati indenni attraverso cinque o sei scene che in qualunque altra pellicola sarebbero il climax assoluto, qui, invece, ne abbiamo altrettante ancora da vedere. La mia sensazione è sempre la stessa: "Ah! Adesso c’è la scena della diga! Oh oh, la sparatoria con inseguimento in auto!". E via così, fino alla fine, ogni volta che guardo “Die Hard with a Vengeance” mi si stampa un sorrisone felice sul volto, per tutta la durata del film, ad ogni visione, dalla prima di 21 anni fa, fino all’ultima (ma solo in ordine di tempo) dell’altro ieri. Quanti altri film conoscete in grado di farvi questo effetto?

Un mercoledì da McClane.
La cosa mi fu subito chiara fin da quella prima visione in sala, era uno spettacolo pomeridiano, in sala saremo stati in tre, di cui uno LUI, il famigerato parroco del paese, per darvi un'idea, pensate alla Pinguina dei Blues Brothers, ma uomo. Non che su di me avesse chissà che influenza, siccome in vita mia ho saltato più di una funzione domenicale (modo gentile di dire che sono un eretico), avevo modo d'incrociare sua eminenza solo al cinema, in cui copriva un po’ tutti i ruoli, staccava i biglietti, ma, soprattutto, armato di torcia elettrica maxi, una specie di Bat-Segnale portatile abbagliava tutti quelli intenti a fare casino in sala. Mai avuto problema in tal senso, quando guardo un film guardo un film, non faccio altro, ma sulla prima esplosione di “Die Hard - Duri a morire” mi viene naturale un “Oh cacchio!”, con cui mi guadagno il primo “Shhhhhh!” con relativa retro illuminazione sulla nuca dal fondo della sala.

Il film mi prende così tanto che vado completamente in trance cinematografica, per la prima volta davanti ai miei occhi scorreva quello che ancora oggi è uno dei miei film del cuore, l’entusiasmo è lo stesso di quando guardavo Trappola di cristallo nei miei pomeriggi a casa, ma alimentato dal grande schermo e dalla novità per la nuova impresa di John McClane, faccio un tifo senza precedenti, mi spancio per gli scambi di battute tra John e il mio nuovo mito Zeus (che conosco da un minuto e ho già mitizzato), a cadenza periodica mi becco uno “Shhhhhhh!” sempre più lungo e stizzito, mentre il faro del Bat-Segnale si avvicina sempre più riducendo il numero di file di poltroncine tra lui e me.

La maschera del cinema sfoggiava lo stesso cartello.
L’apice dello scontro nello scontro è la scena dell’inversione ad “U” in autostrada con sparatoria allegata (“Stacca i fusibili dell’ABS”, “Ok, quali sono?” , ”E tu staccali tutti!”), io esplodo in un estasiato “Oh porcaccia miseria!” vedendo la scena, a quel punto ho il parroco seduto dietro di me, la torcia ad una spanna dalla faccia, intento ad ringhiarmi “SHHHHHHHH!!!!” nelle orecchie, con le vene del collo tese come i tiranti lungo cui si arrampicano John e Zeus per raggiungere la nave in mezzo alla baia. Il momento in cui la Chiesa Cattolica mi ha dichiarato ufficialmente un caso disperato, credo che abbiano intinto la mia poltrocina nell’acqua santa quando ho lasciato la sala a fine film.


Il momento esatto in cui la mia fede per il cinema ha vinto su tutto.
Per la prima volta John McClane gioca in casa nella sua New York, assoluta protagonista del film, certo alcune cose sono cambiate, ad esempio non è più Natale, come sottolineano i (42 secondi) della canzone “Summer in the City” dei Lovin' Spoonful che apre il film. Ma pur infrangendo lo schema di 58 minuti per morire, questo terzo capitolo ha parecchi punti di contatto con il primo film: il regista è lo stesso, McClane e sua moglie Holly sono nuovamente ai ferri corti, la spalla del protagonista è di nuovo un uomo di colore (anche se molto meno pacioso di Powell) e anche il cattivo e il suo piano in qualche modo sono delle vecchie conoscenze. McTiernan alza la posta in gioco, solo sette anni dopo aver dato vita all’action moderno con Trappola di cristallo, è già pronto a mettere la parola definitiva sul genere da lui stesso creato. Non è un caso se ancora oggi questo film viene ricordato come l’ultimo davvero bello della saga di “Die Hard” e anche un apice del genere action con poliziotti.

"Aspetta un attimo, la maratona di New York non si corre a Novembre?".
La trama sottolinea l’unicità di un film che oggi, nel nostro mondo con troppe bombe (purtroppo vere) nessuno produrrebbe, un pazzo fa esplodere un grande magazzino e pretende che John McClane (il solito enorme Bruce Willis), abbandoni la sua sbornia e la sua sospensione e torni immediatamente in servizio, in programma per lui ci sono una serie di prove folli da superare, per evitare un'altra clamorosa esplosione in una scuola, al suo fianco la spalla dell’eroe controvoglia per eccellenza, Zeus Carver (Samuel L. Jackson più Samuel L. Jackson che mai!), che impedisce che uno sbirro bianco venga ucciso da Harlem, dove, se oggi muore un poliziotto, domani ne arrivano altri mille, tutti bianchi, incazzati e col dito già sul grillet… Ok, basta la smetto.

Forza! Trovatemi un altro che fa queste facce prima di sparare a qualcuno, dai!
Ma non c’è davvero nulla di politico dietro alle azioni del terrorista che si fa chiamare “Simon” come in un vecchio giochino (Simon ordina), in realtà è una bella vendetta come esplicitato dal titolo originale del film che, qui da noi, in uno strambo Paese a forma di scarpa, diventa il ridondante “Die Hard - Duri a morire”, è il terzo film della saga, ma il primo ad uscire con il titolo di “Die Hard”, un trucco per confondere le idee degno di Simon, bravi, no no, bravi sul serio.

Nei panni di Simon, il fratello maggiore di Hans Gruber, ucciso da McClane nel primo film, troviamo un magnifico Jeremy Irons, con una capigliatura che alcuni critici all’epoca arrivarono a definire “da crisi di mezz’età”. Geremia Ferroso entra in scena per la prima volta soltanto al minuto 46 del film (“Amo, filo e piombo”) e malgrado ai tempi fosse nato due anni dopo Alan Rickman manda a segno un'altra grande prova, che non fa certo rimpiangere il primo candidato che McTiernan avrebbe voluto nei panni di Simon, Sean Connery che, però, declinò l’offerta perché non voleva interpretare un personaggio tanto diabolico. M'immagino la gioia di McTiernan: "Oh, io ti ho seguito nella giungla mentre giocavi al dottore e tu mi molli ora che ti voglio portare a New York?".


"Sono il fratello cattivo. No, non Beverly. No nemmeno Elliot".
Per la parte di Zeus, invece, il primo ad essere contattato fu Laurence Fishburne che ci pensò un po’ su e una volta convinto si sentì rispondere: “Ciccia, abbiamo già dato la parte a Sam Jackson, ciaone!”. In tutta risposta Jackson si è preparato, per la parte ha dichiarato di essersi ispirato a Malcolm X, anche se vista la montatura degli occhiali e l’ambientazione New Yorkese sembra una specie di Spike Lee sceso con il piede sbagliato dal letto, uno dei pochi nella storia del cinema che ci ricorda che anche gli uomini di colore possono essere sinceramente incazzati con i bianchi. In questo senso è l’anti-Al Powell, non ha nulla in comune con McClane, eppure interviene a salvargli la pelle lo stesso dalla gang di strada, mettendo a repentaglio se stesso e l’incolumità del suo negozio (“Hai idea di cosa stanno facendo quelli ora nel mio negozio!?”).

Il prototipo dell'eroe contro la sua stessa volontà.
Il che fa anche ragionare sull’etica morale del personaggio, ma anche del totale disinteresse con cui affronta tutto quello che gli capita durante il film, altrimenti non mi spiego la determinazione che tira fuori quando nella stazione il (terrorizzato) poliziotto gli punta la pistola intimandogli di mettere giù il telefono, o come decida di affrontare Simon da solo, senza conoscere il funzionamento della sicura di un'arma. Zeus fa la cosa giusta (di nuovo Spike Lee…), salva la città e probabilmente il giorno dopo, dopo essersi fanno un sonno e aver curato le ferite riportate, troverà comunque il suo negozio devastato.

Allo stesso modo McClane è uno straccio, inizia il film con il mal di testa e quando finalmente riesce a trovare un'aspirina, deve correre in Canada per beccare Simon, di questa lunga giornata, porterà a casa solo lividi, un'amicizia con un negoziante di Harlem e se se la gioca bene, magari, la possibilità di fare pace con Holly al telefono.


"Come abbiamo fatto ad uscire vivi da Pulp Fiction per poi finire così?".
Sono due eroi al crepuscolo che prendono un sacco di botte e si rialzano sempre in piedi, sanno solo vendere cara la pelle e snocciolare battute memorabili (“Bravo fa rima” oppure “E’ la neuro ti ricoverano”), se trovate due personaggi più meritevoli del vostro tifo cinefilo, fatemelo sapere grazie.

Il vivavoce sul telefono, come la intendevamo nel 1995.
Se Walter Hill ha preso ispirazione dall'Anabasi di Senofonte per i suoi Guerrieri della notte, anche loro di New York (Coney Island), John McTiernan conclude il discorso sull’eroe d’azione moderno iniziato con Last Action Hero, utilizzando New York come una moderna Grecia e McClane come un eroe epico di stampo classico, intento a superare prove fisiche (correre per chilometri a piedi fino a Wall Street), di coraggio, tipo la sortita ad Harlem vestito da uomo Sandwich razzista (il cartello era bianco per non offendere gli abitanti, la scritta è stata aggiunta in computer grafica. Storia vera!). Ma anche d'intelligenza… Sì, sto parlando delle maledette tanichette, non avete idee di quante volte ho rivisto il film solo per capire come risolvere l’enigma. Vabbè, me lo sono rivisto tante volte non solo per quello, lo confesso!

Una volta mi sono anche esercitato con le tanichette (storia vera).
In fondo, non c’è molta differenza tra un Giasone, un Ercole e il John McClane di questo film, anche lui ha uno Zeus al suo fianco, solo che invece di lanciare fulmini dal monte Olimpo, fa l’elettricista ad Harlem, ma il risultato è lo stesso: meglio non farlo incazzare se non vuoi che un fulmine ti bruci i testicoli (Cit.).

La letteratura greca insegna che non bisogna fare adirare Zeus.
Visto che non riesco quasi più a trattenermi dal trasformare questo commento in una trascrizione parola per parola dei dialoghi, inutile che aggiunga che ho una venerazione per gli scambi di battute di “Die Hard with a Vengeance”, vista l’ambientazione New Yorkese, le battute, le gag e le freddure, sono talmente ispirate che a tratti sembra di guardare un film di Woody Allen in cui ogni dieci secondi la gente si spara e qualcosa esplode!

"Giuro che la prossima volta chiamo Uber!".
Il tono è molto più ironico rispetto a quello dei due film precedenti, ma chiunque non si diverta guardando un film del genere, deve avere il cervello incrostato di fuliggine, come direbbe Zeus, il numero di frasi uscite da questo film ed entrate dritte sparate nel mio linguaggio quotidiano. Nemmeno le conto più, vi basti sapere che i miei amici, istruiti dal sottoscritto, per anni invece di chiedermi “Che ora è?” mi gridavano “Tempo!” come fa McClane con Zeus mentre è impegnato alla guida e questo dovrebbe dirvi parecchio dei miei problemi (mentali), ma anche di che razza di film sia questo.

Il dramma della lavatrice rotta.
Era dai tempi di 1997 Fuga da New York (scusate se è poco!) che nessuno rendeva la Grande Mela protagonista di un film al fulmicotone in cui il tempo è così centrale, la qualità generale si vede dalla cura dei dettagli, la trovata del “Chi è stato il 41° presidente?!?” (Chester Arthur, grazie al film ora lo sanno tutti) e della trasferta allo Yankee Stadium, in un film meno curato sarebbe stato una sottotrama dimenticata, qui, invece, i piccoli dettagli contano e anche molto! Come i numeri di matricola sui distintivi, con cui McClane riconosce i finti poliziotti, ma anche il fatto che uno di loro (Tedesco di origini), parli dell’ascensore chiamando “Lift”, invece che “Elevator”, come consuetudine dell’inglese americano, un dettaglio di qualità prima di quella che in un'ipotetica classifica delle “Migliori scene in ascensore della storia del cinema” si meriterebbe una posizione bella alta!

"Avresti fatto meglio ad usare le scale ciccio".
In tutto questo, Bruce Willis ritocca ulteriormente l’iconografia di se stesso e del suo personaggio più celebre, qui riesce ad essere anche più stropicciato di Joe Hallenbeck ne “L’ultimo Boyscout” (1991) e, malgrado l’estate Indiana e il caldo di New York, non rinuncia a fare battute a sfondo Natalizio (“They said he was a jolly old fat guy with a little red nose and a snowy white beard. I'm surprised you haven't seen him”). Se in “Hudson Hawk” (1991) non riusciva a bersi un cappuccino in santa pace, qui non riesce a trovare un'aspirina. Il numero esagerato di battute sottolineano la faccia da culo del personaggio, ancora oggi, non esiste una frase migliore di “Una vera cazzata, daccene uno più difficile un'altra volta" per fingere sicurezza.

L’apice assoluto è il finale che sembra quasi auto celebrativo, McClane come in Trappola di Cristallo, resta di nuovo con solo due pallottole che dovrà usare per stendere un Gruber, il doppiaggio italiano traduce letteralmente il mitico “Yippe ki-Yay motherfucker” in “Yippy ya-ye figlio di puttana”, non si offenda la Signora Gruber, ma con due figli del genere è normale che McClane abbia qualche sasso nella scarpa da togliersi.


Gruber diverso, ma stessa esaltante dedica finale.
Accompagnati dalla marcetta militare “When Johnny comes Marching Home” che fa da tema musicale al film, si arriva ogni volta alla scritta “Directed by John McTiernan” in una sola esaltante volata, sfatti come McClane, con il sorriso da tempia a tempia, consapevoli di aver appena visto (o rivisto, o ri-ri-visto) un altro capolavoro del cinema, uno di quelli destinato a restare tale nel tempo e che non mi stancherò mai di vedere facendo il tifo, imprecando “Oh cacchio!” davanti alle esplosioni, ripetendo le battute a memoria e ridendo come uno scemo, con buona pace di quel parroco di provincia, non esiste torcia elettrica abbastanza grande per distrarre gli innamorati al cinema.

“Ma allora chi è andato nelle Ardenne!”
“Lo stronzone, solo lui”

40 commenti:

  1. ottima recensione.
    anchio lo vidi al cinema e anchio mi esaltai parecchio.



    altri due personaggi niente male del cinema di menare sono nick nolte e eddy murphi di 48 ore.

    grazie

    RDM

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    1. Ti ringrazio molto, e mi puoi capire, la visione in sala per me è sacra, ma quel giorno complici le quasi zero persone in sala, e il film che avevo davanti ho fatto un tifo spietato :-D

      “48 Ore” è l’incudine su cui sono stati forgiati tutti i buddy cops migliori, questo Die Hard, “Arma Letale”, prima o poi avremmo anche Walter Hill da queste parti ;-) Cheers!

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  2. Sai che mi vergogno a dire che l'ho visto una volta sola questo film? Era un periodo particolare e poi non mi è più capitato. Però all'epoca ero fomentato e ricordo di aver beccato su Videomusic il videoclip ufficiale, con Summer in the Ciy che accompagnava le sequenze d'azione del film: bei tempi quando per i film presentavano pure i video ufficiali...
    Prima o poi voglio leggere la tua rece di Hudson Hawk, ma soprattutto del film spara-punchline per eccellenza, il film maschio senza rischio che non conosce fischi: The Last Boyscout ;-)

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    1. No ti prego, fatti un regalo e concediti una visione numero due di questo film, davvero credimi ne vale la pena ;-)
      Il videoclip ufficiale me lo ricordo, pensa che quasi credevo fosse una canzone composta apposta per il film, invece informandomi ho scoperto che fu una brillante scelta musicale, perfetta per sottolineare il concetto che sì, è sempre “Die Hard” anche se non è Natale.
      Hudson Hawk è un mio piccolo culto, quindi arriverà, così come “L’ultimo Boyscout” quello invece è sempre un mio culto, ma niente affatto piccolo :-D Sto pensando a come incastrare il commento, ma troverò il modo, ho dei piani a lungo termine ;-) Cheers!

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    2. Lucius ha chiamato la Neuro, ti ricoverano.
      Rimedia presto, no, subito... stasera!

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    3. Ecco un esempio di come dei dialoghi immaginari tornano utili nella vita :-D

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    4. Lucius adesso sappiamo dove sarai per i prossimi 131 minuti, a vedere questo film ;-)

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    5. Credo che dopo la visione due dovranno seguire necessariamente la visione tre, quattro, cinque... :D

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    6. Ah si, mi sembrano doverose, anche perchè questo è uno di quei film, che appena arrivo ai titoli di coda, ho voglia di ricominciare da capo a vederlo ;-) Cheers

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  3. se c'è bisogno del mio voto eccolo qua: una recensione de "l'ultimo boyscout" è assolutamente gradita.

    grazie

    Rdm

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    1. Metto in lista, quello è un “Classidy” predestinato. Voglio scrivere di quel film da una vita, pensa che ho già in mente il titolo del commento ;-) Cheers

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    2. E se ne approfittassi per fare uno speciale su Tony Scott? O su Shane Black?

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    3. Avevo in testa qualcosa sul secondo visto che è uno dei miei preferiti, e poi l'anno prossimo sono 30 per la sua prima sceneggiatura, “Arma Letale”, quindi i pianeti si stanno allineando ;-) Cheers

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    4. Non solo: pare sicuro che stia lavorando al nuovo film di Predator, quindi... SHA-NE SHA-NE SHA-NE! ^_^

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    5. Bravissimo, infatti è anche per quello che dopo “Die Hard” mi dedicherò alla seconda rubrica spin-off su “Predator”, I pianeti si stanno allineando, il 2017 è l’anno di Shane ;-) Cheers

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  4. Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato questo tuffo al cuore. Per me questo film è semplicemente IL FILM. Io al contrario di voi sono un piccinaccio e quindi Duri a Morire me lo sono visto in TV ( anche perché figlio di una madre Cristiana che ha cercato in ogni modo di tenermi lontano da certi prodotti ottenendo l'effetto opposto ). Ma non solo... è stato anche il primo film action di questo tipo che ho visto in tutta la mia vita! Mi ha semplicemente folgorato e nonostante abbia fuso il VHS da anni, ancora ricordo ogni singolo passaggio a memoria (come non citare l'aranciata?). Inutile dire che feci fuoco e fiamme per recuperare gli altri Die Hard... e se ancora considero Bruce Willis e Samuel Jackson come I MIGLIORI DEL MONDO, la colpa è di questo film. Attualmente basta che mi piazzi un McClane in un film ed hai già i miei soldi. Gli devo un sacco... e ora mi è venuto pure voglia di rivederlo.

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    1. Mi sa che se organizziamo una visione comune del film... altro che pretino, tiriamo giù i muri a forza di gridare appresso a MacLane :-D

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    2. Oh! Anche vero che uno può essere cattolico e amare i film d’azione, le due cose non si escludono, ma c’è qualcosa di “Spirituale” che ruota intorno a questo film, evidentemente non solo per me ;-)
      Anche perché è una gara di bravura tra Willis e Jackson, quattro film insieme, ma qui insieme per davvero. Sono riuscito a farti tornare la voglia di rivederlo? Bene, missione compiuta :-D Cheers

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    3. Ahahah tipo tifo da stadio tutti insieme a saltare, già mi vedo la scena :-D

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  5. Adesso voglio un nuovo capitolo di Arma letale con Mel Gibson e una ragazza al posto di Zeus. Che immagino si chiamerà Giunone... quindi Juno... sarebbe divertente vedere Ellen Page a fare da spalla in un action come questo :D. Per il resto, i numeri di matricola sui distintivi, le tanichette - indescrivibile la soddisfazione che uno prova quando riesce a risolvere l'enigma per conto suo, io lo faccio ormai a ogni visione, ovviamente - e tutte queste cose qui... insomma, è un film costellato di momenti meravigliosi, per me uno dei migliori film d'azione di sempre. Ma forse anche una delle migliori commedie del cinema americano dell'ultimo quarto di secolo.
    Ah, in originale si gustano meglio certe sfumature, l'elevator che diventa lift sicuramente, ma anche Irons che per fingersi americano calca molto l'accento e usa espressioni come "Holy Toledo!" lo trovo parecchio divertente.
    P.S.: When Johnny comes marching home riarrangiata come nel finale, diciamolo, è una figata esaltante come poche cose. Credo sia Michael Kamen se la memoria non m'inganna, ma lo stile è quello di Bernstein di I magnifici sette e si sente lontano un chilometro.

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    1. Voglio Ellen Page a zampettare con le sue gambe “diversamente lunghe” in un film action, altro che “Tiny Detective” ;-)

      Verissimo, è un infilata di momenti magnifici uno via l’altro, e hai ragione, anche i discorsi in ascensore dei finti poliziotti, in originale sono più raffinati, lasciano capire che sono stranieri che si fingono americani utilizzando espressioni che loro pensano essere corrette. Si confermo Michael Kamen, che ogni volta mi lascia per giorni a fischiettare il fantastico tema principale del film. Cheers!

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  6. Mi hai ricordato che dovrei recensire anche l'adattamento di questo film che è fenomenale. In inglese lo ricordo male, questo film è inciso a fuoco nella mia parte italiana del cervello. Ogni frase che hai citato fa parte del vocabolario di tutti i giorni praticamente.

    Una domanda mi è sempre rimasta impressa, altro che l'enigma delle taniche di acqua... com'è che Simon era nelle SS e sembra avere 40 anni nel film? Non dovrebbe essere sulla settantina? Sean Connery avrebbe avuto molto più senso da quel punto di vista.

    Sicuramente conoscerai questo aneddoto ma l'FBI interrogò sceneggiatore e regista per la descrizione accurata dei sistemi di allarme della Federal Bank. L'unica cazzatona del film è che l'oro non si impila così perché i lingotti più in basso verrebbero schiacciati dall'enorme peso di quelli sopra, sebbene ho idea che fosse un piccolo omaggio a 007 Goldfinger, visto che pensavano di dare a lui il ruolo di Simon (confermato anche dalla battuta di Fort Knox)

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    1. Sarebbe bellissimo un tuo pezzo su questo film, che al pari del primo “Die Hard” guardo sempre volentieri in Italiano, alla faccia di “58 minuti per morire” ;-)

      Si Sean avrebbe avuto anagraficamente più senso, ma mi pare che si parli di soldati della Germania dell’Est, anche se nella foto Simon ha una divisa da ufficiale che fa subito SS.

      Conoscevo l’aneddoto ma non sono riuscito ad infilarlo nel commento (già molto lungo), per altro Hensleigh si è difeso dicendo che quello che ha scritto sui sistemi di sicurezza della Federal Bank lo ha letto in un articolo del New York Times ;-) La storia del peso non ha senso, ma vuoi mettere l’effetto visivo dei lingotti uno sopra l’altro? L’Iconografia Bondiana non si batte ;-) Cheers

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  7. Colgo l'occasione per auto-reclamizzarmi visto che nel mio articolo sull'adattamento di Die Hard spiegavo il legame tra la canzone "When Johnny Comes Marching Home" (che sentiamo durante tutto il terzo film) e la storica esclamazione da cowboy di MacClane https://doppiaggiitalioti.wordpress.com/2014/08/29/trappola-di-cristallo-die-hard-1988/

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    1. Giusto bravo! Avevo messo il link nel pezzo su “Trappola di cristallo” ho dimenticato di citarti anche qui.

      Per altro, la versione originale di “When Johnny Comes Marching Home" è una canzone tradizionale Irlandese, ed in questo film è proprio Simon a sottolineare le origini Irlandesi di McClane, quindi i legami ci sono eccome! ;-) Cheers

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  8. Tra tutti i Die Hard questo è probabilmente quello che seguito di meno, però Samuel Jackson merita una seconda visione.

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    1. Pensavo fosse uno dei più popolari, anche per via del titolo italiano truffaldino. Seconda visione meritatissima non solo é un gran Action ma fa proprio ridere ;-) Cheers

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  9. Che poi la traduzione italiana del cartello che Willis si deve portare appresso per le strade di NY è una delle poche fedeli. I Hate Niggers, e in italiano è Io odio i negracci.
    Oggi, nigger lo traducono (male) come "negro", che non è dispregiativo se non per i zozzoni radicalchic del Pd :p

    Moz-

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    1. Originariamente magari no ma con il tempo e la storia ha assunto una denotazione negativa, sull'argomento (per una volta) sto con Spike Lee più che con, che ne so, gli NWA ;-)In ogni caso quando vedo quella scena penso sempre "Auguri McClane! Ora sono dolori". Cheers

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    2. Mettici pure che Lee mi sta sul cazzo (avrei detto in culo, ma non mi piace l'idea) e allora... :p

      Moz-

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    3. Diventa anche complicato trovare simpatico Spike Lee, anche perché è tutto tranne che simpatico, ma ma per l'esempio in questione andava bene. Cheers!

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  10. Aaahh, un altro film che ha segnato la mia adolescenza e la mia passione per il cinema. Bruce Willis in quegli anni mi avrebbe convinto a guardare anche una maratona di pubblicità dei telefonini! Qui (e in L'Ultimo Boyscout) secondo me ha toccato il suo apice

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    1. ti capisco benissimo, la trilogia di "Die Hard", "L'ultimo Boyscout", e poco altro, l'apice di Bruce Willis, non c'è "FIBRA!!" che posso reggere il confronto ;-) Cheers

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  11. Fantastica recensione uomo! Tra l'altro ricordo che io ero andato a vedere questo filmozzo con la mia girl di allora (ne approfitto per salutarla "Ciao!"). Inizio davvero col botto, un primo minuto che è intavolato in modo effettivamente sorprendente. Un'altra faccenda che mi piace assai (tra le altre) è che John e "Simon" non si scontrano mai direttamente. C'è il buono (malconcio) e c'è il cattivone (molto elegante) e uno si aspetta il mega scontro finale tra i due. Una cosa alla Arma Letale. E invece no. Tutto ciò inizialmente mi aveva lasciato l'amaro (Averna) in bocca ma poi, pensandoci meglio, l'ho trovata una soluzione indovinata. Ricordo poi che mi aveva fatto ridere assai la battuta "Bravo, fa rima". Non è la battutona del secolo ma piazzata così mi ha causato ilarità in sala. Ah, la storia delle tanichette non la capirò mai.

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    1. Ti ringrazio capo! Per essere un seguito è ben fatto (anche) perché riesce a distinguersi dai precedenti (niente Natale, primo film a NY, nessun faccia a faccia con il cattivo) ma restando comunque riconoscibile, le due pallottole finali sono le stesse che John aveva a disposizione anche nel primo film. "Bravo, fa rima" ancora oggi mi fa ridere un sacco, mi viene sempre in mente quando sento qualche cantante Rap che si impegna tantissimo ;-) Cheers!

      P.S. Riempi quella da cinque fino all'orlo e la travasi in quella da tre, risultato due litri in quella da cinque, poi chiedi a John McTiernan di fare un comodo stacco di montaggio, e riprendere la scena con la tanica miracolosamente piena ;-)

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    2. Su internet potete trovare facilmente la risposta all'enigma delle taniche. Il film non aiuta a capirlo

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    3. Il film stacca, e riprende con John e Zeus che hanno già risolto, ci sono più modi per risolverlo, ma una volta ottenuti per differenza due litri (o galloni) della tanica da cinque, il gioco è praticamente fatto.

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  12. Ci sono tante di quelle scene "Ma Cazzo!" che ho adorato "Die Hard 3"

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    1. Mi piace definizione, scene "Ma cazzo!" rende proprio l'idea :-D Cheers

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