venerdì 14 aprile 2017

Brood - La covata malefica (1979): Tenere lontano da donne in gravidanza


Superata in curva la parentesi motoristica di Veloci di Mestiere, David Cronenberg torna con un film dai contenuti, le tematiche e i litri di sangue decisamente più vicino ai suoni soliti lavoro, ah! Quasi dimenticavo: bentornati al nuovo capitolo della rubrica… Il mio secondo Canadese preferito!



Il 1979 dev'essere stato un anno interessante per il nostro David Cronenberg, in virtù dell’attenzione di critica e pubblico (la prima più dei secondi), le case di produzione iniziano a fidarsi di più del talento dell’allora 36enne, motivo per cui il suo nuovo lavoro “Brood” (da noi con l’aggiunta del sottotitolo “La covata malefica” che ribadisce il concetto) può contare su una maggiore diffusione sul mercato e anche un paio di attori importanti nel cast come Oliver Reed e Samantha Eggar.

Ma se sul fronte lavorativo, il 1979 di Davide Birra andava come una lippa, su quello privato non era tutto pesche e crema, proprio quell’anno il mio secondo Canadese preferito divorziò dall’allora moglie Margaret Hindson, separazione problematica che con i suoi travagliati strascichi di burocrazia e affidamento dei figli gettò un'aurea di pessimismo su Cronenberg. Non che di solito sia un raggio di sole, eh?

"Chi ha ordinato una pizza?" (umorismo da cinefilo).
A questo punto dovrebbe essere chiaro a tutti che David Cronenberg fa le cose, qualunque esse siano, a modo suo e da grande uomo di cinema qual'è elabora il divorzio su pellicola, il risultato è “Brood” un film che lo stesso Cronenberg è arrivato a definire la sua versione di “Kramer contro Kramer” (uscito lo stesso anno), una definizione che mi sembra molto azzeccata, aggiungo solo che invece di Dustin Hoffman e Meryl Streep, qui ci trovate molto più sangue, mutazioni e bambini orribili celati sono cappucci colorati... Ve l’ho detto che Cronenberg fa le cose a modo suo, no?


"Così brava, fai un bello zoom su tutto quel sangue".
La maggiore disponibilità economica del budget, permette al regista di avere per il suo film le musiche di Howard Shore, al suo esordio come compositore per il cinema con un tema musicale incredibilmente azzeccato (ed inquietante) che in certi passaggi evoca l’Hermann di “Psycho”. I due devono essersi trovati piuttosto bene a lavorare insieme, visto che Shore ad esclusione di un titolo (“La Zona Morta” 1983) ha composto le musiche per TUTTI i film di Cronenberg da “Brood” in poi. Sì, dai, diciamo che si sono piaciucchiati.

Cronenberg gira il film in pochissimo tempo, pare che Samantha Eggar sia rimasta sul set solo quattro giorni e la realizzazione si completa senza particolari intoppi, dando ulteriore credito al talento di Davide Birra. Beh, un problemino c’è stato, in effetti: un giorno sono dovuti andare a pagare la cauzione ad Oliver Reed, arrestato dalla polizia canadese, mentre ehm… Camminava nudo a bordo strada. La sua spiegazione ufficiale? Stava cercando di vincere la classica scommessa da ubriachi di raggiungere il bar più vicino camminando nudo nell’inverno canadese (storia vera). A parte questo, una favola tutto sotto controllo. Trama e poi parliamo del film!

"Mi mancava poco, avrei vinto un sacco di birra, una cassa!".
Nola (Samantha Eggar) è ricoverata nella clinica del Dr. Raglan (Oliver Reed, con i vestiti addosso) geniale inventore di una nuova tecnica psichiatrica chiamata "psicoplasmia". Le sedute sono così segrete che il dottore costringe la sua paziente ad una rigida reclusione.

Tanto che non può ricevere visite nemmeno dal marito Frank (Art Hindle), ma solo qualche sporadica visita dalla loro figlia, la piccola bionda e frangettatissima Candice (Cindy Hinds) che, però, dopo ogni visita si ritrova con segni e lividi sul corpo che insospettiscono il padre che inizia così ad indagare sulle pratiche del Dr. Raglan raccogliendo le testimonianze di alcuni suoi ex pazienti.

Le cose si complicano quando le persone nelle immediate vicinanze di Candice (nonna, nonno e maestra dell’asilo) iniziano a morire, uccise malamente da alcuni esserini che ad una prima occhiata sembrano bambini in tutta da sci colorata, ma che in realtà sono molto, ma molto peggio… Mettiamola così: sono adorabili come i figli dei miei vicini di casa e fanno pure altrettanto senso.


Come quando incontro i figli dei miei vicini per le scale, uguale, stessa scena!
“Brood” è il film perfetto per farti passare la voglia di procreare, sulla copertina del DVD dovrebbero scriverci sopra “Da non utilizzare in caso di gravidanza”, come fanno per alcool e sigarette, perché l’antica mossa segreta di Cronenberg, il famigerato “Colpo segreto del malessere”, potrebbe colpire più duramente che mai.

Sì, perché “Brood” analizza la fobia della riproduzione, espande all’inverosimile il fascino, ma anche il dolore e i traumi che il corpo femminile subisce prima durante e dopo il parto. Cronenberg con il suo solito occhio da anatomopatologo, è più interessato alle mutazioni del corpo che la procreazione comporta, ma tutto questo deve sottostare al vero tema strisciante del film: la rabbia.


Ah quasi dimenticavo! I titoli di testa del film, come da tradizione.
Proprio con “Brood” Cronenberg fa dell’autoanalisi per la rabbia che la fine di un matrimonio si porta dietro, non è un caso che l’ipnotica e spiazzante scena di apertura sia proprio una delle teatrali sedute terapeutiche del Dr. Raglan, un riferimento alla finzione (del cinema) all’interno della finzione (del film) e anche il finale (che non vi rivelerò, tranquilli!) è uno dei più neri e pessimisti mai firmati da Cronenberg.

"Dimmi fai ancora quei sogni la notte" , "No ho smesso... di dormire".
L’umore del nostro Davide Birra nel 1979 era questo, infatti non ho mai trovato molto sensate le accuse di misoginia al film (Raglan è un uomo ed è pure stronzo, fine dei giochi), ma per sua stessa ammissione alcuni tratti caratteriali di Nola, sono ispirati all’ex moglie di Cronenberg.

Il regista canadese cerca di dare una forma a quella rabbia, proprio come fa Nola nel film, il corpo che muta cercando di stare al passo dei desideri e delle pulsioni delle mente, un tema, forse IL tema Cronenberghiano per eccellenza, che da qui in poi diventerà centrale in tutti i suoi film (tipo “Scanners”, per non fare nomi).

“Brood” procede in un crescendo orrifico gestito alla perfezione del regista, una delle scene che mi fanno sempre friggere sulla poltrona, è quella in cui il protagonista incontra uno degli ex pazienti di Raglan, interpretato da Robert Silverman, l’uomo odia il dottore e vorrebbe smascherare la farsa della sua “psicoplasmia" (solo Cronenberg può inventarsi tecniche mediche che non esistono!), la sua rabbia ha la forma di un sarcoma, un cancro del sistema linfatico che da solo è in grado di incasinare la mente degli spettatori più ipocondriaci. Mi sa che non solo le donne gravide debbano tenersi a distanza da questo film.


"Ehm piacere di conoscermi. Posso correre a lavarmi le mani ora?".
Nola, definita dal personaggio di Robert Silverman un“Ape regina” dà letteralmente corpo alla sua rabbia, le creaturine assassine, che sembrano un omaggio di Cronenberg alla scena finale di "A Venezia un Dicembre rosso shocking" (1973) di Nicolas Roeg (a proposito di film che fanno strizza sul serio), sono l’estensione della mente e delle pulsioni rabbiose di Nola, il tutto in un crescendo horror che raggiunge il suo apice nella scoperta del marito, una scena di puro e stomachevole body horror, di cui non dirò nulla, sappiate solo che l’idea del sangue leccato, è stata un’iniziativa di Samantha Eggar ben accettata dal regista, sarà stata sul set solo quattro giorni, ma l’attrice ha capito bene la potenza della scena in questione.

Vi mostro solo questo fotogramma, andate e vedervi il film e angosciatevi da soli.
Il Dr. Hal Raglan di Oliver Reed è la terza declinazione del concetto di “Mad Doctor” fornita da Cronenberg dopo Il demone sotto la pelle e Rabid, ma il nostro ossessivo preferito continuerà a dissezionare questo archetipo narrativo ancora ed ancora nei suoi film, un po’ come fanno qui con il corpo delle creaturine.

Proprio i mostrini in tuta colorata, garantiscono alcuni riusciti brividi, dimostrazione che Cronenberg a questo punto della sua carriera padroneggia il genere Horror alla grande, tra omicidi, manine che lasciano strisciate di sangue e batticarne utilizzati in maniera impropria, o forse no, stando al nome dell’attrezzo da cucina.

Inoltre, non riesco a non pensare che nei rigidi inverni canadesi, di bambini coperti da sciarpe, cappucci e guanti, devono essercene parecchi, quasi me lo vedo Cronenberg che va a scuola a prendere i figli e trova ispirazione per questo film!


"Manca un verde e un rosa poi sembriano i Power Ranger".
Sarà per l’ambientazione nevosa canadese, sarà perché anche qui, è Candice, la più giovane del film, a percepire per prima il pericolo, ma “Brood” ha dei punti di contatto anche con “Shining” di Stanley Kubrick che, però, è uscito solo nel 1980, non una novità per Cronenberg, visto che anche Il demone sotto la pelle, era stato additato di aver anticipato alcune tematiche rese celebri da Alien.

In fondo, entrambe le storie sono frutto di ansia genitoriale, quella di Stephen King che temeva di far del male alla sua famiglia, per colpa del suo problema con l’alcool e dall’altra l’ansia e il livore del divorzio di Cronenberg, anche qui Nola preferirebbe uccidere i suoi figli piuttosto che lasciarli all’ex compagno, un po’ come il Jack Torrance del film di Kubrick e seppur con differente qualità nella messa in scena, entrambi i film si giocano un protagonista terrorizzato, dietro ad una porta in legno che viene distrutta pezzo dopo pezzo.


"Shelley Duvall aiutami!! Solo tu mi puoi capire!!".
David Cronenberg migliora di film in film, i primi titoli della sua filmografia vanno in costante e bellissimo crescendo qualitativo (e sanguinoso), come un virus maligno si evolve e dopo “Brood” è ormai definitivamente uscito dal bozzolo, un'infezione pronta a diventare su larga scala difficile da arginare, nel corso di una carriera durata quasi quarant’anni (e non ancora terminata!) Hollywood, ad esempio, non ci è mai riuscita davvero a controllarlo.

Tra sette giorni, il virus esplode in tutta la sua potenza, il prossimo film della rubrica s'intitola, concentratevi, ve lo dico con la forza del pensiero…

8 commenti:

  1. Grande titolo, grande post. Oliver Reed mette inquietudine quando è sobrio, figuriamoci da ubriaco :-D (Scherzo, ovviamente: non è mai stato sobrio!)
    Solo guardando il faccione di Reed mi sono ricordato che avevo inserito questo film nello speciale "Psicobiblia", visto che il professore aveva raccolto in un libro (falso) la sua nuova branca medica!
    Davvero un film inquietante: roba buona, roba tanta! ;-)

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    1. Pare che Oliver Reed da bambino avesse un “Tato” di nome Jack Daniels ;-)
      Il suo personaggio è spaventoso, lo batte solamente Samantha Eggar per ovvie ragioni, ma il Dr. Raglan non è certo da meno! ;-) Oh grazie per il link, avevo dimenticato il tuo pezzo chiedo venia!

      La capacità di Cronenberg di andare sotto pelle allo spettatore è uno dei motivi per cui amo i suoi film, sono rimasti in pochi capaci di far friggere il pubblico sulla sedia come fa lui. Cheers!

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  2. E dopo questa esauriente spiritosa inrigante veritiera recensione e chi se lo perde questo film...
    Pericolo di aborto non ne abbiamo intorno quindi vado tranquilla e da sola come sempre perchè le distrazioni in questo genere me le godo con la paura nello stomaco per conto mio.
    Grazie mio caro..l'aspetto con ansia!
    Buona Pasqua di san.....pardon di felicità

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    1. Anche io penso che certi film vadano visti in solitudine anche solo per pura concentrazione, fammi poi sapere come è andata l'esperienza. Grazie a te e buona Pasqua, buon week end, insomma passatela bene ;-) Cheers!

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  3. Forse, il capolavoro Massimo di Cronenberg, dico forse perchè ce ne sono parecchi grandi capolavori che ha diretto ^_^

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    1. Non che prima scherzasse, ma da questo film in poi Cronenberg ha iniziato davvero a fare sul serio. Dei suoi primi film più smaccatamente Horror, questo è uno dei miei preferiti ;-) Cheers

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  4. Questo è uno dei "Cronenberg" di cui ricordo meno, anzi pochissimo... tranne l'atmosfera angosciosa (più pesante rispetto alle precedenti pellicole) ed il fatto che avesse un finale, come tu stesso hai detto, davvero nero... ma che purtroppo non ricordo! Strano perchè lo vidi alla stessa epoca dei due horror precedenti! Comunque sia DEVO recuperarli tutti e tre!

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    1. Te lo consiglio, rivedendolo per questa rubrica è quello che ho trovato addirittura migliore rispetto alle ultime visione, ma i primi film di Cronenberg vanno in lento e costante crescendo, di ansia, di follia e di qualità ;-) Cheers

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