giovedì 20 luglio 2017

Sistemo l’America e torno (1974): Quasi amici (Arrivederci signor Villaggio)


Lo scorso 3 Luglio, il 2017 ci ha portato via anche Paolo Villaggio, comico che è riuscito a strappare a tutti noi una risata. Con lo spettabile contributo della nutrita cricca di blogger cinefili abbiamo messo su un lungo omaggio che si dipanerà tra più blog, procedendo di titolo in titolo, con l’unico obbiettivo di rendergli omaggio.


Quando si parla di Paolo Villaggio, il primo nome che viene d’istinto di urlare è FANTOZZI (vaccìù wari ah), ecco, poi, magari troverete qualche futurista pronto a citarvi Fracchia. Avrei potuto passare direttamente a scrivere di uno dei film del ragioniere senza nemmeno bisogno di ripassarlo prima, abbiamo tutti quelle ottantasei o ottantasette citazioni tragicomiche da mandare a memoria, ma considerando che ho molto amato anche i libri originali scritti da Villaggio, in cui Fantozzi faceva il suo esordio, avrei rischiato di divagare davvero troppo.

Quindi, ho preferito riscoprire un film di cui ho sempre sentito parlare e che non ero mai riuscito a vedere, ovvero “Sistemo l’America e torno” scritto e diretto da Nanni Loy, anche per un’altra ragione, di riffa o di raffa il film tratta l’altro grande argomento che mi sta molto a cuore: la pallacanestro.


"We! Ma vuoi vedere che quel pirla del Cassidy adesso ci rompe i maroni con un'altro post sul basket?".
Lo so che può sembrare strano, ma questo strambo Paese a forma di scarpa (intento a calciare un pallone impersonato dalla Sicilia), che giudica tutto secondo il parametro “Era rigore!”, oppure del “No non era rigore cornuto!”, ha sempre avuto una sacco di appassionati di basket, nel 1974 a vincere lo scudetto fu la Ignis di Varese, di Dino Meneghin, ma la tradizione di avere grandi campioni, anche provenienti dalla patria dove James Naismith (sempre sia lodato!) inventò il giochino, era consuetudine. Un’ottima tradizione che è continuata per tutti gli anni ’80 e una pezzo dei ’90, ancora mi ricordo uno dei più bei derby bolognesi di sempre quello del clamoroso fallo di Dominique Wilkins e del canestro (da quattro punti) di Sasha Danilovic.

Paolo Villaggio qui interpreta Giovanni Bonfiglio, il suo lavoro? Quello che ha fatto per anni anche l’avvocato Federico Buffa prima di diventare commentatore: andare negli Stati Uniti e portare campioni per il nostro campionato. Quindi, da Busto Arsizio con furore (e tanta voglia di tornare a casa) Bonfiglio vola alla volta del nuovo mondo, sulle ali delle tante care parole del “Padrun” della squadra che lo maltratta telefonicamente per tutto il tempo della sua trasferta (“Pronto non sento, è caduta la linea” , “Bonfiglio di puttana!” , “E’ tornata”).

"Che tempo da lassù dalle sue parti?".
L’obbiettivo del viaggio è Ben Ferguson (il modello e attore a tempo perso Sterling Saint Jacques, intravisto anche in Occhi di Laura Mars), super campione che non sbaglia mai un tiro e non sbaglia davvero mai nemmeno quando non è sul parquet di basket, una delle gag ricorrenti è proprio vedere Ben fare canestro ovunque, anche lanciando i biscotti da ragguardevole distanza, dritti nella tazza dell’agognato caffelatte di Bonfiglio.

Un anno prima di potare il ragionier Fantozzi al cinema nel 1975, Paolo Villaggio è ancora un attore non così strettamente legato al suo personaggio più celebre, quindi ancora non legato al suo successo e al dover ripetere le gag e le dinamiche che lo hanno reso famoso. Però, il suo Paolo Bonfiglio come il suo personaggio più celebre, mette alla berlina molti dei nostri tick, fa ridere (ma nemmeno poi così tanto) che tante delle caratteristiche dell’Italiano all’esterno targato 1974, siano ancora le stesse di quello dell’anno di grazia 2017.

Mossa disgraziata da Italiano in vacanza: Ordinare la pizza per poi lamentarsi che fa schifo.
Bonfiglio non parla una parola di inglese, la maggior parte del tempo comunica a gesti ed ogni volta che si deve presentare è un dramma, anche perché lo Yankee che gli pronuncia il nome meglio, se ne esce con un drammatico “BonFAIGLIO”, sottolineato da Villaggio con un “Perfetto!” uguale a quando commentata il riso freddo della moglie Pina.

Non aiuta nemmeno che lo spelling del suo nome, sia un’altra maratona ("Come cacchio la dite voi la I, AI come AImola!"), per fortuna Ben è preparatissimo e in vista del suo viaggio in Italia ha studiato la nostra lingua, cosa che facilita un po’ Bonfiglio, se non fosse che Ben, come tutti i campioni, è leggermente iperattivo, ecco.

Iperattivo specialmente in campo politico, sì, perché Ben è membro della Pantere Nere e in un attimo Giovanni per non perderlo d’occhio e convincerlo a prendere il volo per l’Italia, si ritrova nel bel mezzo dei drammatici scontri di Detroit degli anni ’70.


"Chi è 'sto bianco che ti porti dietro?" , "Nessuna credo faccia il ragioniere, tranquillo".
Se i dialoghi filano e funzionano piuttosto bene, a Nanni Loy la pallacanestro pare interessare il giusto, il viaggio a tappe “On the road” (per dirla all’ammeriGGGana) di Giovanni e Ben diventa un’occasione per il regista per mostrare la gloriosa America attraverso gli occhi di un italiano medio, razzista e pure un po’ omofobo, che del Paese a stelle e strisce non ha mai subito il fascino.

Lo stile di Loy a tratti è quasi documentaristico, il regista ci mostra gli Hippy per strada, ma anche quanto in un Paese così grande, si possa essere incredibilmente soli, come il senzatetto senza qualche rotella che regala mucchi di giornali vecchi a Bonfiglio, solo per avere qualcuno con cui scambiare due parole.


Traspare chiaramente l’impegno politico di Nanni Loy che, probabilmente per far arrivare il suo messaggio, in certi passaggi calca anche un po’ troppo la mano, di certo “Sistemo l’America e torno” non risulta crudo e diretto come “Detenuto in attesa di giudizio” (1972), ma ho apprezzato moltissimo il resoconto dolce amaro di un'amicizia nata tra due opposti, all’ombra di un Paese da cui spesso abbiamo importato grandi giocatori e qualche volta brutte abitudini.

Sì, perché Ben prima di partire ha un po’ di faccende da chiudere, tipo un divorzio dalla moglie che porta tutti a Reno e poi i saluti alla famiglia che, invece, si trova giù a New Orleans, qui una delle scene più esplicite del film (tagliata nei primi passaggi televisivi del film), dove Ben gonfia di sganassoni la sorella, colta durante l’ignominioso atto di stirarsi e tingersi di biondo i capelli, un tradimento della sua razza che per citare un'altra frase tipica di Villaggio, fa leggerissimamente incazzare come una bestia Ben.

"The Hangover" ma con giusto qualche anno di anticipo.
Alla fine è una delle storia più vecchie del mondo: il bianco e il nero che superano le differenze e diventano amici scoprendosi più uguali di quello che non avrebbero mai pensato (bellissime le telefonate notturne di Ben a Giovanni, che lo tiene aggiornato sulla sua percentuale di gradimento, dopo l’ennesima bravata). Di fatto, è “Quasi amici” (2011) solo una quarantina scarsa di anni prima, eppure funziona, proprio perché Villaggio sfoggia la mimica giusta, i dialoghi sono azzeccati e i battibecchi tra questa strana coppia strappano anche la risata.

L’ultima tappa del viaggio prevede la partita di Atlanta che Ben vuole giocare a tutti i costi con la sua squadra, questi sono gli unici momenti di basket veri del film anche se Nanni Loy li dirige tutti da bordo campo come se fosse la diretta di una partita, salvo qualche primo piano su Ben impegnato a illuminare il tabellone segna punti come un albero di Natale, almeno fino al momento in cui interrompe la partita per un annuncio.


Grossomodo questo è tutto il basket che vedrete nel film, giusto per darvi un'idea.
Qui il messaggio è chiarissimo, in America i “Fratelli” sono importati per vincere nello sport, ma fuori dal campo non hanno diritti, chissà se prima di dirigere “He got game” nel 1998 Spike Lee è andato a rivedersi questo film? Perché il senso è lo stesso e Lee da grande appassionato di cinema degli anni ’70 potrebbe anche conoscerlo. In ogni caso, la reazione del pubblico è un lancio di bottiglie di vetro (Chiara Appendino non approverebbe) degno di “Vooooi siete i Good old boys?”, ma con risultati molto meno comici.

Quel finale malinconico in puro stile Villaggio.
La chiosa finale del film e di questo mio post è tutta per Paolo Villaggio: perfetto nel recitare anche gli scarti tra comico e malinconico del film (“Ma che, piange perché Pulici ha sbagliato un rigore?"). Mi ha fatto piacere salutare il signor Villaggio, con una testimonianza del suo talento, anche fuori dai panni in cui tutti lo conosciamo.

Ciao Paolo, ci vediamo nei film...

Ecco il calendario completo, buona lettura!

24 commenti:

  1. Questo non è mai capitato di vederlo neppure a me. Se avessi dovuto partecipare all'iniziativa, la mia scelta sarebbe probabilmente caduta sul coevo "Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno" di Luciano Salce.

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    1. Ero curioso di vederlo anche per la componente cestistica, devo dire che mi è piaciuto, ecco, quello è un altro titolo che mi manca ad esempio, dimostrazione che oltre a Fantozzi Villaggio ha fatto anche altro. Cheers

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  2. Per favore, recupera anche "Alla mia cara nel giorno del suo compleanno" di Salce. Villaggio NON Fantozzi al top...

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    1. Grazie per la dritta, finito dritto nella lista delle cose da vedere, gracias! ;-) Cheers

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  3. Ammetto che questo film non solo non l'ho mai visto, ma nemmeno sapevo della sua esistenza. Credo lo cercherò e lo guarderò, anche perché il basket era una mia passione giovanile.

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    1. Spero che ti piacerà, i due protagonista hanno una buona chimica, i dialoghi scorrono e l’atmosfera dolce/amara funziona, per non contare l’elemento Basket che è un bel magnete per noi cestisti ;-) Cheers

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  4. Film visto veramente nel secolo scorso di cui ricordo poco o nulla (c'è una gag ricorrente in cui Villaggio/Bonfiglio deve continuamente farsi fare moneta di 5 dollari? O mi confondo?) però mi hai dato un flash con la scena dello spelling che avevo completamente rimosso!

    Sono contento che Villaggio venga ricordato con questa vostra bellissima iniziativa anche per personaggi e film minori e non solo per il duo Fantozzi/Fracchia. Villaggio é stato un bravissimo attore, peccato che un po' per pigrizia sua (lo ha ammesso in svariate interviste), un po' per contratti, é sempre stato relegato a fare quelle 3-4 gag trite e ritrite.

    Tr i miei film "minori" preferiti di Villaggio metto: "Dove vai in vacanza?" con la tragicomica battuta di caccia per frodare i Loyds di Londra ma soprattutto "Quelle Strane Occasioni" quando fa l'Italian Superman superdotato in Svizzera. Amarissimo.

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    1. Si ricordi bene, per accedere ai bagni pubblici a pagamento, non ha mai la moneta necessaria, ma solo i soldi in carta che non riesce a farsi cambiare. Ci sono un paio di gag ricorrenti specialmente nella parte iniziale che funzionano, sono simpatiche e rendono bene l’idea dell’Italiano all’estero.

      Villaggio tendeva parecchio (tanto) a ripetersi, anche per quello ho preferito scegliere questo film, me lo ricordo “Quelle strane occasioni”, ecco quello è un altro ottimo esempio ;-) Cheers

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  5. Mado', che hai ripescato! Ero piccino piccio' quando lo vidi in TV (penso proprio fosse la RAI), convinto che fosse un "film da ride". Mia madre cercò di mettermi in guardia, che non era Fantozzi, ma non le diedi retta: ovviamente aveva ragione e non c'era niente da ridere (almeno per un bambino). Credo di non averlo più visto, da allora...

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    1. Visto? Questo era in fondo alla faretra, in attesa di essere ripescato ;-) Davvero Fantozzi non ha cittadinanza qui, in alcuni momento si ride, in altri non si ride proprio per nulla, malinconico come solo certe commedie italiane degli anni ’70 riuscivano ad essere, mi ha fatto piacere vederlo. Immagino che la mia ehm, copia regolarmente acquistata da Amazon, risalga proprio alla messa in onda della Rai di allora. Cheers

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  6. Lo vidi circa 10 anni fa... Forse di più.
    Era estate, mi trovavo in vacanza. Mi ricordo che era domenica, lo davano su Rai3 nella programmazione pomeridiana. Mi aspettavo il solito film comico di Villaggio, invece lo trovai molto serio. Mi lasciò sorpreso!

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    1. In effetti qui Villaggio funziona alla grande proprio perché fa qualcosa di diverso dal solito, anche se in qualche modo coerente. A me ha colpito il fatto che sia una specie di “Quasi amici” con più politica e meno Earth, Wind & Fire ;-) Cheers

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  7. Il film non l'ho visto, però bell'Omaggio Globale. ;)

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    1. Non abbiamo badato a spese ;-) Cheers

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  8. Non l'ho mai visto nemmeno io questo film e sinceramente non sapevo che Paolo Villaggio avesse partecipato ad un film dedicato al basket. Comunque un ottimo omaggio!

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    1. In effetti il basket è più che altro un espediente narrativo, ma per me l'accoppiata era davvero irresistibile, ti ringrazio! Cheers

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  9. Sempre avuto pensieri ambivalenti riguardo a Villaggio, di cui conosco praticamente solo Fantozzi, personaggio che fa ridere ma poi fa subito dopo pensare a cose a cui non vuoi pensare.
    Villaggio era molto più profondo di quanto volesse far vedere, e questa è un'ovvietà.

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    1. Sarà ovvio ma anche la sua forza più riconosciuta, per altro una proprietà mica male, meglio di chi vuole apparire profondo a tutti i costi, e si anche questa é un ovvietà ;-) Cheers

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  10. Visto piu' di 20 anni fa, proprio non riesco a ricordarmi nulla, a parte che mi aveva deluso in quanto non puramente comico.
    Sara' che con Villaggio ho sempre avuto pessimi rapporti (no, Fantozzi non riesce nemmeno a farmi sorridere. Mai.)
    Comunque mi aggiungo al coro di chi richiede una recensione del magnifico "Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno", Un Salce in formissima, degno quasi del miglior Ferreri.
    Dimenticavo, il giocatore nel primo screenshot e' il leggendario Nello Pazzafini, uno dei piu' grandi e riconoscibili caratteristi del cinema di genere italiano, uno che e' passato dai film di Maciste agli spaghetti western, da Fellini agli Squallor. Un gigante (in tutti i sensi).
    Un salutone.

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    1. Infilato nella mia lista di cose da vedere ;-) Ti ringrazio perché non avevo riconosciuto Nello Pazzafini, mi pare di ricordare una puntata di, forse era “Stracult” dedicata a lui. La parte che fa nel film è tutta riassunta nell’immagine del post purtroppo. Cheers!

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  11. Credo di averlo visto da ragazzino, ma ti confesso che lo avevo totalmente rimosso.

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    1. Pensa che io non lo avevo mai visto fino all'altro giorno ;-) Cheers

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  12. Nanny Loy è un regista un po' dimenticato, che bello, oltre ad aver reso un bell'omaggio a Paolo Villaggio, hai anche ricordato un ottimo regista! ;)

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    1. Si lo è davvero, al massimo viene ricordato per il suo lavoro in televisione. Non ho visto tutti i suoi film, ma quelli che mi è capitato di vedere di solito mi sono piaciuti, ti ringrazio mi sembrava una scelta azzeccata per questo omaggio ;-) Cheers

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