venerdì 24 marzo 2017

Il demone sotto la pelle (1975): I've got you under my skin


Alla fine senza una rubrica lunga dedicata ad un uno dei miei registi preferiti non riesco proprio a stare, ci ho messo un po’ a cominciare, ma oggi si parte, dopo aver reso omaggio al Maestro John Carpenter, in una rubrica che avete molto apprezzato (e vi ringrazio di cuore!), è il momento dell’altro che inizia per “C”, caposaldo assoluto della mia passione cinematografica, David Cronenberg, benvenuti quindi a… Il mio secondo Canadese preferito!

Pochi autori hanno saputo rendere le proprie ossessioni materia da cinema come ha fatto David Cronenberg nella sua lunga carriera, figlio di un editorialista di Baltimora e di una musicista canadese, fin da giovanissimo Cronenberg ha avuto due grosse manie: i motori e le mutazioni del corpo. Si avvicina al cinema dopo anni passati ad affinare il suo talento di scrittore con racconti fantascientifici,  “Stereo” (1969) e “Crimes of the Future” (1970), sono i suoi prima lavori, simili per molti versi, scritti, diretti, fotografati e montanti dall’allora 27enne Cronenberg, mediometraggi girati in 35mm a tema fantascientifico, senza dialoghi e con un'unica voce narrante, ma è nel 1975 che il nostro Davide Birra fa il salto esordendo con il primo lungometraggio “Il demone sotto la pelle”, una horror in cui sono già germogliano i temi del mio secondo Canadese preferito.

L’idea del film arriva a Cronenberg in sogno, una coppia in un letto, un ragazzo e una ragazza, ma prima che iniziate a fregarvi le manine ve lo dico subito: no, non è uno di QUEI sogni, perché in un attimo dalla bocca della ragazza esce un ragno ed ora, io non so se in Canada abbiano l’equivalente della peperonata, ma Cronenberg quella sera deve aver fatto il pieno prima di mettersi a letto.


Continuiamo la tradizione del titoli di testa? Ma si dai!
Per motivi squisitamente di assenza di pecunia, Cronenberg sostituisce i ragni con gli orridi vermoni che vedremo nel film finito, perché animare tutte le otto zampette con gli effetti speciali costa e il buon David di soldi non ne ha, tanto che per un po’ corre il rischio di vendere la sua sceneggiatura al solito Roger Corman che già aveva nasato il potenziale da B-Movie della trama, anche perché i primi titoli di lavorazione della pellicola lasciavano pochi dubbi in tal senso, “Orgy of the Blood Parasite”, ma anche “The Parasite Murders” come uscì per la prima volta in (poche) sale cinematografiche canadesi per, poi, prendere il suo titolo definitivo anche se più generico “Shivers”, anche se quello con cui è uscito negli Stati Uniti è da tenere a mente, “They came from within” lasciatemi l’icona aperta che poi ci torno.

La freccia serve a sottolineare il concetto.
Ma qui è proprio il Canada a metterci la foglia d’acero lo zampino, sotto forma di finanziamento per i giovani artisti, un pugno di dollari (canadesi), 179.000 per l’esattezza che a Cronenberg sono più che sufficienti per girare il suo esordio, nel giro di un mese, montaggio compreso. Sfiga! Nessuno deve aver letto il copione prima, perché a film terminato Cronenberg con la sua pellicola scatena una cagnara mai finita, il giornalista Robert Fulford dalla pagine della rivista Saturday Night, decise di toccarla piano con un articolo sul film intitolato: “You should know how bad this movie is, you paid for it”, una cosa del tipo: "Dovreste sapere quanto fa schifo, visto che lo avete pagato". Mica male come recensione.

I contenuti controversi del film diventano oggetto di una seduta del parlamento canadese (storia vera) che alla fine dà il via libera alla distribuzione in pochissime sale, il film si becca recensioni contrastanti, ma fa discutere, lo stesso Cronenberg nei contenuti speciali del DVD racconta di quella volta nel 1980 in cui il suo film venne presentato in Germania e uno spettatore incazzato saltò su tuonando che era tutto un plagio di “Alien”, salvo poi calmarsi quando lo stesso Cronenberg gli spiegò che il suo film era stato girato nel 1975, ben quattro anni prima del capolavoro di Ridley Scott (storia vera).


David impegnato a dirigere e a pulire il pavimento, questa si che è efficienza.
Ed è chiaro ancora oggi il perché di tutte queste reazioni, “Il demone sotto la pelle” risponde perfettamente all’idea che Cronenberg ha del cinema, secondo lui l’arte deve far riflettere ed essere sovversiva, prendendo le distanze dai film mainstream che magari regalano qualche spavento, ma mantengono lo status quo.

La storia è ambientata in un palazzo lussuoso ed iper tecnologico noto come Arca di Noè, una serie di appartamenti da sogno che vi costano come l’ultimo traghetto per la Sardegna ad agosto, la pace di questo super palazzo per ricconi è interrotta da un fatto di sangue, il Dr. Emil Hobbes (Fred Doederlin) uccide la studentessa tredicenne e probabilmente sua amante Annabelle Brown (Cathy Graham con calze al ginocchio per giustificare la giovane età) per poi tagliarsi la gola.

Si pensa ad un incidente scabroso, ma isolato, in realtà, il Dottore stava cercando di controllare un esperimento scappato di mano, un parassita inserito all’interno della ragazza, con l’intento di replicare alcune funzioni del corpo, con il piccolissimo effetto collaterale di trasformare il portatore del parassita in una bestia guidata dagli istinti e senza inibizioni, tutti i tipi di istinti, specialmente sessuali, infatti, il parassita ha proliferato tra gli abitanti del complesso residenziale, complice l’abbondante darci dentro della paziente zero, da qui in poi, i casini e i vermoni inizieranno ad abbondare.

Ecco, qui è quando le cose iniziano ad andare veramente di cacca.
Parlando di High-Rise, recente adattamento cinematografico del romanzo “Il condominio” di James G. Ballard, mi ero già trovato a citare David Cronenberg e il suo “Shivers”, uscito nello stesso anno del libro, l’influenza di Ballard sul mio secondo Canadese preferito è chiara, anzi, diventerà palese nel 1996 quando Cronenberg dirigerà “Crash” tratto proprio dall’omonimo romanzo dello scrittore e questo serve a ribadire un concetto che mi sentirete esprimere spesso parlando del cinema di Cronenberg: la continuità tematica.

Sì, perché pur trattandosi del suo esordio, l’allora 32enne Davide Birra aveva già chiari in testa tutti i temi chiave del suo cinema, è la soffocante continuità con cui continuerà ad esporli e sviscerarli nei suoi film, è sempre stato un suo tratto distintivo, una ricerca ossessiva, anzi da ossessivo, sempre con quel suo occhio distaccato da anatomopatologo, per cui gli voglio tanto bene, perché tra pazzoidi ci si capisce al volo.


"Scusate gente, oggi ho avuto davvero una brutta giornata".
Il Dr. Emil Hobbes è il classico “Mad Doctor” della tradizione dei film horror, una figura ricorrente nelle prime pellicole di Cronenberg perché, ricordatevi, un ossessivo non molla un'idea finché non è arrivato a sviscerarla in profondità mettetevi in questo ordine di idee quando si parla di Cronenberg ed occhio ai nomi, Hobbes non è stato certo scelto a caso, proprio dal filosofo Thomas Hobbes, David prende in prestito il concetto sulla natura egoistica e competitiva dell’uomo, mentre da Ballard, quelle che per lo scrittore sono le principali ossessioni dell’uomo moderno: sesso e paranoia.

Classico esempio di metodo Montessori in azione.
Il tutto condito dal lavoro di sua maestà George A. Romero, l’influenza del capolavoro “La notte dei morti viventi” (1968) è ben visibile qui e in tutti i primi film di Cronenberg, quelli più smaccatamente Body Horror, le persone infettate dal parassita vermone diventano una sorta di zombie, non mossi dall’istinto primario della fame, ma quello altrettanto fondamentale per il sesso ed è forte anche una certa vena anarchica e sovversiva che arriva da Ballard e da Romero, ben visibile specialmente nel finale del film.

Brivido! Terrore! Raccapriccio! La notte dei Canadesi viventi!
Ma la vera forza di “Shivers” sta nella sua messa in scena, grezza quanto volete, vero, ma in cui è già visibile il talento del giovane autore che, malgrado il budget risibile e un cast variegato (si va dai totali esordienti alla leggendaria Barbara Steele, un applauso sarebbe gradito), riesce a non far mai scadere la trama nel trash o involontariamente comico, ma mantiene la tensione bella alta, grazie ad un'arte che affinerà di film in film, il colpo segreto del malessere UA-TAAA!!

I parassiti responsabili dell’infezione, riescono ad essere allo stesso tempo fallici (nella forma) ed escrementizi nell’aspetto, anche quel loro caratteristico modo di venir espulsi dal corpo, in scene come quella con protagonista Nicholas Tudor (Allan Kolman) che letteralmente ne partorisce uno, oppure il processo inverso, sì sto parlando della celebre scena della vasca da bagno, in cui la Betts interpretata da Barbara Steele a sua volta fa la conoscenza dei carnosi mostrini, nove anni prima della scena della vasca di “Nightmare dal profondo della notte” (1984) di Wes Craven.


Voglio restare tutto il giorno in una vasca, con il vermone che mi coccola la testa.
Di loro, i vermazzi sono una vera schifezza, l’idea stessa di questi cosi maledetti, clandestini pulsanti all’interno del corpo, sono una trovata che sa subito di malattia, di infezione, se il film ha cambiato titolo tante volte e quello italiano è figlio dell’abitudine anni ’70 di inventarci titoli lunghissimi, per una volta, a mio avviso, è anche azzeccato, l’idea di un “Demone sotto la pelle” è centrata, fa pensare subito alla malattia, viene voglia di correre a lavarsi la mani, a farsi una TAC, se non proprio a farsi ricoverare in day hospital, insomma, mi smuove le budella che poi è proprio quello che voleva ottenere Cronenberg con il film.

Di fatto, i vermazzi sono quelli di Dimensione Terrore (l’omaggio di Fred Dekker a Cronenberg nel film era appena appena percettibile, due righe proprio), ma privati di ogni possibile rischio di umorismo, specialmente perché Cronenberg è bravissimo a rendere spaventoso anche un elemento ricorrente nel genere Horror, ma solitamente inserito per alleviare la tensione e portare gli adolescenti in sala: il sesso.


Se fosse un film romantico qui la gente sarebbe in lacrime. Sfiga! E' un horror!
In questa invasione zombie di origine scientifica, il sesso perde la sua componente affettiva e piacevole, diventando il mezzo per cui l’infezione si propaga, un HIV ante litteram in grado di generare solo malessere anche nello spettatore, durante la sua fuga il protagonista Roger St. Luc (Paul Hampton, anche se per certe facce che fa sembra Graham Chapman dei Monty Python) assiste a scene erotiche di tutti i tipi, ma prive della loro componente erotica, a ben pensarci sembra la fuga di Wendy Torrance tra i corridoi dell’Overlook hotel di “Shinning” di Stanley Kubrick, solo con più incesti e meno gente in costume da cane.

"Ciao, Danny. Vieni a giocare con noi? Per sempre... per sempre... per sempre" (Cit.)
“Il demone sotto la pelle”, complice anche il titolo italiano, come dicevo così chiudo anche l'icona lasciata aperta lassù, è un film Matrioska tutto “Dal di dentro”, il parassita all’interno del corpo fa perdere ogni inibizione al portatore infettandolo, allo stesso modo, l’arca di Noè perde la sicurezza che solo il denaro può dare diventando un girone infernale pronto a sua volta a spargere la sua infezione al mondo esterno e a ben pensarci è anche il primo atto dell’infezione sparsa in giro per il cinema da David Cronenberg, il portatore sano della sua idea di cinema con cui invadere la settima arte e sapete qual è il bello? E’ solo il primo film della sua filmografia!

Tra sette giorni, sempre qui, l’invasione continua a diffondersi…

8 commenti:

  1. Ohhhh aspettavo questo ciclo sfregandomi le zampe, perché nel frattempo David Birra mi ha trasformato in mosca :-D
    《Voglio restare tutto il giorno in una vasca, con il vermone che mi coccola la testa.》 Sto ridendo da mezz'ora, questa frase andrebbe messa sulla fascetta del DVD :-P
    Inizio col botto e dovrei rivedermi questo film, che ho conosciuto troppo tardi (nei primi Duemila, credo) e dovrei riassaporare.
    David è un grandissimo e conto i giorni per il prossimo film in scaletta ^_^

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    1. Ti ringrazio, ti vedevo un po’ Seth brundle-mosca in questo giorni ;-) Mille grazie sono contento tu abbia apprezzato, e spero sarà così anche per tutti i prossimi Venerdì finché non finisco o mi trasformo in Cass-Mosca pure io ;-)

      Una pellicola grezza, ma pienissima di temi e idee, trovo clamoroso come questo film potrebbe scadere nel comico, invece non lo fai MAI, anzi, ogni volta lo riscopro sempre più inquietante. Cheers!

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  2. Una rubrica necessaria, non c'è che dire (anche con la speranza che Cronenberg ci regali qualche altro filmone finché può). Chi è il primo canadese preferito? Neil Young?

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    1. Ci tenevo ad omaggiare il mio secondo Canadese preferito, pare che abbia minacciato un ritiro, staremo a vedere, anche se mi dispiacerebbe. Azzeccato, il primo è Zio Neil Young ;-) Cheers!

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  3. Auguri per l'inaugurazione prima di tutto.. e complimenti, sempre sinceri, per la rece! Questo lo vidi in RAI nei primi anni '90 e, se non ricordo male, lo registrai perchè lo diedero in tarda serata... e come potrebbe essere altrimenti?! A quell'epoca riuscì a recuperare anche i due lungometraggi successivi che insieme a questo mi è sempre venuto spontaneo considerarli come una vera e propria trilogia, sia per i temi affrontati che per fattori più semplicemente cronologici!

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    1. Ti ringrazio moltissimo, ci ho messo un po' ad iniziare causa casini vari ma ora via si va ;-) Sarà stato trasmesso dal "Fuori Orario" di Ghezzi, che è un enorme appassionato di Cronenberg. Comunque dici bene i primi film del Canadese, fino a "Scanners" sono molto legati uno all'altro, tranquillo, ne parleremo diffusamente ;-) Cheers!

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  4. Non vado matto per il body horror, ma ho tanta stima per Cronenberg e per le sue opere di pellicola e carne

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    1. Specialmente nei suoi primo film, almeno fino a “La Mosca”, Cronenberg è stato uno dei maggiori cantori del body horror, dopo è diventato ancora più sinistro e sottile, per qualche settimane ne parleremo diffusamente ;-) Cheers

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