venerdì 29 settembre 2017

Kitty Tippel (1975): Sono sempre i soldi ad incasinare tutto


Altro giro altra corsa, ma anche altro gran casino per reperire il film di oggi protagonista della rubrica… Sollevare un Paul Verhoeven!


Già, perché i primi film del regista olandese non sono semplici da trovare, per questo “Keetje Tippel” da noi uscito con il chilometrico titolo in puro stile anni ’70 di “Kitty Tippel… Quelle notti passate sulla strada”, per riuscire a vederlo ho dovuto fare i salti mortali, ma se mi metto in testa di fare una rubrica su un regista non mi ferma più niente, nemmeno il dovermi guardare il film in lingua originale e con sottotitoli ballerini, esperienza davvero interessante, ho imparato che Brood (pronunciato bruuuuud) vuol dire pane, mentre Polozi vuol dire Polizia, poi dicono che non s'impara niente con i film, eh?

Dopo l’enorme successo di critica e pubblico del suo film precedente Fiore di Carne, il nostro Paul Verhoeven si ritrova a subire l’ansia da prestazione che il successo porta con sé, il produttore Rob Houwer vorrebbe da lui un soggetto epico, quindi Paul decide di ispirarsi e dedicare il suo film all’indomabile spirito di Neel Doff.

Sì, perché la Kitty Tippel protagonista di questo film non fa altro che ripercorrere le tappe della vita di Neel Doff. Nata poverissima a metà dell’Ottocento da una famiglia olandese impegnata in continui viaggi tra Amsterdam e il Belgio per cercare di trovare una stabilità economica, la giovane Neel arrivò con più di un sacrificio a raccontare in tre volumi autobiografici la storia della sua incredibile vita, dalla povertà e la prostituzione della giovinezza fino alla nomina per il Nobel alla letteratura.

Con quali mezzi Redmond Barry Kitty Tippel acquisì lo stile e il titolo di Barry Lyndon Neel Doff.
Paul Verhoeven ci racconta il romanzo di formazione di una squattrinata ragazza che scopre se stessa, il suo corpo e il suo ruolo nella società trasformandosi in una ricca nobildonna, per la parte della protagonista gioca sul sicuro scegliendo nuovamente la bella Monique van de Ven, già protagonista del suo precedente successo.

Ad una prima occhiata “Kitty Tippel” potrebbe sembrare la versione in costume della commedia d’esordio di Verhoeven “Gli strani amori di quelle signore” (1971), visto che il mestiere (più vecchio del mondo) delle protagoniste è sempre lo stesso. In realtà, dietro all’apparenza da film scollacciato, Verhoeven fa una riflessione sullo sfruttamento, del corpo femminile e dei lavoratori, scelta che gli ha creato più di un problema con il produttore Rob Houwer, che tutte quelle scene di sinistroidi scioperi in strada che Verhoeven era molto interessato a girare, nel suo film proprio non li voleva (storia vera).

Ma non era nemmeno l’unico problema che Verhoeven ha dovuto affrontare durante le riprese, l’altra questione era molto più terra terra: il fidato direttore della fotografia di Verhoeven, Jan de Bont proprio sul set di Fiore di carne aveva conosciuto Monique van de Ven e da allora i due facevano coppia fissa, sfiga! Il buon Jan non gradiva molto che la sua signora fosse impegnata a girare scene di nudo sul set, insomma senza volerlo Verhoeven era finito in una trama di sesso e gelosia degna di un film di Verhoeven!

Jan de Bont impegnato a marcare stretto la sua Monique.
Per tentare di calmare le acque e completare il film, il nostro Paul chiese l’aiuto di sua moglie Martine, professione psicologa, che sul set diede un enorme aiuto a rilassare gli animi, tenete e mente la signora Verhoeven, la vedremo ancora rispuntare nel corso di questa rubrica.

“Keetje Tippel” non solo esce, ma diventa il più costoso film della storia del cinema olandese, almeno fino all’anno 1977, quando verrà superato da “Soldato d'Orange” diretto da? Bravi, proprio Paul Verhoeven!

Non credo sia un caso che una delle ultime frasi pronunciate dalla protagonista prima della fine del film sia proprio «I soldi trasformano le persone in bastardi», perché il film oltre a mostrarci una riuscita ricostruzione storica di un luogo e un periodo che al cinema si vede poco, l’Olanda dell’800 e qualcosa, è una riflessione sul Capitalismo senza tirar via la mano. Il filo rosso di tutti i film di Verhoeven sono le pulsioni umane, spesso bestiali, in questo senso il pruriginoso (e chilometrico) titolo italiano sembra voler fare di tutto per sottolinearlo.

Sempre di lavoro si tratta, il più vecchio del mondo.
Ma oltre che mettere alla berlina le pulsioni sessuali maschili, il film mena schiaffi pure al Capitalismo, il parallelo tra prostitute e lavoratori è piuttosto chiaro, lo sfruttamento del corpo femminile viene accumunato a quello del proletariato, se le donne in questo sistema esistono quasi esclusivamente per mettere in vendita il loro corpo, l’altra faccia della medaglia sono lavoratori sottopagati e maltrattati dal padrone, come il padre di Kitty (Jan Blaaser) a cui controllano i denti come se fosse un cavallo da soma prima di assumerlo.

L’inizio del film ci fa sentire subito il freddo e la fame della famiglia di Kitty, grazie alla regia precisa di Verhoeven e la fotografia realistica di Jan de Bont ci ritroviamo sbattuti nella stiva della nave in direzione Amsterdam prima e poi in una cadente stamberga soggetta ad allagamenti, dove Kitty si ritrova a vivere con i numerosi fratelli e sorelle, per tacere del cagnetto, che è il primo a lasciarsi in una scena che mi sento di riassumere solamente con “GULP!”, grazie per il calcio sugli stinchi Paul, non ne risparmi una, eh? Grazie!

Bella cosa la famiglia tante bocche da sfamare...
Kitty  ha solo il suo corpo e il suo bel faccino, nell’arco di tutto il film compie un percorso per in cui proprio il suo corpo e il denaro vanno di pari passo, inizialmente è la sorella maggiore Mina (Hannah de Leeuwe) a finire a lavorare sulla strada condotta dalla sua stessa madre (tenete a mente la libertà sessuale olandese che nei film di Verhoeven ha sempre cittadinanza), Mina che non ha certo il fascino di Kitty diventa subito arrogante, perché comunque è grazie a lei se arriva qualcosa da mangiare in tavola, mentre Kitty è deve spaccarsi le mani lavando i panni con la candeggina, costretta a schivare le attenzioni del datore di lavoro che vorrebbe testare le sue capacità, ma non di bella lavanderina.

Non è affatto casuale nemmeno che il film sia costellato di episodi di ribellione proletaria, per ribadire il concetto che il lavoratore, come le prostituta, è costretto a vendersi al padrone per sopravvivere, le due cose vanno di pari passo, quando a Kitty chiedono di cantare, lei intona le note ribelli della Marsigliese cantando con pugno alzato ed è proprio sul posto di lavoro che Kitty perde la sua verginità in un'altra scena in cui Verhoeven non tira via la mano quando è il momento di mostrare dettagli, sesso e violenza, carne e sangue, gran parte del cinema del regista olandese si basa su questo binomio.

Aux armes citoyens, formez vos bataillons, marchons, marchons! 
Nel cinema di Verhoeven le donne hanno sempre un ruolo di forza rispetto agli uomini, che spesso sono solo mossi dai loro istinti e il regista non perde occasione per sbeffeggiarli. Quasi tutti gli uomini del film vedono Kitty solo per il suo corpo, persino Hugo di cui la ragazza s'innamora e che stravede per lei, tanto da prendere a pugni nello stomaco uno dei suoi vecchi clienti, alla fine la molla per sposare una ricca nobildonna. Per altro, Hugo ha la faccia da schiaffi di Rutger Hauer (al secondo film con Verhoeven e il tassametro corre), quindi per una buona porzione di film, ritroviamo gli Olga ed Erik di Fiore di Carne, ma in costume da metà 800.

Verhoeven non perde occasione per sbeffeggiarli, questi uomini, che in preda alle passione smettono di ragionare con il cervello nel cranio e iniziano a farlo con quello nelle mutande, la scena in cui Kitty (un po’ ‘mbriaca) fa le ombre cinesi sul muro, quando improvvisamente qualcuno s'intromette con l’ombra del... Un'ombra a forma di… Beh, diciamo che è una forma piuttosto inequivocabile, ecco!

"Guarda che bello l'uccellino..." (Rumore di una zip che si apre in sottofondo).
L’altro modo con cui Verhoeven si prende gioco dei maschietti è mostrando le loro smorfie e facce vogliose, attraverso i volti deformati e tenete a mente questo dettaglio, perché anche la deformazione del volto è un colpo che Verhoeven ha nella sua faretra e tornerà buona per il resto della sua filmografia.

Anche quando Kitty viene scortata da sua madre sulle strade ad adescare clienti, capisce quanto il suo corpo sia il suo vero potere, Verhoeven implacabile inquadra Kitty che va via con un cliente e subito dopo la vetrina di un macellaio con la carne in vendita. Eppure, il romanzo di formazione di Kitty destinata a diventare una grande scrittrice proletaria passa per la sua vitalità e da questo punto di vista Monique van de Ven è splendida.

"Dove vai carina, non conosci il detto Rutger baffuto sempre piaciuto?".
Il personaggio prende coscienza di sé senza mai rinunciare a quella joy de vivre a cui nemmeno Verhoeven sembra riuscire a rinunciare, malgrado la povertà e il peso di temi assolutamente non leggeri (o da prendere alla leggere) come la prostituzione o le rivolte sociali dei lavoratori, la Kitty di Monique van de Ven, balla, canta la Marsigliese a squarcia gola, si ammazza di Bom Bom al cioccolato nel ristorante francese (divorati come i dolcetti turchi del film precedente), ogni tanto s'incazza e spesso fa sesso, la sua maturazione passa anche attraverso il suo corpo, diventando la musa di un pittore prima e poi finendo per innamorarsi dell’amico Andrè, perché il femminismo non deve per forza essere la negazione della femminilità, tanto di cappello a Monique van de Ven a cui tutto questo riesce con una semplicità irrisoria, a tratti non sembra nemmeno stia recitando, due film di Verhoeven che non conoscevo e due film in cui lei è davvero bravissima.

Fare linguacce con infinita Joie de vivre.
Nel finale Verhoeven punta ancora di più i piedi, portando in scena quella rivolte di piazza di lavoratori esausti che il suo produttore non voleva vedere nel film, un tripudio di Marsigliese, san pietrini contro celerini polizia a cavallo, dove tutto diventa rosso che siano le bandiere dei manifestanti o il loro sangue.

Kitty e il suo fratellino impegnatti a fuggiare dalla Polozi (visto che ho imparato davvero?).
“Kitty Tippel… Quelle notti passate sulla strada” avrà pure un titolo italiano discutibile, sarà anche complicato da trovare (ma vi insegnerà un sacco di parole in Olandese!), eppure è il secondo bel film di Verhoeven che non conoscevo e che mi ha fatto piacere scoprire, che poi in fondo era metà dell’obbiettivo di questa rubrica: scoprire i titoli (per me) sconosciuti del grande regista olandese.

Con estrema coerenza artistica, quell’adorabile anti moralista di Verhoeven mette alla berlina le pulsioni bestiali dell’uomo, mostra le crepe delle società esaltando attrici e curve femminili. No, sul serio, come si fa a non voler bene ad uno così?

12 commenti:

  1. È sempre un piacere leggere articoli come questo! Ricordo che vidi un paio dei primi film di Verhoeven anni fa, forse su Sky, e che mi piacquero molto... Questo però mi manca! A quanto ho capito non è semplicissimo da recuperare, eh? ;)

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    1. Mille grazie gentilissimo! Devo dire che questi primi film di Verhoeven mi stanno piacendo molto, sono uno meglio dell’altro, anche se trovarli è davvero un casino, per questo “Kitty Tippel” ho dovuto fare dei discreti salti mortali, ma ne è valsa la pena ;-) Cheers

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  2. Ottima recensione bis di Verhoeven, ma il gatto viene mangiato? :D.

    Un regista che non risparmia pugni nello stomaco, ma trovo che siano più corretti in film di questo genere, piuttosto che l'eccessiva violenza di alcune scene di Robocop (dove la storia secondo me può andare avanti anche senza troppi eccessi 'splatter')

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    1. Molte grazie! Il cane dici? No non lo mangiato, forse sarebbe stato meno peggio, poi io sono cinofilo oltre che cinefilo, non ti dico un calcio in faccia! ;-)

      Esplorando la porzione olandese della filmografia di Verhoeven, ti dirò che davvero il buon Paul non risparmia scene forti ed alcune anche fortissime eppure lo fa sempre senza moralismi, ma solo per scuotere gli spettatori, insomma un sano (e necessario) sconvolgimento. “Robocop” in effetti alza la posta, ci arriveremo a parlarne ma quel martirio (che mi sembra la parola più adatta), quasi splatter è molto coerente con l’idea di cinema di Verhoeven. Cheers!

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    2. ahhahaahhah pardon, ovviamente era il cane :D

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    3. Figurati avevo capito, per altro ho controllato sul puntualissimo sito "Does the dog die?" (esiste sul serio) questo film non compare, male, dovrebbe esserci! ;-) Cheers

      https://www.doesthedogdie.com/

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  3. Sono lo Zio Portillo. Scrivo così perché non mi partono i commenti... Boh!

    Intanto complimenti per la ricerca e la pazienza di guardare un film olandese sottotitolato in italiano. Poi complimenti per la recensione perché mi hai fatto venir voglia di vederlo. E vendere un film degli anni ‘70 recuperabile solo per vie traverse e pure solo sottotitolato è dura... Quindi bravo Cassidy! (Fatti “caro” sulla testa da parte mia).


    Veniamo al film. Che dire? Da quanto letto Verhoeven è due passi avanti a tutti visto che noi nello stesso periodo mostravamo la Fenech e la Guida dal buco della serratura. Lui nello stesso periodo mostrava la forza del sesso, del corpo e delle donne in un ardito parallelo con la rivoluzione francese. Mica robetta, no? Temi che poi esploderanno fragorosamente a Hollywood 30 anni dopo (il personaggio di Catherine Tramell può essere un’erede della Tippel? Chiedo visto che li hai visti entrambi...).

    Chiudo con una nota personale. Chi è stato in Olanda probabilmente capisce cosa intendo ma la libertà (sessuale e individuale) che si respira in Olanda è qualcosa di unico. E non mi riferisco solo ai Coffee Shop o alle vetrine delle signorine, è tutto l’ambiente che è diverso. Le persone che camminano per strada, le biciclette, le case,... Tutto è unico e... libero. Scusate ma meglio di così non riesco a descriverlo.

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    1. Giuro che non ti ho bannato dalla Bara Volante, giuro, giuro giuro! Dopo controllo ancora ma mi pare che sia tutto impostato come al solito.

      Non erano nemmeno in italiano i sottotitoli, ma mi bruciava non aver trovato “Gli strani amori di quelle signore” non potevo bucare un altro film! Tutti i personaggi femminili di Verhoeven sono le vere forze propulsive dei film di cui sono protagoniste, Kitty scopre il suo “Potere” mentre Catherine Tramell lo conosce già molto (molto) bene, a proposito del suo essere avanti rispetto ad Hollywood, le donne nei film di Verhoeven sono le eroine che l’industria del cinema americano oggi sforna a coppie di due, solo che hanno già scoperto la rivoluzione sessuale, Hollywood ci arriverà probabilmente tra 60 anni! ;-)

      Banalità, è una questione di cultura (la mia quota qualunquismo settimanale me la sono giocata!), a questo proposito occhio alle comparsate della moglie di Verhoeven in questa rubrica, la signora è il mio nuovo mito, sto leggendo cose incredibili su di lei, ho intenzione di seminare queste storielle lungo i commenti proprio per dare il polso di quella libertà che hai ben descritto. Cheers!

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    2. Sai cosa? Oggi sto commentando da cell perché sono a casa dal lavoro (��). Peccato che col nuovo aggiornamento IOS molte funzionalità sono impallate (suoneria, account non riconosciuto,...). Vediamo se correggono.

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    3. Positivo che tu sei a casa e non a lavorare, meno che il tuo telefono non vada, ho capito, gli sgranocchiatori di mele mi stanno boicottando perché non ho parlato bene delle Biopic su Steve Jobs ;-) Scherzi a parte questo aggiornamento sta facendo dei danni, ma penso lo sistemeranno a breve. Cheers

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  4. Ma l'Olanda poi non è uno di quei paesi, come la Svezia, in cui la prostituzione è stata vietata per legge da qualche anno? Mi pare di sì.
    A parte ciò, penso che il film me lo vedrò presto perché in effetti i sottotitoli si trovano, sia in inglese che in francese. La scena dell'ombra me la sono comunque già vista in anteprima, e anche più volte, nei "Racconti di Canterbury" di Pier Paolo Pasolini.
    Ottima recensione, Cassidy, per un ottimo regista, almeno finché è rimasto in Olanda ;-)

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    1. Non ti saprei dire, purtroppo non sono mai stato in Olanda. Fammi sapere il tuo parere sul film m sono io che faccio i miei complimenti a te, perché mi sa che hai davvero beccato l’omaggio di Verhoeven a Pasolini! Chapeau… Tanto con il francese te la cavi sicuramente meglio di me ;-) Cheers!

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