venerdì 14 luglio 2017

A Dangerous Method (2011): Freudiano o Junghiano? Avrei preferito Cronenberghiano


Trovo molto logico che il padre del cinema della mutazioni del corpo e della mente, sia affascinato dalla psicologia e dai suoi grandi padri fondatori, che poi sono i vertici del triangolo al centro del film di oggi, bentornati alla rubrica… Il mio secondo Canadese preferito!
Il corpo umano, come ci hanno insegnato tante puntate di “Siamo fatti così”, è una macchina complessa che trova quasi sempre il modo di riparare se stessa, inoltre ogni parte del nostro corpicino può contare su una scienza medica che si occupa di tutte le singole parti, per il cuore abbiamo i cardiologi, per le ossa gli ortopedici, oculisti si occupano degli occhi, mentre per quanto riguarda la mente, possiamo sempre fare come Woody Allen e contattare uno psicologo.

Cronenberg con il suo cinema ha esplorato il corpo e le sue mutazioni, ma soprattutto le flessioni della mente, a giudicare dal quantitativo e dall’importanza del sesso nei suoi film, potrebbe essere un grande ammiratore di Freud, anche se Davide Birra si è sempre definito assolutamente non Freudiano (storia vera).

Inoltre, Freud è sempre stato un personaggio che ha affascinato il cinema, sto pensando al film di John Huston “Freud - Passioni segrete” (1962) dove il padre della psicologia era interpretato dal mai abbastanza citato Montgomery Clift, mentre il rapporto tra Carl Gustav Jung e Sabina Spielrein è stato portato al cinema nel 2002 anche da Roberto Faenza in “Prendimi l'anima”.

Certo, io sono un Cronenberghiano senza ritorno, quindi non faccio testo, ma se dovessi scegliere un regista, per raccontarvi la storia dei complicati rapporti tra Jung, la Spielrein e “Zigmy” Freud, io non avrei dubbi, questa è roba per Cronenberg tutta la vita!

Stiamo discendendo lungo una china pericolosa...
Lo pensavo anche nel 2011, quando andai a vedere “A Dangerous Method” leggerissimamente gasato dall’idea di un film ideale per Davide Birra, con la gradita nota aggiuntiva di essere anche la terza collaborazione in fila tra il Canadese e Viggo Mortensen che, in linea di massima, con i due film precedenti hanno fatto benino.

Non ho mai studiato psicologia, cioè in realtà in vita mia non ho mai studiato un cazzo di niente per essere precisi, però ho sempre trovato le vicissitudini tra Freud, Jung, Sándor Ferenczi e quel club di prime donne che hanno di fatto inventato una complessa nuova branca della medicina, incredibilmente interessanti.

Essendo io una capra di montagna, il mio interesse non era tanto per le teorie, quanto più sulle storie, perchè quel club del cucito di cervelloni, ha prodotto un quantitativo esagerato di aneddoti uno migliore dell’altro, gli scambi epistolari si sono sprecati e il risultato erano chicche clamorose, come quella di Jung che sogna di consegnare a Freud la punta del suo stesso pene, servito su un piattino (storia vera!), roba che per essere interpretata non richiede davvero il padre della psicoanalisi, ma che ditemi se non sembra pensata per un film di Cronenberg.

"La forma di questo sigaro denota un desiderio fallico" , "Guardi che è il suo dottò!".
Eppure, “A Dangerous Method” risulta il film che trovo meno efficace del mio secondo Canadese preferito, non lo dico a cuor leggero, visto che è uno dei miei preferiti, ma soprattutto perché mi ritrovo spesso in connessione con le trame raccontata da Davide Birra (sarà perché sono pazzo? Probabile), questo davvero è un film che parla tanto, ma mi dice davvero poco, anche se avrebbe tante cose da dire.

La sceneggiatura di Christopher Hampton (sceneggiatore i fiducia di Stephen Frears) si basa sul suo stesso spettacolo teatrale del 2002, a sua volta basato sul libro di John Kerr “Un metodo molto pericoloso” del 1993. Trovo sensato che un film sulla psicologia, risulti molto parlato, proprio come una seduta dallo psicologo, il problema che allo stesso modo nella storia ci sono tantissimi spunti che, però, non vengono mai approfonditi pienamente, complice anche il fatto che Cronenberg, nell’ultima fase della sua carriera, abbia scelto di concentrarsi sempre più sulle mutazioni interiori (della mente) dei protagonisti, piuttosto che su quelle fisiche.

L’approccio di Cronenebrg è clinico, come al solito, anche nel modo freddo di inquadrare i personaggi, ma il film fa ancora meno concessioni alla “Carne” di quelli precedenti, se il romanzo originale di Spider e il fumetto a cui è stato tratto A History of violence, fornivano molte scene grondanti sangue che Cronenberg ha scelto volutamente (e con successo) di ignorare, qui un approccio più fisico avrebbe aiutato, magari non il pene di Fassbender su un piattino ecco, anche se sono sicuro che molto pubblico femminile avrebbe parecchio apprezzato.

Sabina Spielrein (Keira Knightley) è la nuova tormentata paziente di Carl Gustav Jung (Michael Fassbender) a cui il dottore diagnostica una grave forma di schizzofrenia, legata ai maltrattamenti infantili, un gravissimo caso di “Daddy issues” in cui le mani pesanti paterne, fanno scattare l’eccitazione sessuale per l’umiliazione e le sculacciate della donna, praticamente la versione seria di quella cazzata di cinquanta sfumature di grigio, nero, verde, o il colore che preferite.

"Siiii fammi male! Leggimi un libro di E. L. James!".
Sabina Spielrein fermamente intenzionata a guarire e diventare a sua volta psicologa, subisce il trasfert medico/paziente in un modo tutto suo e complice l’intervento di Otto Gross (un convincente Vincent Cassel a cui fa bene lavorare con Cronenberg), alla fine pure il nostro Jung capitola al controtransfert diventando l’amante della donna.

A suo modo la Spielrein con la sua sessualità, arriva a dividere gli Inseparabili Freud e Jung, esattamente come capitava ai gemelli Mantle, peccato, però, che dei tantissimi argomenti Cronenberghiani ed estremamente coerenti con la filmografia del regista (Continuità. Tematica. Soffocante. Così anche perché questo film ho citato la mia frase mantra), la sensazione che ho anche dopo aver rivisto il film, è quella di una storia che si muove troppo sulla superfice e non centra mai il bersaglio.

Della prima visione al cinema di questo film ricordavo solo che a fine film mi mancava la carne e il sangue (vero o metaforico che sia) degli altri film di Cronenberg, che il finale arrivava di colpo BOOM! E che se non ho mai apprezzato Keira “Clavicole” Knightley ho sempre avuto le mie ragioni e questo film è una di quelle.

Venga esibito il reperto "A", le clavicole.
La trama è talmente piena di argomenti che procede spesso fin troppo velocemente, Jung si lamenta che deve prestare servizio militare, scena successiva, è tornato dal servizio militare. La moglie di Jung (la brava Sarah Gadon in un ruolo tutt’altro che semplice) aspetta il primo figlio e un attimo dopo ha già partorito anche il secondo, inoltre, tanti passaggi chiave della vita dei personaggi vengono dati per scontati.

Lo scontro ideologico fra l’approccio scientifico di Freud e quello più liberale, al limite della superstizione secondo l’arcigno “Zigmy” applicato da Jung deve essere già noto al pubblico, perché l’unica scena che Cronenberg dedica a questa sostanziale differenza tra i due, è quella della libreria che scricchiola, forse uno dei pochi momenti in cui Davide Birra utilizza il cinema e non i tanti dialoghi per raccontare qualcosa dei suoi personaggi.

"Cara tornerò prestissimo giusto il tem..." , "Vattene non ne posso più di sentirti blaterare".
Trovo significativo che le scene in cui le parole vengono ridotte all’osso, siano anche quelle più efficaci, ad esempio, il mio momento preferito è quando Jung sottopone al test della libera associazione di parole sua moglie Emma, in quel momento tutti quanti noi, spettatori e protagonisti della vicenda, arriviamo alla stessa conclusione sullo stato mentale delle donna, basandoci solo sulle sue lapidarie risposte, il fatto che quella picchiatella di Sabina Spielrein venga subito nominata assistente di Jung, invece, è la prova che fin dal suo esordio, la psicologia è basata sullo sfruttamento dei tirocinanti, un saluto a tutti i laureandi in psicologia!

A proposito di mostrare, un personaggio che agisce (molto!) più che parlare e che, infatti, nei pochi minuti in cui lo vediamo ruba lo schermo, è Otto Gross, uno che nella realtà ha avuto una vita breve, ma pazzesca, roba davvero da film, che qui è relegato alla funzione di Lucignolo di Jung, per fortuna Vincent Cassel interpreta il personaggio come un vero e proprio satiro, infatti risulta efficacissimo ed è anche uno dei pochi che porta nel film un atteggiamento un po’ sanguigno che quando c’è di mezzo Cronenberg, non fa mai male.

Il giardinaggio e la vita all'aria aperta secondo Vincent Cassel.
La storia è apertamente schierata, coerente con il suo dichiararsi non Freudiano, Cronenberg patteggia vistosamente per Jung, infatti il film ruota tutto intorno a lui e gli altri personaggi, come il già citato Otto, ma la stessa Sabina (i cui successi in campo medico e umano sono frettolosamente elencati nella didascalia che conclude il film) sono solo elementi nella vita del personaggio.

Sabina è quella che porta il sesso nella vita del protagonista, con il loro rapporto sadomaso, entrambi evolvono, un tema classico di Cronenberg che fin dagli esordi cinematografici ha utilizzato il sesso come scintilla per la mutazione (esteriore o interiore che sia) dei suoi personaggi. Il virus, questa volta, è la psicologia stessa, infatti la frase che resta più impressa di tutto il film, è il commento di Freud sulla nave poco prima di sbarcare in America: “Secondo voi lo sanno che stiamo arrivando a portar loro la peste?”.

"Viene da chiederselo, vero?" , "Da chiedersi cosa?" , "Se sia nuda sotto quel manto. È francese! Lo sai, no?" (Cit.)
Peccato che il film dica molte cose, senza approfondirne nessuna, solo il viaggio americano dei
Crosby, Still, Nash & Young della psicologia (Ferenczi, Spielrein, Freud & Jung) sarebbe potuto essere materia per un'intera pellicola, basta dire che qui Sándor Ferenczi, che in materia non è proprio l’ultimo della pista, si vede per tre secondi e viene mostrato come se fosse il portaborse di Freud.

Il primo che trova Ferenczi vince un mappamondo.
Buona parte dello sconto tra Freud e Jung è parlato, epistolare, non aiuta nemmeno che la messa in scena sia ben fatta, ma scolastica, bei costumi, “Bella la fotografia” (come si dice in questi casi), ma purtroppo il film si attesta in zona sceneggiato televisivo che per un film di Cronenebrg è davvero pochino. Nello scontro quasi edipico tra Jung e Freud, una specie di padre morale del “Principe ereditario” della psicologia, ci starebbe tutto il film, anzi, ci starebbe un ottimo film di Cronenberg, ma nella trama ci sono troppi temi mai davvero sviscerati, per coinvolgere davvero.

Gli attori fanno un buon lavoro, Cronenberg ha voluto Michael Fassbender perché è stato il primo a riconoscere il fatto che l’Irlandese dia il meglio quando può sfoggiare la sua sensualità quasi selvaggia (per usare le parole del Canadese), non è un caso se quella che io considero la migliore prova di Michele Piegaveloce sia arrivata proprio nel 2011, però in “Shane” e non in questo film (sfiga!) dove Fassbender funziona, nulla da dire, ma tra tutti i protagonisti che arrivano devastati alla fine di un film di Croneneberg, lui è quello che mi provoca meno empatia e interpretando uno psicologo questo è molto grave!

"Sushi. È così che la mia ex-moglie mi chiamava. Pesce freddo" (Cit.)
Viggo Mortensen è un ottimo attore non protagonista, s'inventa la camminata curva giusta e si mimetizza dietro le lenti a contatto, pare che si sia letto tutti i libri di Freud su cui è riuscito a mettere le mani (e non sono propriamente pochi!) per calarsi nella parte, niente male per uno che è venuto giù in fretta e furia per sostituire Christoph Waltz, prima scelta per il ruolo e che, diciamolo, sarebbe stato più adatto anche fisicamente, peccato che in quel periodo, fosse andato a fare il circense nel non proprio esaltante “Come l'acqua per gli elefanti” (2011), quindi mi sa che ci è andata di sfiga a tutti.

Ma la sfiga suprema di questo film è la mia amica Clavicole, c’è stato un momento in cui Keira Knightley era in tutti i film, ma sì e no ne ricordo uno che ho apprezzato con lei, molti la considerato uber-gnocca, non discuto i gusti di nessuno, ma per me è sensuale come un osso di pollo, inoltre, qui non funziona, non funziona per niente.

Vai Clavicole, sguardo pronto, acuto e profondo... Acuto e profondo sono uguali, pronto fa schifo (Quasi-Cit.)
Pare che il primo contatto tra Clavicole e Davide Birra sia avvenuto via Skype, il regista ha chiesto alla ragazza di vedere qualcuna delle sue strambe espressioni da orgasmo (storia vera!), sapendolo Keira si era preparata qualche minuto prima allo specchio, sarò cattivo io (lo sono), ma un'attrice che non riesce a recitare nemmeno un orgasmo, per me dovrebbe cambiare mestiere.

Se Sabina Spielrein sta avendo un orgasmo, un colpo apoplettico, oppure uno spasmo dovuto alla sua condizione, Clavicole recita tutto allo stesso modo, quando la guardo non vedo un personaggio che soffre, vedo un'attrice che si sforza di risultare convincente, non basta la manovra dello “Smascellamento” a convincermi, la sua prova mi tira proprio fuori dal film, inoltre, tutti i personaggi femminili Cronenberghiani, più o meno affascinanti in base ai vostri gusti, sono sempre stati tutti a loro modo sensuali, qui invece chi ci tocca? Clavicole, ok va bene facciamoci del male!

Quanto ti vedo recitare cara mia, ho la stessa identica reazione.
Insomma, anche rivedendolo posso confermare che “A Dangerous Method” non è un brutto film, però mi manca la carne e il sangue, ma soprattutto quella capacità di arrivare sempre alla pancia, passando sottopelle che, invece, è la caratteristica principale di tutti gli altri film del mio secondo Canadese preferito, quindi più che schierarmi tra Freudiani, oppure Junghiani, avrei preferito qualcosa di più Cronenberghiano.

Prossima tappa del viaggio, ci andiamo in macchina, anzi, in Limousine, non badiamo a spese.

24 commenti:

  1. L'ho visto solo una volta e... Non mi é piaciuto minimamente e questa volta non ho avuto l'amico di turno che mi suggerì di dargli una seconda opportunità. A questo giro di giostra, Cronenberg (per me e per molti) ha toppato. Forse il primo flop assoluto del canadese. Eppure il campo sarebbe stato l'ideale del regista. Penso che un film di immagini, allegorie, metafore e "allucinazioni" (tutta roba non reale, ma immaginata dai vari protagonisti) al posto di un film solo chiacchierato sarebbe stato il terreno di gioco ideale di Cronenberg. La mente dei vari protagonisti sarebbe stata la protagonista. Un film giocato su più piani di lettura dove realtà, desideri nascosti e patologie psicologiche si incrociano. Chi, oltre al canadese, avrebbe potuto cavarne un capolavoro? Forse solo Lynch oltre a Croneneberg. Peccato. Un cast stellare e una trama perfetta non sono garanzia di successo.

    Sulla Knightley due parole al volo. La ragazza ha avuto una metamorfosi in questi anni. Peccato peggiorativa! Su Sky hanno dato la saga de "I Pirati dei Caraibi" e nel secondo capitolo era meravigliosa. Un filo più in carne, abbronzata, sensuale. Da lá il crollo. É tutta pelle&ossa, clavicole, mascella in fuori e pallida come "il culetto di un bambino". Peccato anche per lei.

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    1. I film di Cronenberg sono un alchimia complicatissima, per quello sono così unici, altri registi quando inseriscono carne e mutazioni, si beccano i complimenti e i paragoni con il Canadese, ma di fatto nessuno ha mai saputo replicare in pieno le atmosfere dei film di Cronenberg. Questa storia per brillare avrebbe avuto bisogno di un livello di coinvolgimento in stile “Inseparabili” che purtroppo qui manca.

      Il tema è un ideale approfondimento e continuazione di “Spider”, purtroppo David ha scelto di restare molto fedele al materiale originale, uno spettacolo teatrale, tratto da scambi epistolari, quindi molto dialogato. Secondo me quando il numero di parole in un film di Cronenberg aumenta, il suo cinema risulta meno efficace.

      Clavicole mi ha sempre detto pochino, esteticamente e come attrice, ha fatto anche qualche film che ho gradito, ma in generale non mi fa impazzire, e qui in certi momenti fa tanti sforzi ma ottiene poco coinvolgimento, Cronenebrg ha fatto recitare tutti, se non ci è riuscito con lei, vuol dire che è un caso disperato ;-) Cheers

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    2. In questo caso però, trasporre al cinema pari-pari una recita teatrale è stata la scelta più facile e, a conti fatti, pure quella sbagliata. Cronenberg spesso ha rischiato e ha portato a casa risultati clamorosi. Questa volta ha fatto il compitino.

      Tu e Lucius che ne sapete a pacchi, c'entra qualcosa la produzione? Magari ha imposto determinate scelte che ne so.

      Sulla Knightly temo tu abbia ragione.

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    3. Che poi a ben pensarsi, l’impostazione “Teatrale” e il melodramma sono due punti forti di Cronenberg, “La Mosca” è un melodramma con tre attori e pochissime location, “M. Butterfly” anche, quindi capisco benissimo perché Davide Birra sia stato attratto da questo soggetto, e non credo abbia subito pressioni dalla produzione, è veramente un regista che sguscia via, Hollywood non è mai riuscita a mettergli il guinzaglio ;-) Questo film ha lo stesso difetto che quello successivo “Cosmopolis” ha portato all’estremo, mostra poco e parla tanto, infatti la scena in cui Jung sottopone la moglie al test dell’associazione di parole, in cui le parole sono centellinate, funziona alla grande. Cheers!

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  2. Sono contento che anche a te non abbia convinto, credevo di aver perso il mio gusto cronenberghiano. Quando l'ho visto sono rimasto malissimo, oltre che annoiato a morte. Vista la potenza dei personaggi era lecito aspettarsi un film molto più potente di una serie di chiacchiere e le facce buffe di Keira: cerco di non ricordarlo, nella filmografia del regista :-P

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    1. Non è mai facile ammettere che un film di uno dei miei registi preferiti mi ha lasciato freddino, ma sarebbe anche ipocrita esaltarlo solo perché firmato proprio da uno dei miei preferiti. Il tema è molto interessante, ma il film non mi prende mai sul serio, non è un totale disastro, è un film medio, che purtroppo mi smuove poco nelle budella, cosa che con i film di Cronenberg non mi accade praticamente mai. Cheers

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  3. Perfettamente d'accordo. Io non sopporto questo film soprattutto per due motivi: il fatto che la Vienna di dicembre abbia la stessa luce della Vienna di agosto e la pessima interpretazione di Keira. Ottima analisi.

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    1. Vero, un film in cui si vede che è stato girato in un certo periodo dell’anno, anche se la storia copre anni della vita dei personaggi, i primi piani sugli attori (gelidi e chirurgici in tutti i film di Cronenberg, in particolare da “A history of violence” in poi) sono sempre molto efficaci, ma il resto della messa in scena purtroppo è banale. Ti ringrazio moltissimo! ;-) Cheers

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  4. Recensione perfetta. Mi hai tolto le parole di bocca fin dal titolo. Questo potrebbe forse essere un film di James Ivory, magari non al massimo della forma, ma non certo un Cronenberg. La delusione è stata tale che non ho visto nessuno dei suoi film successivi. Attendo le tue prossime recensioni per vedere se mi fai cambiare idea.

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    1. Ti ringrazio gentilissimo, il problema è che siamo di fronte ad un film buono ma un po’ insipido, e Cronenberg con i suoi temi e la sua carne, non dovrebbe mai essere insipido. Ti ringrazio, anche se i prossimi due forse sono ancora più complicati da “vendere” ;-) Cheers!

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  5. Anche per me il peggior film di Cronenberg.
    Per me però è pure un film brutto forte.
    Keira Knightley, che in altre occasioni non mi dispiace, qui offre un'interpretazione da brividi (di paura), e oltre a lei è tutto l'insieme che non regge.
    Al confronto, Cinquanta sfumature di grigio è un autentico Capolavoro. :)

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    1. No dai, Cinquanta sfumature di niente è ben più ridicolo, questo ha la grande colpa di essere… Gnecco, si può dire gnecco parlando di cinema? ;-)

      Il film in cui ho apprezzato di più Clavicole penso sia “Never Let Me Go” ma non ricordo altri, ricordo solo che ai tempi mi era piaciuto. In "The Imitation Game" aveva un contributo non negativo, niente io e Clavicole non saremo mai amici! ;-) Cheers

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  6. Salve Cassidy, sono il precisino anonimo delle recensione di El Diablo. Ecco questa recensione mi ha fatto passare del tutto la voglia di provare a dare una possibilità a questo film, non voglio rischiare di annoiarmi con Cronenberg.Tuttavia sei riuscito a farmi venir voglia di
    riguardare La promessa dell' assassino, film che mi aveva molto entusiasmato almeno fino alla rivelazione dell' identità del personaggio di Viggo, svolta che mi aveva lasciato alquanto
    perplesso, ma la tua considerazione sul suo destino è stata muy interessante e quindi uno di questi giorni provo a rispararmelo. Di Birra l'ultimo suo film che ho veramente amato è stato
    Spider, mentre stranamente quello successivo anche se abbastanza sanguinario mi è piaciuto un pò meno. E personalmente l' unico film che ho apprezzato di Clavicole è Domino, e non certo grazie a lei! Hola!

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    1. Oh buona sera, dopo questa premessa ti sei guadagnato il diritto di firmarti El Diablo ;-)
      Avrei davvero voluto rivedere il film e trovarci dentro qualcosa per cambiare idea io stesso, rispetto alla prima visione al cinema, invece nisba, ma sono felice di averti incuriosito per quanto riguarda Viggo “Tatoo” Mortensen, fammi poi sapere com’è andata ;-)

      A me “A history of violence” piace, forse un pelo più di “Spider” ma vorrei sempre dover scegliere tra film così.

      Ecco “Domino” è uno di quei film usciti nel periodo in cui Clavicole era ovunque, infatti ricordo di averlo visto al cinema e pensato che lei fosse davvero fuori ruolo per il personaggio. Non è uno dei miei preferiti di Tony “Nove telecamere” Scott, ricordo una presa per il culo a “Beverlu Hills 90210” che ai tempi mi fece ridere ;-) Cheers

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  7. Visto giusto un paio di volte, e a tutt'oggi lo ricordo praticamente solo come "il film dove la Kneightley smascella tantissimo". Basta.
    Ed e' un peccato, perche' era un film che attendevo con ansia. Comunque alla fin fine poteva andare peggio, si lascia vedere senza annoiare. Solo mi sarebbe piaciuto che David avesse continuato a lavorare col Fassbender, secondo me i due potevano dare grandi cose insieme.
    Complimenti come sempre per la recensione che, in ogni caso, mi ha fatto venir voglia di rivedere un film che non avevo assolutamente voglia di rivedere.

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    1. Purtroppo in una filmografia, anche in quella di un Maestro del cinema come Cronenberg, arriva quasi sempre il titolo non riuscito con cui fare i conti, concordo pienamente con te, non è un brutto film, lo si guarda ma avrebbe potuto essere molto migliore di così. Anche secondo me Fassbender, forse anche più di Mortensen, sembra nato per i film di Cronenberg, ma se David e Viggo (e Jeremy Irons prima) si sono incontrati al momento giusto, Fassbender ha perso il treno. Grazie mille, sempre gentilissimo! ;-) Cheers

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  8. nella mia ipotetica classifica di film del Cronnie questo è all'ultimo posto, comunnque digeribile

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    1. Anche nella mia. Non do voti ai film perché non ne sono davvero capace, se lo facessi questo prenderebbe un 5, perché comunque Cronenberg film davvero orribili non ne ha mai fatti. Cheers!

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  9. Insomma, abbiamo capito che questo film è piaciuto un casino un po' a tutti e che Keira Knightley è particolarmente amata XD. Parlando seriamente vorrei spezzare non dico una lancia ma uno stuzzicadenti a favore del film, perchè semplicemente penso non sia un brutto film ma un discreto film medio. Non so bene cosa si aspettassero gli spettatori da un film biografico su Jung, spero non un film con pochi dialoghi e molti sbudellamenti. Se in un film ci sono molti dialoghi tendenzialmente cerco di ascoltarli e capirli, altrimenti evito di vedere il film e mi riguardo Valhalla Rising, per dirne uno. A dangerous method, in un paio di occasioni, mi ha ricordato quelle 3 cose in croce che ho studiato nel campo della psicologia, in altri momenti mi ha fatto scoprire cose che non sapevo. interessantissima, per me, la preoccupazione che Freud manifesta in una scena riguardo alla credibilità della psicoanalisi, una disciplina inventata da un gruppo di studiosi ebrei che dovevano vedersela quotidianamente con detrattori di altre religioni e culture. molto pragmatico.
    Poi certo, il film in sè è tra i peggiori di Cronenberg (o tra i meno belli, fate un po' voi) e keira si è impegnata molto tentando una performance estrema in un personaggio estremo e forse troppo pesante per le sue esili spalle. Anzi, per le sue esili clavicole :p. Sarei curioso di sapere che ne pensa davvero di quella prova Cronenberg, un regista straordinario, grande direttore d'attori e dotato di un fiuto enorme che l'ha scelta in mezzo a molte altre candidate per la parte. Forse il problema principale dell'attrice, oltre a quello di non essere Meryll Streep, è la sua credibilità: un ruolo così drammatico non è adatto a una star nota soprattutto per interpretare l'aristocratica ben vestita o la ragazza carina di tante rom-com. Forse era meglio se a smascellare avessero chiamato Kate Winslet. O forse dietro ai casting ci sta una mafia che noi nemmeno ci sogniamo e tutto questo ragionamento non vale un tubo :D.

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    1. Anche secondo me non è affatto un brutto film, ma aiuta a spiegare allo spettatore alcune cose su Jung che magari il pubblico non conosceva, e molte altre le dà per scontate, o non ne parla proprio, ad esempio Jung ha fatto tutte le teorie riguardo ai bambini, e il suo rapporto con il padre burbero Freud deve aver contribuito. Come dicevo è un film da insufficienza non grave, che però poteva essere molto più “de panza” senza per forza degenerare nel body horror a tutti i costi.

      Vero la tua Clavicole forse non è giustissima per la parte, di sicuro Cronenberg ha visto qualcosa in lei, anche perché davvero ha sempre tirato fuori il meglio da tutti gli attori che ha diretto, infatti questa è una strana anomalia. Cheers

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  10. Di questo film ricordo solo le botte sulle natiche a Keira Knightley :I

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    1. Freud avrebbe un sacco di cosa da dire su questa tua analisi ;-) Forse direbbe che sei nato per criticare le prove degli attori ;-) Cheers!

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  11. Direi interessante per i temi trattati da Cronny, ammiro molto la verbosità in uno script con temi interessanti, forse molto meno estroverso carnalmente di quanto mi aspettassi ma alla fine una buona visione. Anche Keira nonostante una mimica un po' troppo sopra le righe rientra nel personaggio, peccato che la Gadob si veda poco nel film. Viggo e Fassy ottimo duo, che non si risparmia nei monologhi e Cassel un variabile sessuale impazzita messa sullo sfondo narrativo purtroppo.

    Mi ricorderò senore due scene: quella della libreria dove il libro cade (fatto che è successo veramente, dato che ho letto l'autobiografia di Jung) ed il sogno finale di Freud. Questo è propriamente il film maggiormente "minore" realizzato nel suo ultimo trittico: Cosmopolis e Maps tho the Stars sono di ben altra caratura e più rispecchiano il Cronenberg che conosco abitualmete.

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    1. Sei un signore io con Clavicole non riesco ad essere cosi magnanimo, in particolare in questo film. Ha la sfiga di non essere a fuoco, forse anche troppo materiale da cui pescare Freud e Jung si scrivevano come pazzi. Vero la scena del libro é davvero accaduta, io mi sarei concentrato su questo tipi di fatti reali ma io sono un cretino, Davide Birra un genio, se questo film brilla meno, beh fa sembrare gli altri ancora più lucenti. Trattandosi dell'unico film cosi cosi di una lunga ed irripetibile (ma imitata) carriera ci può stare. Cheers!

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