giovedì 27 luglio 2017

Nemesi (The Assignment) (2017): Nei panni di una Rodriguez


Wing-woman: «Ma quella chi è? Mi pare di averla già vista»
Cassidy: «E’ Michelle Rodriguez, quella di “Avatar” e Fast and furious»
W: «Ma perché la Rodriguez deve sempre fare questa parti da maschiaccio?»
C: «Eh, qui poi più maschiaccio che mai, ad inizio film era un sicario maschio, a cui un dottore pazzo taglia il piripacchio trasformandolo in una donna»
W: «Non c’era già un film così?»
C: «Sì, quello di Almodóvar, “La pelle che abito” con Banderas»
W: «Ma allora è un film vecchio, non è uscito adesso»
C: «Eehh, più o meno, è una lunga storia, poi sto già soffrendo, è pure di Walter Hill».


Un paio dei titoli con cui sentirete chiamare questo film.
Il dialogo qui sopra è preso dalle normali attività di Casa Cassidy (quindi storia vera), mi sembra significativo per provare a dare un'idea di “Tomboy”, anzi di “Tomboy: A Revenger's Tale”, meglio noto come “The Assignment”, ma anche “(Re) Assignment”, un film che cambia titoli di produzione come il suo protagonista cambia sesso e giusto per non farci mancare nulla, in uno strambo Paese a forma di scarpa di mia e vostra conoscenza, esce come “Nemesi”, il più banale e generico dei titoli possibili e anche quello meno legato alla trama del film. Ah, è l’ultima fatica cinematografica di Walter Hill… Vi lascio il tempo di gettarvi a terra imitando Wayne e Dana quando incontrano Alice Cooper in “Fusi di testa”.



Non mi sono mica dimenticato di avervi promesso una rubrica su Walter Hill (ho già il titolo pronto, storia vera!), sono ancora di questo avviso perché il buon Ruggero Collina è uno dei miei preferiti, serve davvero che vi dica che è il responsabile di alcuni capolavori clamorosi (“I guerrieri della notte”, “48 Ore”) e di un'infilata di altri titoli clamorosi, il tutto mentre produceva, beh roba da niente... La saga di Alien.

Presso il sottoscritto Walter Hill è tenuto, non in alta, ma in altissima considerazione e anche se la sua stella ultimamente non brilla (“Bullet to the head” del 2012 era un'opera Sylvester Stallone-centrica, divertente, ma molto minore, massacrata da un titolo italiano che… Vabbè, lasciamo stare), ogni suo nuovo lavoro per me è motivo d'interesse, in particolare se nel cast ci sono Michelle Rodriguez e Sigourney Weaver. Mi sono convinto a vedere film per molto, ma molto meno credetemi.


Loro sparano. Io faccio il pesce nel barile.
“The Assignment” (mi rifiuto di chiamarlo con l’inutile titolo italico), è la seconda pausa di Walter Hill dal suo quasi ritiro come lo ha definito lui, ma dal 2012 il buon Ruggero non è stato con le mani in mano, anzi si è dato parecchio da fare scrivendo fumetti, trovo incredibile che alcuni dei più influenti Maestri del cinema di genere (Carpenter, Romero… Ciao George!) negli ultimi anni si siano dati più da fare tra le vignette delle nona arte, piuttosto che tra gli schermi della settima.

Il nuovo film di Ruggero Collina ha avuto una storia produttiva iniziata parecchio tempo fa, la prima bozza scritta da Denis Hamill risale addirittura al 1978, s'intitolava proprio “Tomboy”, attirò subito l’attenzione di Walter Hill per il suo essere sfacciata e basata su un tema ai tempi inedito come il cambio di sesso, certo se lo avesse diretto allora, probabilmente sarebbe stato un film completamente diverso, non avrebbe avuto la Rodriguez come protagonista (che nel 1978 aveva… Zero anni), ma considerato che la scelta di Ruggero è stata quella di dirigere quella bomba di “Driver l'imprendibile” (1978), io direi che va bene così, o comunque, abbastanza bene così, perché “The Assignment” è un film incredibilmente coerente con la filmografia del maestro del noir americano, ma non è proprio tutto pesche e crema. Ah ve lo dico, potreste trovare qualche SPOILER sulla trama, poca roba ma vi avviso lo stesso!

Gira che ti rigira, finisco sempre a parlare di fumetti visto?
Pare che qualcosa sia andato perso nel passaggio dalla storia a fumetti originale, al film sul grande schermo, per maggiori dettagli, mi rimando al pezzo del Zinefilo dedicato al film, super completo e precisissimo in tutti i dettagli.

Frank Kitchen (Michelle Rodriguez con la barba e tutti i gadget maschili del caso) è un sicario a pagamento preciso, letale e silenzioso che, però, finisce per freddare l’uomo sbagliato, per la precisione il fratello della brillante e poco ortodossa dottoressa Rachel Jane (Sigourney Weaver) brillante chirurgo specializzata in cambi di sesso e operazioni ardite che ad inizio film è ospite del locale istituto psichiatrico, mentre il Dr. Ralph Galen (Tony Shalhoub) cerca di capire come la donna sia finita in camicia di forza e, soprattutto, se questo misterioso Frank Kitchen esista davvero.

Sì, perché il nostro Frank Kitchen un brutto giorno, si risveglia in una stanza d’albergo e scopre che qualcuno gli ha cambiato i connotati (letteralmente!) avete presente Ellen Barkin che si risveglia donna nel film di Blake Edwards “Nei panni di una bionda” (1991)? Ecco, stessa cosa, ma con nessuna concessione all’umorismo e il fatto che invece di una bionda, Frank si risveglia Michelle Rodriguez.


Quello che non manca a questo film, sono le locandine ben fatte.
Bisogna fare due precisazioni, una in particolare a farla è stato lo stesso Walter Hill, che ha dovuto spiegare a chiare lettere che questo film NON è un remake di un altro dei suoi classici, ovvero “Johnny il bello” (1989) in cui il ladruncolo con il volto deforme Mickey Rourke, diventa un figo per via dell’intervento del dott. Forest Whitaker ed ora che ci penso, nel film ci recitava anche Ellen Barkin (storia vera), i gradi di separazione tra tutti questi titoli iniziano a diventare molto meno di sei.

"Dopo l'operazione diventa Mickey Rourke" , "Maestro sarebbe un altro fil... Certo Maestro, come dice lei".
L’altra precisazione è di costume, mi sono cadute le braccia (dico le braccia in rispetto al povero Frank) quando ho scoperto che “The Assignment” in patria ha scatenato l’ira di una buona parte di pubblico, beccandosi le accuse di essere un film maschilista e fobico nei confronti dei cambiamenti di sesso, solita utilissima “polemica” legata ai film come ormai ne nascono fin troppe in rete.

Pazzesco, perché nel casting del film abbiamo un'attrice mascolina (per di più latina!), un’altra come Sigourney Weaver che qui risulta più androgina che mai, visto che per tutto il film, si diverte a sfoggiare cravatte, gilet e completi di uomo, risultando comunque perfetta. Ma se volessimo proprio dirla tutta, nel film troviamo anche l’interesse amoroso di Frank, una bionda bisessuale con un nome da uomo come Johnnie, interpretata da Caitlin Gerard. No, sul serio, tutto si può dire di questo film, ma non che non prenda a schiaffoni il tanto chiacchierato “Gender”.


"Tutta questa confusione sessuale non c'era nemmeno quando ero inseguita da alieni dalla testa fallica".
Non trovo nemmeno scandaloso che “The Assignment” assomigli così tanto come tema a “Johnny il bello”, molti autori con la “A” maiuscola spesso ritornano sui loro temi preferiti più e più volte, vedendo le cose dalla poltrona comoda dell’anno 2017, viene quasi da pensare che “Johnny il bello” fu la risposta di Walter Hill alla sceneggiatura di “Tomboy” abbandonata nel 1978, il problema, però, è proprio questo: visto oggi, “The Assignment” sa troppo di già visto e, soprattutto, i muscoli cinematografici del Walter Hill del 2017, non sono guizzanti come quello del se stesso di qualche anno fa. Purtroppo.

La storia di “The Assignment” risulta inutilmente pasticciata, i continui salti avanti e indietro nel tempo del racconto si vede che sono messi lì per confondere le acque, un tentativo di far guardare altrove il pubblico, fatto da un prestigiatore con dita non più così allenate. Ho trovato buffissimo, vi giuro da spanciarsi, il fatto che molti critici seri (non i cazzari come me) abbiano paragonato le dissolvenze, i cambi di scena e gli inserti disegnati a cartoni animati del film, come un tentativo di Walter Hill di scimmiottare il “Kill Bill” di Tarantino. Ma scherziamo? A parte il fatto che al massimo è Tarantino che è cresciuto nel mito di Walter Hill e poi si tratta di un'altra trovata di continuità artistica da parte del regista californiano, la versione estesa de “I Guerrieri della notte” proiettata ad un Torino Film Festival di un’era geologica fa, sfoggiava già inserti a cartoni animati, voluti da Hill per sottolineare la dimensione non realistica della storia, quindi vi assicuro che mi sono fatto della gran risate leggendo tali panzane, piuttosto bisognerebbe dire che a volte Hill esagera, serviva davvero aggiungere il “BANG!” quando Frank punta la pistola alla telecamera della sua video-confessione?


"Dite Cheeeeeese".
Più in generale: perché inserire proprio tutta la scena della video confessione, con Michelle Rodriguez ripresa in bianco e nero che racconta al pubblico la sua storia? Perché un assassino in cerca di vendetta che vuole restare invisibile, dovrebbe registrare tutto su nastro? Una scelta poco ispirata (e poco logica) per adattare la voce narrante del fumetto ai meccanismi del cinema.

Ma è davvero mancato qualcosa a livello di ispirazione nel passaggio della storia dalla carta al grande schermo, Hill ci chiede di partire dal presupposto che per un assassino come Frank, ritrovarsi senza pappo, sia peggio che essere ucciso, al pari di quando ci chiedeva di credere che New York fosse popolata da bande giovanili in guerra tra loro, ok sta bene, posso accettarlo. Quello che risulta meno credibile è che Frank voglia vendicarsi della dottoressa che lo ha reso donna, ignorando quasi completamente quello che si scopre essere il vero mandante dell’operazione chirurgica non autorizzata.

Inoltre, la sceneggiatura non si occupa mai di mostrarci cosa prova Frank nel risvegliarsi in un corpo di donna, tutta la disperazione del personaggio che vediamo è frutto del talento di Michelle Rodriguez e qui lo dico e non lo nego: non era così brava dai tempi dell’ultima volta che è stata protagonista assoluta di un film, ovvero il bellissimo Girlfight, uscito ormai diciassette anni fa.


Non facciamo passare altrettanti anni per un altra prova così, ok?
Roba da mangiarsi i gomiti, perché se il film fosse stato un po’ più curato, questo avrebbe potuto essere magari il primo capitolo di una serie di film dedicati a Frank Kitchen, ma soprattutto uno di quei ruoli spartiacque che cambiano l’andamento di una carriera, perché sul serio la Rodriguez qui è perfetta, ci crede tantissimo e ha la faccia, la “cazzima” e il fisico per risultare credibili sia da uomo che da donna.

Bisogna dire che la scelta di non prendere un attore (maschio) per la parte di Frank prima dell’operazione è rischiosa e non paga i suoi dividendi, nei primi cinque minuti di film è impossibile non pensare “Ma perché Michelle Rodriguez va in giro con una barba finta?”, nemmeno il finto petto (e pene) villoso non aiutano la credibilità generale. Se il personaggio funziona è davvero solo grazie a Michelle che cammina come un uomo e s'inventa un linguaggio del corpo tutto maschile che ti ricaccia in gola ogni possibile risata.


Quel proverbio sulla donna barbuta continua a trovarmi ben poco d'accordo.
Nei panni femminili funziona ancora meglio, il che è incredibile perché sono quelli in cui la Rodriguez dovrebbe recitare di meno, invece è perfetta, sembra proprio un uomo che non ha idea di come si stia dentro un corpo femminile, esce in strada senza curarsi delle sue nuove curve perché non è abituato a schivare gli sguardi laidi degli uomini e per tutto il tempo ‘ste poppe poi sono un problema, lo rallentano, lo rendono un assassino meno letale, fino al momento in cui non ne capisce il pieno potenziale come “Armi di distrazione di massa” e tutto questo, lo dobbiamo solo a Michelle, ahimè non supportata da una trama all’altezza della sua prova.

Possono essere più efficaci di due 45 automatiche.
Che poi è quello che si potrebbe anche dire di Sigourney Weaver che è il secondo nome in cartellone (e la prima collaborazione con Walter Hill dai tempi proprio di Alien), quindi ci sta che abbia più minuti degli altri, peccato che il suo personaggio della dottoressa un po’ artista e un po’ filosofa, snoccioli un quantitativo di dialoghi spesso inutili (con omaggi poco centrati a Poe e Shakespeare), tutta roba troppo verbosa che fuori dal fumetto non funziona di cui, però, non ti perdi una sillaba, solo perché ogni volta che viene inquadrata Sigourney si mangia la scena. In un mondo ideale, questo film sarebbe uscito nel 1978, lei sarebbe stata la protagonista ed ora lo ricorderemmo tutti come uno dei tanti film fondamentali di Walter Hill.

Sempre la numero uno, anche con le mani legate dietro la schiena.
Invece, mentre sei lì che vuoi sapere tutto della vendetta di Frank Kitchen, Walter Hill perde tempo ad introdurre nella trama Poncho, il Pittbull che Frank salva per… Boh? Per dimostrarci che anche i cani usati nei combattimenti sono buoni? Un'esplosione emotiva dovuta agli ormoni femminili che Frank è costretto ad assumere? Non si sa, ma per quanto io ami i cani, i minuti se ne vanno e la trama non procede.

Il finale mi è sembrato frettoloso, quando Frank scopre che Johnnie di mestiere fa l’infermiera, io due domande me le sarei fatte, ma il film procede solo grazie ad uno spunto di partenza molto interessante e a due attrici in gran spolvero, perché a mancare purtroppo è proprio Walter Hill.


"Sì, sono un cane, ma a differenza vostra sono stato diretto da Walter Hill. Raccogliete pure la mia cacca adesso".
Le mutazioni del corpo cambiano inevitabilmente anche il comportamento, se vi ritrovaste una mattina con la velocità di Usain Bolt, oppure l’elevazione del Michael Jordan dei tempi migliori voi non le utilizzereste? Non ci sarebbero dei cambiamenti in voi come accadeva a Johnny (il bello) nel film precedente? Purtroppo, tutto questo manca in “The Assignment” e mancano anche le scene d’azione davvero convincenti. Penso sempre che i film vadano giudicati senza pensare al nome del regista, se non avessi riconosciuto le note del solito mitico Ry Cooder e non avessi letto “Directed by Walter Hill”, avrei pensato ad un volenteroso esordiente, magari con prospettiva, ma ancora tutto da fare e, credetemi, non è facile ammetterlo perché davvero Ruggero Collina è nell’empireo del Cinema per me.

Riuscito o meno, un altro degli eroi ai margini di Walter Hill.
In ogni caso grazie soprattutto alle due bravissime protagonista, “The Assignment” merita un occhiata, si attesta tranquillamente tra i film minori di Walter Hill, che a questo punto dovrebbe decidere se quel ritiro dal cinema è definitivo oppure no, come ha dimostrato con i suoi fumetti, le idee non gli mancano, quello che latita è il “Ritmo partita” per usare un’espressione cestistica, in ogni caso poco importa, anche se il film non è completamente riuscito non perdo un millimetro della stima che ho per Walter Hill, un giorno da queste parti ne parleremo diffusamente, garantito al limone.

24 commenti:

  1. Ma ci sarà un motivo per cui uno spietato killer si chiama Frank Cucina? Cambia nome quando diventa donna?
    Domanda: come mai Hill lo chiami Ruggero?

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    1. Me lo sono chiesto anche io, ero quasi tentato di pensare che fosse un’altra stoccata di Hill ai cliché uomo/donna, purtroppo da donna il personaggio non si fa chiamare Frank Cambio olio, ma nemmeno Frank Champions league, quindi la teoria non regge.

      In amicizia, Walter Hill sarebbe Gualtiero Collina, ogni tanto lo chiamo anche così, ma non so perché mi suona meglio Ruggero ;-) Cheers

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    2. Forse perché Ruggero ti sa da leone ruggente mentre Gualtiero più da esperto gastronomico.

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    3. In effetti sembra un nome da cuoco, però a guardarlo il buon Walter ha sia la faccia da Ruggero che da Gualtiero, un leone da cucina ;-) Cheers

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    4. :D :D Leone da cucina che cambia olio, sperando che non usi per il fritto quello della macchina!

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    5. Eheh almeno se la frittura dovesse risultare pesante avremmo una spiegazione ;-) Cheers

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  2. Questo film non mi attira granché, ma nel frattempo mi hai rivelato che esiste una versione estesa de I guerrieri della notte... La voglio!

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    1. Devi cercare la versione “Director’s cut”, non è molto diversa da quella che conosciamo, ha giusto un epico inizio con il vocione di Walter Hill che ci parla dei soldati greci che cercano di tornare a casa nel 400 e qualcosa AC, che poi sfuma a cartoni animati sui Guerrieri di Coney Island.

      In più ogni tanto alcuni cambi di scena sono gestiti inserendo didascalie in stile fumettistico tipo “Meanwhile” e in alcuni passaggi i personaggi, appaiono come se fossero disegnati, attraverso una tecnica tipo rotoscoping, buona caccia ;-) Cheers

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  3. L'avevo adocchiato ma non mi convinceva. Walter Hill é stato un grandissimo ma saranno 30 anni che non fa un film come si deve (Danko?). La Weaver é la numero unissimo da anni e nel mio film ideale un posto nel cast ce l'avrebbe sicuramente, ma anche lei miracoli non può farne. Michelle Rodriguez (Girlfight a parte) ha sempre fatto la spalla e cucirle un film addosso di questi tempi non mi sembra la scelta più saggia da fare. Da quanto scrivi é bravissima e mi dispiace che la sua prova migliore sia per questo filmetto.
    Hill, ti si é voluto bene da matti ma non rovinare tutto per favore. Lo guarderò ma non al cinema.

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    1. Non è mai facile vedere un film meno (o poco) riuscito di un mostro sacro come il Sig. Collina, merita comunque un occhiata per la follia del soggetto e per le protagoniste, la Rodriguez è davvero pazzesca, scelta rischiosa che paga tutti i suoi dividendi però.

      A me piacciono molto anche “Geronimo” (anche per motivi affettivi) e l’ottimo “Ancora Vivo” che ho sempre trovato fighissimo. Non getterei via nemmeno “Undisputed” anche solo per aver dato il via (indirettamente) al mito di Yuri Boyka. Cheers!

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    2. Entrambi sono film western e di norma lo scarto a priori perché parto prevenuto (salvo capolavori clamorosi come Gli Spietati ad esempio). Perfino i classici di Leone mi trovano alquanto freddino. Però sono disposto a dargli un'occasione ad entrambi se mi giuri e rigiuri che sono meritevoli.
      Undisputed l'avevo scordato, quindi posso metterlo tra i film di Hill da salvare.

      Il mio capolavoro indiscusso di Hill però rimane "Chi più spende più guadagna". Sarà che ci sono troppo affezionato ma lo adoro!

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    3. Il western per me è il Re dei generi cinematografici, “Geronimo” è molto figo funziona come biografia del personaggio. “Ancora vivo” è a metà tra un western e un film di gangster, di fatto è la versione di Walter Hill del classico di Akira Kurosawa “La sfida del samurai” (Yojimbo) con Toshiro Mifune (già rifatto più o meno ufficialmente da Sergio Leone con Clint Eastwood nello stesso ruolo in “Per un pugno di dollari”) per farla ancora più facile: Bruce Willis arriva con fedora, 45 automatiche e faccia da bulldog in una città piena di cattivacci tipo Christopher Walken e David Patrick Kelly, volano pallottole a ripetizione. Brutto? ;-)

      Tra quello e “Mississippi Adventure”, Walter Hill ci ha regalato un sacco di titoli del cuore ;-) Cheers!

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  4. Da tempo aspettavo la tua recensione e ovviamente concordo: mai avrei detto che c'era Walter Hill sulla sedia del regista, se non fosse scritto nei titoli. (Che sia uno scherzo o magari un omonimo???)
    Il fumetto è una bomba assoluta, semmai uscirà in Italia te lo consiglio assolutamente. Perché ha i ritmi e gli equilibri giusti, anzi perfetti: il film svacca tutto perché la Weaver sicuramente avrà preteso più spazio. La dottoressa nel fumetto è un semplice io narrante in camicia di forza che appare ogni tanto e si riserba il colpone di scena. Nel film invece sproloquia a caso e sfoggia abiti di marca senza il minimo motivo plausibile: un errore di sceneggiatura che da Hill potevamo anche sperare di evitarlo.
    Davvero un film che non rimarrà, ed è un peccato...
    Ah, ma se il cinema è la settima arte e il fumetto la nona... qual è l'ottava? Me ne sono persa una per strada :-D
    P.S.
    Se ti capita, ti consiglio la madre di tutte le storie di vendetta taglierina: "Tarantola", uscito per Einaudi. Sono più che convinto che Hill l'avesse ben presente quando ha scritto la sua storia, anche perché è un capolavoro di cattiveria inarrivabile.

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    1. Ci ho messo un po’ ma sono arrivato ;-) Cerco sempre di valutare i film per quello che sono, prima della filmografia di cui fanno parte, qui purtroppo il punto debole è proprio Walter Hill… Fitta al cuore.

      Lo cercherò sicuramente, magari sarà più facile in lingua originale, dubito che arriverà mai nelle nostre edicole e fumetterie. Deve essere andata per forza così, non ha senso tutto quello spazio dedicato all’esecutore, e così poco al mandante, e anche tutti i salti temporali, sembrano stare lì per distrarre il pubblico.

      Un peccato anche perché la Weaver è brava, ma la Rodriguez è fenomenale, non è certo a te che devo spiegarlo ;-)

      Ottima domanda, me lo sono sempre chiesto anche io, perché il fumetto sia ancora una volta finito a fare il fanalino di coda. Non è chiaro ma l’ottava qualcuno sostiene siano i videogiochi, ma è certo che se anche fosse l’arte di fare bolle di sapone, il fumetto arriva dopo! ;-)

      Mi intrigava “Tarantola” da quando ho letto il tuo pezzo, amo molto questo tipo di storie, colpa di quella bomba di “Occhi senza volto”. Lo cercherò, sono sempre alla costante ricerca del prossimo libro da leggere. Cheers!

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    2. Da quel che risulta a me l'ottava arte è la fotografia. Quindi ci sta tutta che il fumetto sia la nona, visto che la fotografia può essere considerata una sorta di passaggio intermedio con il cinema.

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    3. L’ottava? Davo per scontato che fosse tra le prime sette, però hai ragione è la fotografia, e ha pure una sua logica. Mi sa che sono più forte sui nomi dei sette nani ;-) Cheers

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  5. Non è il mio genere, ma due attrici così mi fanno sempre tentennare.

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    1. Se posso aiutarti a farti cedere al lato Walter Hill della forza, posso dirti che loro due sono anche la parte migliore del film ;-) Cheers

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  6. Ricordo caro Bara Volante bene solo " TomBoy" del tuo Ruggero, ma molte altre pellicole che hai nominato non sapevo neppure fossero dirette da lui...
    Radiata all'istante?
    Perdonatemi , sono in fase di malattia....
    Già di per se la Weaver è una garanzia, quindi se dopo i mille esami medici che devo fare appena uscita da quell'orda di assassini chiamati medici,(perdonami papà) vado a vederlo!
    Grazie e buona serata..
    Bacionissimo
    Ogni animale in film americani dee essere salvato anche se ridotto una polpetta, a differenza degli umani....

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    1. Occhio perché “Tomboy” è questo film con il suo primissimo titolo, magari ti confondi con un altro film dal titolo simile. Perdonata, fai sempre in tempo a recuperarli tutti i suoi film, ne vale la pena ;-) Sui cani con me sfondi una porta aperta! Cheers

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  7. Tanto amore per il Walter Hill, ma... l'ultimo film degno del suo nome risale a quando? 30 anni fa?

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    1. Direi la fine degli anni ’90, considerando che da allora è stato relegato alla televisione e ai fumetti, come accade troppo spesso, i veri Maestri del cinema non trovano fondi per farlo davvero il cinema.

      Qui sfoggia della ruggine vero, ma ho in mente un paio di nomi di registi molto più in voga di Walter Hill, di cui potremmo farci la stessa identica domanda ;-) Cheers

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  8. apetto con anzia la recension di un film che ho visto 170 volte

    DANKO!!!
    NATO STANCO

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    1. Ancora oggi se uno tra mio padre oppure io, dice “Danko”, l’altro risponde di getto “Nato stanco” (storia vera). Cheers

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